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  • venerdì 5 ottobre 2018

Un giornalista è sparito dopo essere entrato nel consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul

Jamal Khashoggi – critico con il regime saudita – ci è entrato martedì pomeriggio e non ne è più uscito: Turchia e Arabia Saudita litigano su dove sia

Jamal Khashoggi (MOHAMMED AL-SHAIKH/AFP/Getty Images)

Da martedì 2 ottobre non si hanno più notizie del giornalista e dissidente saudita Jamal Khashoggi. Al momento della sparizione Khashoggi, che vive in un esilio auto-imposto negli Stati Uniti, si trovava in Turchia, dove avrebbe dovuto sposarsi con la sua compagna, una donna turca. Martedì è entrato nel consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul per risolvere delle questioni burocratiche e da allora non si hanno più sue notizie. La Turchia sostiene che sia ancora lì, l’Arabia Saudita dice invece che Khashoggi abbia lasciato il consolato e che non sa nulla di cosa gli sia successo dopo.

Jamal Khashoggi è un giornalista saudita che scrive per il Washington Post e che è stato spesso critico verso la politica estera dell’Arabia Saudita, soprattutto riguardo al boicottaggio del Qatar, alla crisi con il Canada e alla guerra in Yemen. Khashoggi, che per anni è stato vicino all’élite politica saudita, decise di lasciare il suo paese per trasferirsi negli Stati Uniti dopo l’ascesa al potere del principe Mohammed bin Salman, nel giugno 2017, che divenne primo in linea di successione al trono di suo padre, Re Salman, che oggi ha 82 anni. Di recente Khashoggi si è schierato contro le campagne di arresti di attivisti e dissidenti politici e le repressioni delle libertà individuali decise da Mohammed bin Salman. Per questo temeva di essere arrestato in caso di ritorno in Arabia Saudita.

Il Washington Post ha scritto che Jamal Khashoggi è entrato nel consolato saudita di Istanbul intorno alle 13.30 di martedì 2 ottobre. Per evitare lungaggini ai controlli di sicurezza, ha lasciato il cellulare alla sua compagna, che lo aspettava fuori. Da allora nessuno ha più avuto sue notizie. Alle 17 la compagna, che per ragioni di sicurezza non ha voluto che venisse pubblicato il suo nome, ha chiamato la polizia: Khashoggi non era ancora uscito e il consolato intanto aveva chiuso.

Le autorità saudite e quelle turche hanno fatto dichiarazioni contrastanti su dove e quando sia sparito il giornalista. Mercoledì Ibrahim Kalin, un portavoce del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, ha detto che dalle informazioni in possesso della polizia turca «il cittadino saudita in questione si trova ancora all’interno del consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul». Il consolato saudita ha però negato questa versione e ha sostenuto che la sparizione sia avvenuta dopo che Khashoggi aveva già lasciato l’edificio. In un comunicato diffuso giovedì mattina, i funzionari sauditi hanno detto di aver appreso della scomparsa dai telegiornali e hanno aggiunto che procederanno con le indagini «in coordinamento con le autorità locali per ricostruire le circostanze che hanno portato alla sparizione di Jamal Khashoggi dopo che ha lasciato il consolato».

La sua compagna e alcuni suoi amici sono convinti che Khashoggi sia stato trattenuto contro la sua volontà all’interno del consolato e temono per la sua sicurezza e incolumità. Il loro timore è che Khashoggi sia stato rapito per le sue posizioni contrarie al regime saudita e che possa essere trasferito illegalmente in Arabia Saudita, un timore di cui aveva parlato Khashoggi nelle ultime settimane, scrive il New York Times. Secondo un amico di Khashoggi, i filmati delle telecamere di sicurezza della polizia turca mostrano che il giornalista non ha mai lasciato il perimetro dell’edificio, mentre alcune automobili del corpo diplomatico saudita sono entrate e uscite dai cancelli del consolato.

Nonostante le riforme volute da Mohammed bin Salman – come quella che per la prima volta ha consentito alle donne di guidare – il regime saudita non ha mai interrotto la repressione dei dissidenti politici. Negli ultimi mesi ci sono stati diversi casi di attivisti, imprenditori ed esponenti del clero arrestati e imprigionati dal regime saudita. Lo scorso inverno si parlò molto degli arresti di massa per corruzione e in alcuni casi gli arresti sono stati fatti all’estero e gli arrestati sono stati poi riportati in Arabia Saudita contro la loro volontà.

La sparizione a Istanbul del giornalista saudita minaccia di deteriorare le relazioni tra Turchia e Arabia Saudita, che al momento si trovano su fronti opposti in diverse crisi della regione mediorientale. In teoria in Siria i due governi sono schierati dalla parte dei ribelli che combattono il regime di Assad, ma negli ultimi anni la Turchia ha assunto un atteggiamento più ambiguo. Il governo turco, inoltre, si è avvicinato progressivamente all’Iran, nemico della monarchia saudita che teme da sempre l’egemonia iraniana in Medio Oriente. Le tensioni peggiori, però, riguardano il caso del Qatar, che dal 2017 è sotto embargo da parte dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti, di Egitto e Bahrein, che lo accusano di sostenere il terrorismo e di essere troppo vicino all’Iran. Il governo turco, invece è tra i primi sostenitori del Qatar.

Il 5 ottobre il Washington Post è stato stampato lasciando in bianco la colonna dove solitamente usciva la rubrica di Khashoggi: al suo posto c’è una foto del giornalista e il titolo di un articolo, “A missing voice”, una voce mancante.