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  • venerdì 20 luglio 2018

Nike sostiene che queste scarpe facciano correre più veloci, e sembra sia vero

Uno studio del New York Times ha confermato che le Vaporfly effettivamente migliorano le prestazioni del 4 per cento

(Nike)

L’estate scorsa Nike ha messo in vendita le Nike Zoom Vaporfly 4%, un modello di scarpa da corsa piuttosto caro – sul sito italiano costa 252 euro – che promette di migliorare le prestazioni dei corridori: in particolare di aiutarli a correre il 4 per cento più velocemente delle sue altre scarpe da corsa. Il vantaggio, secondo Nike, dipende da una lamina di fibra di carbonio inserita nell’intersuola delle Vaporfly, che accumula e poi rilascia energia a ogni passo; funziona come una sorta di fionda o di catapulta che dà una spinta in avanti ai corridori, facendo risparmiare energia.

Il 4 per cento in più, parlando di prestazioni atletiche, è moltissimo. Per chi corre una maratona, vuol dire una manciata di minuti. Per giustificare un’affermazione così forte, Nike cita uno studio che ha finanziato e che è stato realizzato dalla University of Colorado e pubblicato sulla rivista Sports Medicine. L’esperimento ha misurato la produzione di energia di 18 corridori maschi di alto livello impegnati su diverse velocità, e ha scoperto che di media quelli che indossavano le Vaporfly sprecavano il 4 per cento di energia in meno di chi indossava altre scarpe. Questo si traduceva in un miglioramento della velocità del 3-4 per cento per un corridore che terminava una maratona in tre ore.

Il giornalista del New York Times Kevin Quealy ha provato a mettere alla prova le Vaporfly e ha condotto uno studio analizzando i dati personali sulle prestazioni e sulle scarpe indossate che migliaia di corridori hanno condiviso su Strava, un’app considerata una sorta di social network per atleti. I risultati non hanno smentito lo studio finanziato da Nike: chi usa le Vaporfly corre dal 3 al 4 per cento più veloce di chi usa la maggior parte delle altre scarpe. La conclusione è che tra due atleti di pari livello che partecipano a una gara quello che indossa le Vaporfly è avvantaggiato.

L’analisi del New York Times
Quealy spiega che per misurare l’incidenza effettiva di una scarpa in una gara bisognerebbe condurre uno studio randomizzato controllato e considerare molte gare con molti corridori che hanno ricevuto le scarpe da indossare in modo casuale. Un esperimento simile non è mai stato fatto, ma Quealy ha potuto analizzare i dati collezionati su smartphone e orologi satellitari da migliaia di utenti e poi condivisi su Strava, relativi a 700 gare in decine di paesi dal 2014. In tutto ha compilato i risultati di 280mila maratone e 215mila mezze maratone corse, e poi utilizzato quattro metodi diversi per misurare quanto la scarpa abbia inciso sul risultato. In tutti i casi ha registrato un miglioramento delle prestazioni di chi portava le Vaporfly, indipendentemente da età, genere, velocità e livello di allenamento.

1) Il modello statistico
Vantaggi: cerca di prevedere il risulato a partire da condizioni di gara, meteo, genere, età del corridore, allenamento pre gara, e tempi delle gare precedenti
Svantaggi: non è uno studio controllato randomizzato

Servendosi di un algoritmo, questo metodo permette di prevedere quanto cambieranno i tempi di percorrenza di una gara inserendo i dati del corridore, come l’età, il genere, l’etnia, il livello di allenamento, oltre che il percorso di gara, e il tipo di scarpe indossate. Tenendo conto di tutte queste variabili, il modello ha stimato che le Vaporfly portino a un miglioramento del 4 per cento sul tempo di un corridore: sono tra le poche scarpe molto usate che possono fare chiaramente la differenza, scrive Quealy. Non è uno studio randomizzato controllato perché i corridori hanno deciso di usare le Vaporfly, e per questo il New York Times ha anche tenuto conto nelle sue stime dell’indice di propensione (magari era soltanto successo che gli atleti più forti avessero scelto le Vaporfly): i risultati però non sono cambiati.

