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  • martedì 13 novembre 2018

Haftar c’è, ma non c’è

Il potente militare che controlla mezza Libia è arrivato a Palermo come diversi altri leader, ma ha specificato che non è lì per la conferenza sulla Libia: cosa significa?

Il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte e il comandante libico Khalifa Haftar a Palermo, il 12 novembre 2018 (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Lunedì sera è arrivato a Palermo, in Sicilia, il maresciallo libico Khalifa Haftar, che guida le Forze armate libiche (LNA, la sigla con cui sono più note) e che controlla praticamente mezza Libia. La presenza di Haftar a Palermo, città che sta ospitando un’importante conferenza sulla Libia organizzata dal governo italiano in collaborazione con l’ONU, non era per niente scontata ed era stata oggetto nei giorni scorsi di discussioni e polemiche: secondo molti, infatti, la presenza di Haftar era fondamentale per arrivare a qualche tipo di intesa tra le molte fazioni che stanno combattendo la guerra libica e che controllano diverse parti del paese; era inoltre necessaria per poter parlare di vittoria per il governo italiano, che sulla riuscita dell’evento ha investito molte risorse e credibilità.

Il problema è che Haftar è arrivato a Palermo specificando di non voler avere niente a che fare con la conferenza, a cui invece sta partecipando il suo principale rivale, Fayez al Serraj, che guida il governo libico riconosciuto internazionalmente e che è appoggiato dall’Italia.

Una mappa aggiornata della Libia: i territori controllati dal governo riconosciuto internazionalmente e appoggiato dall’Italia sono indicati in viola; quelli controllati da Khalifa Haftar sono indicati in rosso; quelli sotto il controllo di tribù tuareg sono indicati in rosa (Liveuamap)

Al suo arrivo a Palermo, e dopo avere specificato che era lì solo di passaggio, Haftar si è fatto fotografare con Giuseppe Conte. I due hanno scambiato qualche parola sul palco allestito per la “sfilata” dei vari ospiti alla conferenza e poi hanno continuato a parlare aiutati da un interprete. Haftar si è rifiutato però di partecipare alla cena ufficiale in programma quella stessa sera, dove erano presenti alcuni suoi rivali libici.

In un’intervista data a un giornale libico, Haftar ha specificato di non essere andato a Palermo per la conferenza sulla Libia organizzata dall’Italia e ha aggiunto di «non avere niente a che fare» con i partecipanti all’evento.

Martedì mattina ha incontrato i capi di stato e di governo dei paesi confinanti con la Libia, con cui sembra abbia parlato di immigrazione illegale e della minaccia terroristica proveniente da al Qaida e dallo Stato Islamico (o ISIS). Poi, a sorpresa, ha partecipato a un incontro con diversi leader libici e internazionali, di cui però non sono ancora stati diffusi i dettagli: oltre a Giuseppe Conte c’erano, tra gli altri, il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, il primo ministro russo, Dmitri Medvedev, il presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi e soprattutto il primo ministro libico Fayez al Serraj. Conte, Haftar e Serraj sono stati fotografati mentre si stringevano la mano, una vittoria per lo meno simbolica per il governo italiano che aveva voluto la conferenza.

Il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, il primo ministro libico Fayez al Serraj (a sinistra) e il maresciallo Khalifa Haftar. Palermo, 13 novembre 2018 (EPA/CHIGI PALACE/FILIPPO ATTILI)

È ancora presto per dire se la conferenza di Palermo porterà a qualche risultato tangibile, soprattutto riguardo alla stabilizzazione della Libia e alla convocazione di elezioni nazionali, un tema di cui si parla da diverso tempo. Le modalità della presenza di Haftar a Palermo, però, ci dicono già molto sulle difficoltà di far sedere tutti i leader libici che contano attorno allo stesso tavolo.

Haftar ha scelto di farsi vedere a Palermo per evitare di essere escluso dal gioco politico, ma anche probabilmente per non tagliare i rapporti con l’Italia, il paese europeo che insieme alla Francia è più impegnato in Libia; allo stesso tempo ha voluto partecipare in maniera marginale, senza presenziare per davvero ai lavori della conferenza, per rimarcare la propria distanza verso un evento organizzato da un governo – quello italiano – che appoggia il suo principale rivale, il primo ministro Serraj. Per il governo italiano non si può parlare di vittoria, nonostante la foto della stretta di mano tra Haftar e Serraj: Mohamed Eljarh, analista esperto di Libia, ha scritto che finora tutti i lavori della conferenza sono stati inconcludenti, e che non si è visto alcun desiderio genuino da parte dei partecipanti di fare reali progressi sui temi chiave del conflitto in Libia.

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