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  • martedì 4 settembre 2018

Perché Italia e Francia litigano sulla Libia

Sostengono due schieramenti diversi, nonostante i goffi tentativi di salvare le apparenze, e hanno interessi economici contrastanti

Il primo ministro libico Fayez al Serraj a Tripoli (AP Photo/Mohamed Ben Khalifa)

Dall’inizio degli scontri tra milizie rivali a Tripoli, la capitale della Libia, diversi esponenti del governo italiano, tra cui il ministro dell’Interno Matteo Salvini, hanno usato parole molto dure contro il governo francese, incolpandolo del recente caos libico. Non è la prima volta che Italia e Francia si scontrano sulla Libia – era già successo con i precedenti governi guidati dal PD – ma con le violenze dell’ultima settimana la situazione è diventata più tesa che mai, e il rischio ora è che la mancanza di accordo tra italiani e francesi possa peggiorare ulteriormente la già grave situazione che sta attraversando la Libia ormai da diversi anni.

Cosa sta succedendo in Libia
A Tripoli si combatte dalla scorsa settimana, quando sono iniziati scontri molto violenti tra milizie rivali: nonostante diversi tentativi di mediazione, finora non è stata raggiunta alcuna tregua.

La capitale libica è controllata dal governo di accordo nazionale guidato dal primo ministro Fayez al Serraj, appoggiato dall’ONU e sostenuto con molta convinzione dall’Italia, prima dai governi Renzi e Gentiloni e oggi dal governo Conte. Nonostante quello di Serraj sia oggi il governo riconosciuto dalla comunità internazionale, il primo ministro non può contare su un proprio esercito e per garantire la propria sicurezza deve fare affidamento alle milizie armate che gli sono fedeli. Gli scontri sono cominciati quando Tripoli è stata attaccata da sud da un gruppo di milizie guidate dalla Settima Brigata, considerata vicina al principale avversario di Serraj, cioè il generale Khalifa Haftar, l’uomo che controlla di fatto la Libia orientale e che vorrebbe controllare tutto il paese. Tra gli altri, Haftar è appoggiato dalla Francia del presidente Emmanuel Macron, che da tempo sta cercando di prendersi il suo spazio in Libia, secondo molti a discapito degli interessi italiani.

La situazione attuale della Libia: le forze alleate del governo di Tobruk, quello appoggiato tra gli altri da Russia ed Egitto, sono indicate in rosso; le forze alleate del governo di accordo nazionale di Serraj, con capitale Tripoli, sono indicate in viola; i territori controllati dalle milizie tuareg sono invece indicati in rosa (Liveuamap)

Di cosa l’Italia accusa la Francia
Secondo il governo italiano, gli scontri sarebbero il risultato delle politiche francesi in Libia degli ultimi anni, in particolare dell’intervento militare del 2011 che destituì l’ex presidente libico Muammar Gheddafi, e dell’attuale posizione politica della Francia a fianco di Haftar.

Nei giorni scorsi il presidente della Camera, Roberto Fico (M5S), ha detto: «La Francia ci ha lasciato in questa situazione dopo essere andata unilateralmente in Libia e oggi siamo sull’orlo di una nuova guerra civile». Un concetto simile è stato espresso anche dalla ministra della Difesa, Elisabetta Trenta (M5S): «Certo, è innegabile che oggi il paese si trova in questa situazione perché qualcuno, nel 2011, antepose i suoi interessi a quelli dei libici e dell’Europa stessa. Ma ora bisogna remare tutti insieme per il bene e la pace del popolo libico».

Lunedì Salvini ha detto, lasciando Palazzo Chigi a Roma: «Sono preoccupato [della situazione in Libia, ndr], penso che dietro ci sia qualcuno. Qualcuno che ha fatto una guerra che non si doveva fare, che convoca elezioni senza sentire gli alleati e le fazioni locali, qualcuno che è andato a fare forzature, a esportare la democrazia, cose che non funzionano mai. Spero che il cessate il fuoco arrivi subito». Nella sua dichiarazione, Salvini ha fatto riferimento alla questione delle elezioni, uno dei temi di maggiore discordia degli ultimi mesi tra Italia e Francia, e al fatto che la Francia abbia fatto di testa propria, senza sentire «gli alleati», cioè l’Italia.

Le elezioni e il petrolio
La disputa sulle elezioni, l’ultima di una serie di tensioni tra governo italiano e francese sulla Libia, iniziò il 29 maggio, quando Macron organizzò a Parigi un incontro con l’inviato dell’ONU in Libia, Ghassan Salame, e diversi leader libici. I partecipanti si accordarono per tenere nuove elezioni il 10 dicembre, decisione che fu presa escludendo dalle conversazioni l’Italia e che sollevò parecchi dubbi sulla reale applicazione, vista la situazione instabile e precaria del paese. Il governo italiano si risentì molto dell’iniziativa francese, anche perché c’era un precedente: il 24 luglio 2017 Macron aveva organizzato un incontro a Parigi tra Serraj e Haftar, i due politici più importanti in Libia, senza includere l’Italia. L’allora governo italiano guidato da Paolo Gentiloni aveva protestato per l’esclusione, anche perché il ruolo di guida dell’Italia in Libia era stato riconosciuto per anni dai paesi dell’Unione Europea senza particolari problemi.

La rivalità tra Italia e Francia in Libia non è solo una questione politica, ma anche economica e legata al petrolio libico. Negli ultimi anni di guerra civile, l’ENI, la più importante azienda energetica italiana, è stata l’unica società internazionale in grado di produrre e distribuire petrolio e gas in Libia, grazie soprattutto ad accordi con milizie locali che le hanno garantito sicurezza e protezione. Dalla scorsa primavera, però, Total, la principale azienda energetica francese, è tornata a muoversi nel paese, con acquisizioni e partecipazioni societarie che potrebbero portare la produzione francese in territorio libico a 400mila barili di greggio al giorno nei prossimi tre anni.

C’è una soluzione?
Gli scontri tra milizie a Tripoli e l’acutizzarsi della crisi libica sono arrivati quando i rapporti tra governo italiano e governo francese erano già tesi. Nelle ultime settimane la Francia di Macron e l’Italia guidata da M5S e Lega si sono scontrate su una serie di temi importanti, tra cui l’immigrazione e l’accoglienza dei richiedenti asilo. È difficile prevedere come si risolveranno le cose, e se si risolveranno: da una parte i due paesi stanno cercando di trovare punti di accordo per evitare una crisi ancora più grave, dall’altra le crescenti divisioni potrebbero spingere la Francia a curarsi meno di salvare le apparenze ed essere più aggressiva nel suo sostegno ad Haftar. In questo senso quello che sta succedendo a Tripoli è molto importante: se il governo di Serraj perdesse il controllo della capitale libica, la posizione del suo rivale Haftar si rafforzerebbe notevolmente, così come quella della Francia, che guadagnerebbe potere e influenza a discapito della presenza italiana in Libia.

Un primo segnale di come si potrebbe sviluppare la situazione arriverà il 10 novembre, quando a Roma si terrà una conferenza internazionale sulla Libia a cui – forse – potrebbe decidere di partecipare anche la Francia.

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