2) Comparare corridori che completano una stessa gara in tempi diversi
Vantaggi: considera gli atleti di uno stesso livello che corrono in condizioni identiche
Svantaggi: i corridori potrebbero usare le loro scarpe speciali solo in certe gare in cui vogliono andare particolarmente veloci.

Un esempio su come ha operato Quealy in questo caso. Ha preso in considerazione due corridori, Tony Kharitonov (49 anni) e Marios Athineos (42 anni), che hanno mancato entrambi il loro obiettivo di correre la maratona di Boston del 2017 in meno di tre ore. Ad aprile l’hanno corsa di nuovo cambiando entrambi modello di scarpe: Kharitonov ha scelto le Altra Solstice e Athineos le Vaporfly. Athineos ha concluso la gara in 2:59:26, Kharitonov in 3:07:17. Entrambi hanno detto che non sono state le scarpe a contare ma il maltempo, freddo, piovoso e con la grandine.

Esempio a parte, Quealy ha comparato i cambiamenti di prestazioni dei corridori dalla maratona di Boston del 2017 a quella del 2018, e in particolare di quelli che hanno usato le Vaporfly rispetto agli altri. Dei 1.275 corridori che hanno corso entrambe le gare, 52 sono passati alle Vaporfly e circa l’85 per cento di loro ha migliorato i tempi di gara. Quealy ha ripetuto l’esperimento per altre maratone, scoprendo che mediamente i corridori passati a Vaporfly avevano migliorato i loro tempi più di quelli che avevano scelto altri tipi di scarpe.

3) Considerare solo i corridori che passano a un nuovo tipo di scarpa
Vantaggi: Si considerano i corridori di livelli diversi in molte gare
Svantaggi: i corridori potrebbero usare le loro scarpe speciali solo in certe gare in cui vogliono andare particolarmente veloci.

Dal novembre 2015 Glenn Kasin, 49 anni, ha corso cinque maratone usando sempre un modello di scarpe diverso. Alla maratona di Houston di gennaio ha usato le Vaporfly migliorando rispetto al risultato della maratona precedente, quella di Boston, di 18 minuti. Ovviamente un miglioramento simile non può dipendere solo dalle scarpe e Kasin ha parlato di un meteo ottimale e due anni di duro allenamento, ma ha precisato che anche le scarpe hanno avuto un peso. Nel database analizzato dal New York Times ci sono almeno altri 4.000 corridori che hanno caricato dati per più di cinque maratone; considerando solo quelli che hanno cambiato scarpa, quelli che hanno scelto le Vaorfly hanno migliorato i tempi più di quelli che hanno scelto altri modelli.

4) Misurare la probabilità di un record personale
Vantaggi: è una misurazione che offre un risultato molto comprensibile.
Svantaggi: non tiene conto delle condizioni di gara, dei cambiamenti di allenamento, dell’invecchiamento del corridore; inoltre i corridori che usano le Vaporfly potrebbero avere caratteristiche diverse dagli altri

Pur non potendo tenere conto dei cambiamenti di ogni singola gara, comprese le condizioni meteorologiche, il metodo ha stabilito i corridori che erano passati alle Vaporfly avevano molte più possibilità di fare un nuovo record personale di quelli che erano passati ad altri tipi di scarpe.

Conclusioni
Nessuno dei quattro metodi utilizzati da Quealy è perfetto ma tutti portano alla stessa conclusione, cioè che le scarpe contano e che le Vaporffly sono tra quelle che contano di più: «le Vaporfly fanno davvero correre più veloci? La risposta è sì».

