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  • giovedì 2 Agosto 2018

La distruzione delle bare nella provincia cinese del Jiangxi

È stata decisa per applicare un nuovo divieto di sepoltura in terra, ma ci sono state grandi proteste dopo la diffusione di alcuni video sui metodi della polizia

Le forze dell’ordine della provincia cinese del Jiangxi, nel sud est del paese, sono state riprese mentre sequestravano o distruggevano centinaia di bare in legno, prelevate dagli abitanti per applicare una nuova legge che dal primo settembre vieterà le sepolture e prevederà la cremazione come unico rito funerario. I video e le immagini delle operazioni hanno generato polemiche anche nella stessa Cina, portando le autorità locali a invitare le forze dell’ordine ad applicare la direttiva in modo più morbido e comprensivo.

La nuova politica che sospende le sepolture è stata introdotta circa sei mesi fa come misura per risparmiare spazio. In molte aree rurali della Cina come la provincia del Jiangxi, però, la sepoltura tradizionale è un rito molto sentito, e molte persone investono i risparmi di una vita per avere bare più belle e fatte a mano. Le bare vengono spesso comprate in vita dalle persone e conservate in casa, per una credenza secondo la quale portano prosperità e longevità. Possedere una bara è stato vietato, e a centinaia sono state sequestrate dalla polizia con la forza, in diverse città tra cui alcune alla periferia di Ganzhou. In certi casi i proprietari si sono messi all’interno delle bare in segno di protesta; un uomo di 29 anni ha raccontato all’agenzia di stampa statale che le bare dei suoi nonni, costruite a mano con il legno delle loro zone di origine, sono state rimosse da un tempio per il culto degli antenati in cui erano conservate da 30 anni.

Le immagini delle decine e decine di bare disposte in fila, in attesa di essere distrutte, sono circolate molto in Cina e accolte con indignazione, portando le autorità locali a prendere le distanze dalle modalità con cui era stata applicata la direttiva. Il dipartimento degli Affari civili della provincia ha detto che gli amministratori locali hanno avuto un comportamento «semplicistico ed estremo» e «barbaro» che ha causato sofferenza negli abitanti, chiedendo di «rispettare i morti, consolare i vivi e rimanere al servizio delle persone». Il Quotidiano del Popolo, giornale del partito comunista cinese, ha scritto che le distruzioni di bare sono state «spietate e autoritarie».

Sono decenni che le autorità cinesi provano a trovare una soluzione al problema dello spazio occupato dalle sepolture. Il dittatore Mao Zedong le definì una «superstizione feudale» e provò a rendere la cremazione il rito funerario principale nel 1956: non funzionò, e lui stesso fu imbalsamato e conservato in un mausoleo a Pechino. Negli anni, i governi locali hanno provato a incentivare le cremazioni, le sepolture in mare o verticali, ma senza troppo successo. La sepoltura nella terra è un rito così importante della cultura cinese, legato al culto degli antenati, che quando nel 2014 la provincia di Anhui fissò una data dopo la quale tutti i morti avrebbero dovuto essere cremati, sei anziani si uccisero pur di essere sepolti nel modo tradizionale.

Le autorità della provincia di Jiangxi non hanno comunque ritirato le riforme, e hanno chiesto ai cittadini di consegnare volontariamente le proprie bare in cambio di 2.000 yuan, circa 250 euro. A luglio sono state raccolte 5.800 bare in 24 paesi diversi.