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  • Lunedì 27 agosto 2018

Un arcivescovo ha chiesto al Papa di dimettersi

Carlo Maria Viganò, ex ambasciatore vaticano negli Stati Uniti, sostiene che Papa Francesco sapesse degli abusi sessuali commessi da un cardinale e non sia intervenuto

(L'OSSERVATORE ROMANO)
(L'OSSERVATORE ROMANO)

L’arcivescovo italiano Carlo Maria Viganò – dal 2011 al 2016 rappresentante diplomatico della Santa Sede negli Stati Uniti – ha accusato Papa Francesco di essere stato a conoscenza per anni degli abusi sessuali commessi da un cardinale statunitense e di non avere fatto nulla per fermarlo. Viganò ha formulato le accuse in un dossier pubblicato domenica, senza portare prove a loro sostegno. Le sue affermazioni, smentite da alcune delle persone coinvolte nella vicenda, sono state pubblicate da molti siti cattolici di orientamento conservatore, e in Italia dal quotidiano La Verità.

Papa Francesco ha parlato della lettera in aereo, durante il suo ritorno in Italia dal suo viaggio in Irlanda, dove si è scusato ufficialmente per gli abusi compiuti su donne e minori dalla chiesa locale. «Leggete voi attentamente e fatevi un giudizio. Non dirò una parola su questo. Credo che il comunicato parli da sé. Avete la capacità giornalistica per fare le conclusioni. È un atto di fiducia in voi. Vorrei che la vostra maturità professionale facesse questo lavoro».

Secondo le accuse, Papa Francesco era informato fin dal 2013 delle accuse contro il cardinale di Boston Theodore McCarrick, costretto a dimettersi un mese fa dopo la pubblicazione dei risultati di una recente inchiesta interna sugli abusi che aveva commesso nei confronti di alcuni minori. A informare il Papa sarebbe stato lo stesso Viganò, all’epoca nunzio apostolico, cioè ambasciatore del Vaticano, negli Stati Uniti. Viganò avrebbe scritto anche ad altri esponenti della alte gerarchie vaticane, ricordando loro che McCarrick era stato sanzionato dal precedente pontefice, Benedetto XVI, che gli aveva proibito di viaggiare all’estero e di celebrare messa. Viganò sostiene di non aver mai ricevuto risposta.

Le accuse fatte da Viganò non sono provate e in almeno un caso appaiono smentite dai fatti, ha scritto il corrispondente del New York Times dall’Italia Jason Horowitz. Per esempio, non esistono tracce pubbliche delle sanzioni ricevute da McCarrick, che – nonostante quello che scrive Viganò – continuò regolarmente a celebrare messa e a viaggiare all’estero. Il cardinale di Chicago Blase J. Cupich, un alleato di Papa Francesco, ha detto al New York Times di non aver mai sentito parlare di restrizioni nei confronti di McCarrick, e che sarebbe stato compito di Viganò informarne i colleghi americani.

Lo storico e teologo Massimo Faggioli ha scritto della vicenda: «Ci sono in tutto tre Papi tirati in mezzo dalla testimonianza di Viganò. Uno è morto ed è un santo. Quello che ha intrapreso azioni pubbliche contro McCarrick nel 2018 è Papa Francesco. Il resto è una storia piena di buchi, pezzi mancanti, inspiegatiritardi e notevoli silenzi da parte dell’ex nunzio Viganò».

Viganò è da molto tempo un avversario di Papa Francesco e un alleato dei circoli conservatori che osteggiano la sua linea pastorale. Nel 2012, l’allora segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone lo rimosse da un importante incarico amministrativo. In seguito Viganò fu nominato nunzio apostolico negli Stati Uniti sotto Papa Bergoglio, ma, secondo quanto scrive nella sua lettera, fu osteggiato anche in questo nuovo incarico. Il Papa decise di nominare una serie di arcivescovi americani sulla base dei consigli di McCarrick, invece che affidare questo compito a Viganò. Oggi gran parte degli arcivescovi scelti in quel periodo appoggia la linea politica di Francesco, osteggiata da Viganò e dagli altri esponenti più conservatori del clero cattolico.

– Leggi anche: I nemici del papa in Vaticano

Nel 2016 Viganò fu rimosso anche da questo nuovo incarico, dopo che, scrive sempre Horowitz: «Quasi riuscì a rovinare il viaggio del Papa negli Stati Uniti, facendogli incontrare faccia a faccia Kim Davies, l’impiegata dello stato del Kentucky che rifiutava di registrare i matrimoni tra coppie dello stesso sesso». Poco dopo il New York Times e altri giornali pubblicarono una lettera scritta due anni prima dallo stesso Viganò, in cui il nunzio apostolico ordinava di bloccare un’inchiesta interna su un altro caso di abusi sessuali, avvenuto nella diocesi di St Paul e Minneapolis.

Lo scontro tra sostenitori di Papa Francesco e conservatori dura oramai da anni all’interno del Vaticano e si svolge sul piano teologico e politico, ma anche tramite la diffusione di lettere anonime e documenti compromettenti. Peter Isely, una vittima di abusi sessuali intervistata dal New York Times, ha detto che le varie fazioni della chiesa cattolica stanno usando la questione delle violenze sessuali per i loro scopi politici: «La crisi degli abusi sessuali non riguarda se un certo vescovo è un conservatore o un liberale: riguarda la protezione dei bambini».