Perché restare scettici
Quealy dedica un po’ di paragrafi a specificare le carenze della sua analisi, che potrebbero consigliare un po’ di scetticismo. Per prima cosa non tutti i corridori hanno inserito dati sulle scarpe indossate, altri l’hanno fatto in modo impreciso o incompleto. Soltanto per indicare le Vaporfly, gli utenti di Strava hanno usato 147 nomi diversi; in altri casi non hanno specificato la marca o il modello che Quealy ha provato, in alcuni casi, a ricostruire nel modo più fedele possibile.

Un altro difetto di queste analisi è che prendono in considerazione solo scarpe molto popolari: perché emergano i dati è infatti necessario che vengano indossate da molte persone, con il rischio di escludere scarpe più rare ma più efficaci. L’analisi invece considera solo le 50 scarpe più popolari, quelle che compaiono in 500 gare o più nei dati.

Infine ci sono elementi che potrebbero non essere emersi dai dati in possesso di Quealy. Per esempio i corridori potrebbero usare le Vaporfly solo nelle gare in cui vogliono essere più veloci. Se così fosse però ci sarebbero state meno Vaporfly alle maratone con brutto tempo, cosa che non è accaduta; in particolare alla maratona di Boston del 2018, tra freddo e grandine, le Vaporfly furono le scarpe più indossate dai corridori che registrarono il loro dato. Inoltre gli atleti più veloci hanno migliorato le loro prestazioni tanto quanto quelli lenti. «È impossibile controllare ogni fattore che incide sulla prestazione di una maratona. Ma abbiamo prove che sia veramente la scarpa».

Perché mettere da parte gli scetticismi
Non si tratta di uno studio randomizzato controllato, come richiesto nei test scientifici, ma l’analisi, essendo così vasta, può essere considerata comunque valida. Tra i corridori che hanno partecipato alle World Marathon Majors – le gare più lunghe e competitive al mondo – circa uno su sei di chi le ha terminate ha caricato i dati su Strava e li ha resi pubblici. In tutto circa 600 atleti hanno indossato le Vaporfly in 825 maratone e mezze maratone, rendendole le 32esime scarpe più popolari.

I risultati, come dicevamo all’inizio, sono poi coerenti con uno studio condotto da Nike.
Infine gli atleti che hanno migliorato le prestazioni con le Vaporfly e poi sono passati ad altre scarpe hanno registrato prestazioni peggiori. Si parla comunque di un numero ristretto: 24 gare, corse il 7 per cento più lentamente di quelle con le Vaporfly. In particolare, di queste 24 gare, 17 sono state più lente, 7 più veloci.

Usare le Vaporfly è barare?
Visti i risultati, le Vaporfly hanno aperto un grosso dibattito su quanto i miglioramenti tecnologici costituiscano un vantaggio competitivo sleale, e su quale percentuale di miglioramento possa essere tollerata. In passato per esempio nei tornei di golf professionistico sono state vietate alcune palle che prendevano una traiettoria più dritta; la NFL, il principale campionato di football americano, ha vietato l’uso di una sostanza appiccicosa che aiuta ad afferrare la palla; nel nuoto sono stati proibiti costumi che aiutano a galleggiare e migliorano la velocità, finendo per abbassare i tempi di una gara del due per cento, un vantaggio paragonabile a quello dato dalle Vaporfly.

La International Association of Athletics Federations (IAAF), l’organo che regola gli sport dell’atletica, si esprime in modo vago a proposito delle scarpe ammesse: «Non devono essere costruite per dare agli atleti nessun aiuto o vantaggio ingiusto», senza specificare chiaramente l’entità del vantaggio; dice anche che le scarpe «devono essere ragionevolmente accessibili a tutti». Le Vaporfly sono state vendute tutte in poco tempo e ora si trovano di seconda mano a 400 o più dollari a paio, circa 340 euro. La nuova versione, la Elite Flyprint, è stata venduta a un numero limitato di corridori per la maratona di Londra al costo di 650 dollari, 550 euro. Un portavoce di Nike ha detto che le scarpe sono conformi alle richieste dello IAAF; un portavoce dello IAAF ha detto che non c’è prova che non siano legali.

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