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  • giovedì 2 agosto 2018

Una città in attesa

Foto dalla capitale dello Zimbabwe quasi completamente deserta dopo gli scontri di ieri, mentre si aspettano i risultati definitivi delle controverse elezioni di lunedì

La vetrina rotta di un negozio vicino alla sede del Movimento per il cambio democratico (MDC), il principale partito di opposizione dello Zimbabwe (Dan Kitwood/Getty Images)

Giovedì ad Harare, la capitale dello Zimbabwe, c’era un clima quasi surreale, con i negozi chiusi, le persone in casa e le strade deserte. Dopo gli scontri tra forze di polizia e sostenitori delle opposizioni, durante i quali sono state uccise tre persone, la situazione si è calmata, anche se non si può dire che sia tornata alla normalità. Oggi Harare sembrava una «città fantasma», hanno scritto alcuni giornalisti, come se tutti aspettassero di avere notizie definitive sull’esito delle elezioni di lunedì, le prime senza Robert Mugabe, che ha governato in Zimbabwe per quasi 40 anni. I risultati parziali sono invece già stati diffusi: hanno dato la vittoria al presidente uscente, Emmerson Mnangagwa, leader del partito che ha governato lo Zimbabwe negli ultimi decenni, ma sono stati contestati duramente dai suoi oppositori, che hanno parlato di brogli.

Il principale partito di opposizione, il Movimento per il cambio democratico (MDC) guidato da Nelson Chamisa, non ha voluto finora riconoscere la sconfitta e ha accusato le forze di sicurezza di avere usato una forza eccessiva contro i manifestanti che mercoledì hanno partecipato alle proteste. Mnangagwa ha detto che il governo sta mantenendo contatti costanti con Chamisa per evitare una nuova crisi, mentre le forze di sicurezza hanno circondato la sede dell’MDC per evitare altri disordini.

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