Due o tre cose su James Coburn

Perché oggi avrebbe compiuto 90 anni, e per avere una scusa per mostrare le sue foto

James Coburn e dietro di lui un ritratto di Gesù Cristo fatto dall'attrice americana Kim Novak, 5 maggio 1966 (Harry Benson/Express/Getty Images)

James Coburn aveva una faccia, un sorriso, un ghigno, che ci poteva fare qualunque cosa: e nei settanta film che ha fatto c’erano buoni e cattivi, e metà e metà. Il cattivo di Sciarada con Cary Grant e Audrey Hepburn (dove c’era un manipolo di cattivi) è memorabile per fascino glaciale da manuale; il buono di Giù la testa di Sergio Leone è uno dei grandi eroi fragili del cinema degli anni Settanta, che la sa più lunga di tutti ma ha un vecchio tormento dentro, e la delusione dell’ex rivoluzionario.

Coburn era nato in Nebraska nel 1928 e oggi compirebbe 90 anni, se fosse vivo. Morì di un infarto nel 2002. È uno di quei grandi attori hollywoodiani a cui non dettero mai un Oscar quando se lo meritava e per metterci una pezza glielo diedero a tempo scaduto quando aveva 71 anni, nel 1999, per un film di Paul Schrader piuttosto dimenticato, Affliction. Tra quelli non dimenticati, invece, ci sono I magnifici sette, Pat Garrett e Billy the Kid, La grande fuga, La croce di ferro.

Con quegli occhi orientali, il viso e il corpo allungati, il teatro di denti quando sorrideva, era un personaggio unico (qui in una delle sue parti meno note, sulla copertina di Band on the run di Paul McCartney), di cui Wikipedia cita alcuni esattissimi giudizi da parte dei critici del tempo.

Coburn è una rarità: un attore che proietta una sessualità pigra e spiritosa: ha fatto una varietà di film non riusciti ma piacevoli la cui qualità si deve invariabilmente dalla sua laconica presenza. È la cosa migliore dei suoi film, mentre sorride per conto proprio e suggerisce di essere in contatto con qualche sua profonda fonte di divertimento.

James Coburn premiato con l’Oscar come Miglior attore non protagonista per “Affliction”, Los Angeles, 21 marzo 1999. Insieme a lui ci sono Gwyneth Paltrow e Judi Dench, rispettivamente Miglior attrice protagonista e non protagonista per “Shakespeare In Love”, e Roberto Benigni, Miglior attore protagonista per “La vita è bella” (HECTOR MATA/AFP/Getty Images)

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