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  • lunedì 19 novembre 2018

Chi è Gian Carlo Blangiardo, che potrebbe diventare presidente dell’ISTAT

Si discute molto del professore che il governo intende nominare a capo dell'istituto nazionale di statistica, per le sue posizioni conservatrici e la sua vicinanza alla Lega

Gian Carlo Blangiardo in un'immagine del 26 agosto 2011 (ANSA/PASQUALE BOVE)

Gian Carlo Blangiardo, professore ordinario di Demografia all’Università di Milano Bicocca considerato vicino a Matteo Salvini, è il candidato alla presidenza dell’ISTAT, l’Istituto nazionale di statistica, scelto dalla ministra della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno. La procedura formale per la sua nomina è stata avviata all’inizio di novembre, ma sia sulle modalità che sul nome scelto sono arrivate diverse critiche, per le posizioni molto schierate e conservatrici che Blangiardo ha mostrato di avere in tema di donne e migranti.

L’attuale presidenza all’ISTAT di Giorgio Alleva, cominciata nel 2014 con Matteo Renzi al governo, è terminata lo scorso 15 luglio; attualmente l’istituto è guidato dal professor Maurizio Franzini, ordinario di Politica economica alla Sapienza, che è anche il membro più anziano del Consiglio, l’organo di indirizzo e controllo dell’Istituto. Lo scorso 8 novembre il Consiglio dei ministri aveva deliberato l’avvio della procedura per la nomina di Gian Carlo Blangiardo, inviandola per un parere alle due commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. Le due commissioni la dovranno approvare con la maggioranza dei due terzi entro il 3 dicembre. Poi, superato questo doppio voto, si passerà alla deliberazione vera e propria, di nuovo in Consiglio dei ministri, e alla firma finale del decreto di nomina da parte del presidente della Repubblica.

Il Sole 24 Ore ha spiegato però che già sulla modalità della scelta di Blangiardo c’erano stati dei problemi. Il suo nome era circolato nei mesi estivi e lui stesso in un paio di interviste aveva parlato della candidatura. Queste anticipazioni «non erano piaciute al Colle», hanno scritto i giornali, e avevano portato a reazioni critiche anche da parte dei sindacati che avevano denunciato la modalità di «chiamata diretta da parte del governo in carica» che violava il regolamento europeo 223/2009, che parla invece di procedure selettive di nomina, trasparenti e basate su criteri di professionalità. «Appare evidente che la proposta di Blangiardo, sul quale sembrerebbe essere stata raggiunta l’intesa nel governo, non è assolutamente coerente con le procedure stabilite dall’Europa per garantire indipendenza e autonomia della statistica pubblica da ingerenze della politica», aveva detto per esempio Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC CGIL, la federazione dei lavoratori della conoscenza.

Queste critiche, aveva scritto sempre il Sole 24 Ore, «avevano indotto la ministra Bongiorno ad avviare una call pubblica per raccogliere manifestazioni di interesse». Ma in realtà non era mai stato comunicato pubblicamente quante candidature erano state presentate entro il termine di fine agosto: e l’8 novembre era arrivata semplicemente la conferma di Blangiardo. FLC CGIL e altri erano dunque tornati a denunciare come la procedura non fosse stata trasparente: «Non è stata pubblicata la lista dei candidati e abbiamo appreso i tre nomi selezionati dalla commissione predisposta dalla ministra Bongiorno dalla stampa. E il fatto che il nome finale sia lo stesso annunciato all’inizio lascia pensare che possa essere stata una mera operazione di facciata». Gli altri due nomi circolati sui giornali erano quelli di Maurizio Vichi (docente di Statistica alla Sapienza) e di Elisabetta Carfagna (ordinaria di Statistica a Bologna).

Gian Carlo Blangiardo è nato nel 1948, e a dicembre compirà 70 anni. Si è laureato in Economia e Commercio presso l’Università Cattolica del S.Cuore di Milano e dal 1998 è professore ordinario di demografia dell’Università di Milano Bicocca; è anche responsabile del settore statistica della Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) per la quale si occupa ogni anno dei dati del “Rapporto sull’immigrazione”, con le cifre su arrivi e presenze. È anche membro dei comitati scientifici di altri enti e istituzioni: dal 2007 del comitato direttivo del Centro Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e del Consiglio scientifico del Forum delle associazioni familiari presso la Cei, per esempio. Ha scritto molti libri e manuali e collabora con alcuni giornali, tra cui Avvenire.

