La storia di Franklin, il primo personaggio nero dei Peanuts

Comparve la prima volta 50 anni fa: Charles Schulz, l'inventore del fumetto, si decise a disegnarlo dopo la lettera di una professoressa

Il 31 luglio 1968, 50 anni fa, nella striscia dei Peanuts del giorno apparve per la prima volta Franklin Armstrong, il primo personaggio afroamericano della serie disegnata da Charles Schulz. Il fumetto racconta l’incontro tra Franklin e Charlie Brown sulla spiaggia e prosegue per altre due strisce; in una, mentre i due personaggi fanno un castello di sabbia insieme, Franklin racconta che suo padre è un soldato in Vietnam e Charlie Brown risponde che il suo è un barbiere. La prima striscia dei Peanuts era uscita il 2 ottobre del 1950 e ci erano voluti quindi 18 anni perché Schulz introducesse il primo personaggio nero.

La prima apparizione di Franklin, 31 luglio 1968
Peanuts Worldwide LLC/distributed by Universal Uclick/ILPA)

L’anno non era uno qualunque: il 1968 fu uno dei più movimentati della storia americana, tra le proteste contro la guerra in Vietnam e le battaglie per i diritti civili che portarono, il 4 aprile, all’assassinio dell’influente predicatore Martin Luther King.

Pochi giorni dopo, il 15 aprile, Harriet Glickman, una maestra di Los Angeles, scrisse una lettera a Schulz per chiedergli di introdurre un personaggio nero nella striscia: era un modo per cambiare e rendere più naturale la vita tra bianchi e neri insieme. Glickman si diceva consapevole dell’indignazione che ne sarebbe seguita, ma ricordava che Schulz avesse «una statura e una reputazione che può affrontare molte cose». Concludeva consigliando di inventare più di un bambino nero: «che siano adorabili quanto gli altri, ma la prego, ci metta in mezzo anche una Lucy!». Schulz le rispose poco convinto, dicendo che lui e altri fumettisti avevano ricevuto richieste simili ma non sapevano come accontentarle: «Vorremmo tutti essere in grado di farlo, ma siamo tutti preoccupati che risulti paternalista verso i nostri amici neri. Non ho una soluzione».

La corrispondenza tra i due continuò, con Schulz che continuava a esprimere scetticismo e Glickman che riportava le posizioni favorevoli dei suoi amici neri. Uno di loro, Kenneth C. Kelly, gli scrisse personalmente dicendo che in questo modo anche i suoi figli si sarebbero sentiti rappresentati; avrebbe inoltre dato l’idea che l’amicizia tra bianchi e neri fosse qualcosa di naturale. Alla fine Schulz si convinse e tre mesi dopo Franklin fece la sua prima apparizione.

Schulz, così come molti critici, rimase però sempre insoddisfatto sul risultato: Franklin è un bambino perfetto, bravo a scuola e nello sport, gentile con tutti – è l’unico a non maltrattare mai Charlie Brown – saggio, equilibrato e senza nevrosi, cosa che lo rende un po’ noioso e poco caratterizzato. Schulz stesso ammise che:

«Non ci ho mai fatto molto con Franklin perché non faccio cose razziali. Non sono un esperto della razza, non so cosa voglia dire crescere come un bambino nero e penso che uno dovrebbe disegnare solo quello che capisce veramente, a meno di voler smuovere le cose e insegnare alla gente qualcosa. Io non faccio questo lavoro per istruire la gente, lo faccio solo per divertirla. Ogni tanto posso insegnare qualcosa, ma non sono il tipo che fa proseliti. Lascio che sia qualcun altro a farlo».

L’arrivo di Franklin creò, come previsto, numerose polemiche: molti giornali minacciarono di non pubblicare più la striscia, il direttore di un giornale del sud degli Stati Uniti scrisse a Schulz chiedendogli di non mostrare i bambini nella stessa scuola. Schulz non rispose e nel tempo la cosa si smorzò. I tempi cambiarono e nel 1974 fu Schulz a essere accusato di razzismo: disegnò una striscia in cui Franklin si allena per diventare un grande giocatore di hockey e Piperita Patty gli dice «quanti neri che conosci sono nella NHL?» (cioè il principale campionato di hockey nordamericano). L’ultima apparizione di Franklin è del 1999, un anno prima della morte di Schulz.

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