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  • mercoledì 31 gennaio 2018

Com’è finita la storia degli arresti di massa per corruzione in Arabia Saudita

Il principe Mohammed bin Salman ne è uscito rafforzato e il governo ha recuperato 80 miliardi di euro dai ricchissimi uomini arrestati

Mohammed bin Salman (Nicolas Asfouri - Pool/Getty Images)

L’Arabia Saudita ha detto di avere recuperato più di 80 miliardi di euro dai ricchi cittadini sauditi arrestati in massa per corruzione lo scorso novembre. Gli arresti – di cui si era parlato parecchio sulla stampa internazionale – erano stati voluti da Mohammed bin Salman, giovane, ambizioso e potentissimo principe ereditario saudita. Il procuratore generale saudita, Saud al Mojeb, ha dato ieri i numeri definitivi di quella operazione: 381 persone convocate – alcune sentite e poi rilasciate, altre arrestate – e beni sequestrati per circa 400 miliardi di riyal sauditi, pari a 80 miliardi di euro, una cifra enorme. La revisione dei casi esaminati si è conclusa, ha detto il procuratore, i detenuti su cui non sono stati raccolti sufficienti indizi di reato sono stati liberati e l’intero processo è entrato in una nuova fase, anche se non si è completamente chiuso.

Gli arresti di massa, visti da molti come un tentativo di Mohammed bin Salman di rafforzare il suo potere, erano stati paragonati alla trama dell’episodio delle “nozze rosse” di Game of Thrones, in cui una delle famiglie più importanti viene eliminata con un rapidissimo agguato, scombinando la lotta politica e militare per il dominio del regno. Lo scopo degli arresti in effetti era stato messo in discussione da diverse parti: più che un tentativo di frenare la corruzione, in molti ci avevano visto una grande estorsione collettiva, oppure una mossa di Mohammed bin Salman per ottenere nuovo potere economico e politico. Per esempio, ha raccontato il New York Times, tra gli arrestati c’erano anche i proprietari e gli amministratori della più grande società di comunicazione del mondo arabo, la stessa che Muhammed bin Salman stava cercando di comprare da due anni.

Un’altra questione in parte risolta è quella dell’hotel Ritz-Carlton della capitale Riyadh, inaspettatamente usato per diverse settimane come una specie di prigione di lusso. Sembra che durante gli ultimi due mesi e mezzo le autorità saudite abbiano fatto pressioni sugli arrestati del Ritz-Carlton per costringerli a “risarcire” lo stato dei presunti beni sottratti con la corruzione. L’hotel ha ricominciato a prendere prenotazioni e riaprirà il 14 febbraio. Non è chiaro se la data sia stata scelta a caso o appositamente in coincidenza con San Valentino: storicamente le autorità saudite hanno sempre considerato quel giorno come un concetto blasfemo tipico dell’Occidente.

È difficile dire con certezza cosa stia facendo Mohammed bin Salman in Arabia Saudita. L’impressione è che stia cercando di assicurarsi la posizione di uomo più potente del regno, facendo cose nuove e inaspettate sia dentro che fuori lo stato. Per esempio ha detto di voler tornare a un Islam più moderato, permettendo tra le altre cose le prime proiezioni di film al cinema dopo 35 anni e la presenza delle donne sugli spalti delle partite di calcio della serie A saudita; ha iniziato una politica estera sempre più aggressiva e confusionaria, finalizzata soprattutto a contrastare l’Iran, acerrimo nemico dell’Arabia Saudita; e ha indebolito i suoi avversari politici con operazioni come quella di novembre, che sembrano avere rafforzato ancora di più il suo potere nel regno.

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