Blangiardo è considerato vicinissimo a Comunione e Liberazione e anche alla Lega su molte questioni: da quelle che hanno a che fare con la libertà delle donne a quelle che hanno a che fare con le migrazioni. Nel luglio del 2017 Blangiardo aveva partecipato all’assemblea programmatica della Lega organizzata da Matteo Salvini a Piacenza e aveva parlato della crisi demografica: tema molto caro a Salvini, al ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, al senatore Simone Pillon e in generale ai movimenti cosiddetti “pro vita”. Come ricorda Il Manifesto, in un articolo pubblicato su Avvenire nel 2013 Blagiardo aveva proposto di calcolare l’aspettativa di vita a partire dal concepimento, equiparando di fatto le interruzioni di gravidanza alla mortalità infantile: «Una diversa elaborazione dei dati sulla sopravvivenza, giustamente orientata ad accogliere il principio che la vita abbia inizio con il concepimento, aiuterebbe a interpretare le dinamiche in atto con doveroso realismo», scrisse. Blangiardo è poi legato al movimento antiabortista “Scienza e Vita”, associazione che riunisce scienziati, professionisti e intellettuali cattolici che, tra le altre cose, al referendum del 2005 si schierarono contro la procreazione medicalmente assistita.

Nel 2008, su Avvenire, Blangiardo prese posizione contro la 194, la legge che in Italia garantisce alle donne il diritto di scegliere se diventare madri oppure no, e di non morire d’aborto: «Sarebbe plausibile attribuire alla 194 il merito di aver ridotto gli aborti, solo se con il passare degli anni dalla sua entrata in vigore le si potesse accreditare una qualche azione di prevenzione. Ma chi si sentirebbe oggi di affermare che è proprio grazie alla legge 194 che si sono potute prevenire più di 100mila interruzioni annue? Verosimilmente, a seguito di una contraccezione più diffusa (…) e, in positivo, anche delle crescenti iniziative del volontariato pro-life che si è prodigato nell’aiutare a risolvere i problemi che inducono ad abortire. Smettiamola di credere, e di proclamare, che la legge 194 abbia meriti per gli oltre 100 mila casi che mancano alla conta rispetto a trent’anni fa. Semmai, ricordiamoci delle sue responsabilità per i 140mila che ancora oggi avvengono».

Nel 2017 sul Sole 24 Ore Blangiardo scrisse un articolo contro lo “ius soli”, il principio giuridico che darebbe la cittadinanza ai minori nati in Italia. Sul Populista, giornale vicino alla Lega, scrisse poi esplicitamente che «L’integrazione si realizza attraverso altre strade, non con la cittadinanza immediata. Questo provvedimento (lo ius soli, ndr) mi sembra una gran perdita di tempo». In un’intervista a Libero, polemizzò con il presidente dell’INPS Tito Boeri negando che i lavoratori immigrati mantenessero in equilibrio il bilancio della previdenza sociale; ha collaborato alla stesura del pamphlet “La grande farsa umanitaria” (in cui dice che «I flussi consentono da anni stanziamenti pubblici miliardari a favore delle lobby del soccorso e dell’accoglienza di Ong») e, spiega sempre Il Manifesto, «nel saggio “Immigrazione. La grande farsa umanitaria”, scritto con l’ex-senatore di AN e oggi viceministro salviniano Giuseppe Valditara e con Gianandrea Gaiani (che insieme a Casapound auspicava un patriottico blitz militare per riportare a casa i marò), propone di distinguere tra un’immigrazione “buona” e “una che rischia di disintegrare le nostre società”».

L’ISTAT è un istituto la cui autonomia e indipendenza sono fondamentali. Diversi sindacati hanno dunque espresso molte preoccupazioni sulla nomina di una persona che ha già «manifestato prese di posizione su temi profondamente delicati della società italiana». Il timore è dunque che la sua nomina mini l’indipendenza dell’Istituto nazionale di statistica.

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