(Da "I 39 scalini")

C’è un film che dura 24 ore, e in cui l’ora del film è sempre quella giusta

"The Clock", installazione artistica di Christian Marclay, sarà alla Tate Modern fino a gennaio: chi l’ha visto dice che è particolare e che crea una strana dipendenza

(Da "I 39 scalini")

Da settembre alla Tate Modern, il museo di arte moderna di Londra, si può vedere The Clock: un’installazione artistica che è un film lungo 24 ore fatto da migliaia di pezzi di film in cui si vedono orologi e lancette che segnano sempre l’ora giusta (chiaro? Se non è chiaro ci torniamo tra poco). Visto che la Tate Modern di notte chiude, sono state previste tre aperture straordinarie per permettere di vederlo tutto di fila: una c’è già stata, le prossime saranno il 3 novembre e l’1 dicembre.

Oltre a durare un giorno ed essere un super-montaggio di scene di orologi (digitali e analogici), The Clock ha la particolarità di mostrare sempre la stessa ora che c’è nella realtà, cioè fuori dal film. Il suo regista, l’artista e compositore Christian Marclay, vuole infatti che sia mostrato in modo tale che, se si vede una scena in cui sono le 16.35, siano le 16.35 anche nel museo da cui lo si sta vedendo. Questi sono i tre minuti che dovreste vedere tra le 12.04 e le 12.07.

The Clock è composto da circa 12mila spezzoni diversi di film e serie tv di ogni tipo: ci sono orologi presi da film muti e in bianco e nero ma anche gli orologi di Matrix, Io e Annie, Zoolander e Pulp Fiction. Oltre alle lancette e agli orologi digitali ci sono anche momenti in cui qualcuno, nei film, dice a voce alta un orario.

Il film non è composto ininterrottamente e per 24 ore da scene di orologi. Gli estratti comprendono anche altre scene, montate insieme per ottenere rimandi e richiami tra film diversi: da un’inseguimento d’auto in bianco e nero si passa a uno di pochi anni fa o da una porta che si chiude in una commedia degli anni Novanta se ne apre una in un film degli anni Sessanta, di tutt’altra epoca e tutt’altro genere. Come ha scritto Holly Williams sul New York Times «ci sono sottili collegamenti tra gli spezzoni: il té viene versato in un decennio e bevuto nel film di un altro decennio; una bomba esplode e un petalo spunta».

Williams ha scritto di The Clock dopo averlo visto per intero – quindi per una giornata intera, il 6 ottobre – alla Tate Modern, nella prima delle tre aperture straordinarie. Ha scritto: «Guardare letteralmente le lancette girare per 24 ore può sembrare una tortura. Ma The Clock genera una strana dipendenza, e capita spesso che i visitatori/spettatori restino a guardarlo più a lungo di quanto avevano previsto. È impossibile, guardandolo, non accorgersi del tempo che passa, ma in qualche modo succede». Williams ha raccontato di essere andato al cinema a mezzogiorno e di essersi seduto su un divano Ikea (Marclay vuole che il film sia proiettato davanti a spettatori seduti su divani Ikea) e di aver resistito per gran parte delle 24 ore, dormendo solo un po’ intorno alle quattro del mattino. Il momento del film che va dalle tre di notte alle cinque del mattino è in effetti ancora più particolare degli altri, perché esistono davvero pochi film che si svolgono in quelle ore. Chi ha visto il film racconta che è particolare anche il momento in cui, con l’arrivo della mattina, iniziano a vedersi, e sentirsi, svariate sveglie del cinema.

Per chi non avesse in mente di vedersi tutto il film il 3 novembre o l’1 dicembre, The Clock sarà alla Tate Modern fino al 20 gennaio. Più avanti nel 2019 potrebbe andare altrove: esistono infatti sei copie del film, che dal 2010 (anno della sua realizzazione) fino a oggi sono andate in giro per il mondo. Nel 2011 il film passò anche dalla Biennale di Venezia. Prima di The Clock, Marclay realizzò, nel 1995, un altro video-montaggio che anticipava di almeno un decennio i cosiddetti supercut ora molto diffusi su YouTube e Vimeo. Si chiamava Telephones, era fatto da molti telefoni di altrettanti film e durava solo qualche minuto.