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  • mercoledì 11 luglio 2018

La Corte Suprema statunitense sta per spostarsi molto a destra

Brett Kavanaugh, il giudice nominato da Trump, è molto giovane e molto conservatore, e questo verosimilmente avrà conseguenze concrete per decenni

(MANDEL NGAN/AFP/Getty Images)

Due giorni fa il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha nominato Brett Kavanaugh alla Corte Suprema, il più importante organo giuridico del paese. Se la sua nomina verrà approvata dal Senato, Kavanaugh prenderà il posto del giudice Anthony Kennedy, considerato per anni “l’ago della bilancia” della Corte, che si è dimesso e a breve andrà in pensione. Il mandato dei giudici della Corte Suprema non ha scadenza: si conclude con le dimissioni o con la morte. Kavanaugh ha 53 anni e a meno di sorprese resterà giudice per i prossimi venti o trent’anni: e dato che ha posizioni molto più conservatrici di Kennedy su vari temi, diversi giornalisti e analisti americani sono convinti che la sua nomina sposterà a destra le sentenze della Corte per molti anni.

La Corte Suprema statunitense è formata da nove giudici. Nella sua attuale composizione, cinque giudici sono stati indicati da un presidente Repubblicano, quattro da un presidente Democratico. Anthony Kennedy era stato nominato dal Repubblicano Ronald Reagan, ma era un moderato e negli ultimi anni si era spostato a sinistra sull’interruzione di gravidanza e il riconoscimento delle unioni omosessuali, due grossi temi che negli Stati Uniti sono stati regolamentati prima da una sentenza della Corte, e solo in seguito dal governo federale.

Kavanaugh è invece un conservatore molto più tradizionale: è contrario all’invadenza dello Stato nella vita privata dei cittadini e nel sistema economico, e sulle armi e la religione, per esempio, è allineato con la base radicale del Partito Repubblicano. Il nuovo ago della bilancia della Corte, cioè il giudice “mediano”, quello da convincere nelle questioni più controverse, sarà il presidente della Corte John Roberts: che però è stato a sua volta nominato da un presidente Repubblicano, George W. Bush, e che quasi sempre vota coi suoi colleghi conservatori.

Non appena Kavanaugh si sarà insediato, dunque, è facile immaginare che l’equilibrio della Corte e delle sue sentenze si sposterà sempre più a destra. Sul sito del New Yorker, l’editorialista ed avvocato Jeffrey Toobin ha spiegato quali saranno secondo lui le conseguenze concrete:

[La Corte Suprema] ribalterà la sentenza del caso Roe contro Wade, concedendo ai singoli stati la possibilità di rendere illegale l’aborto e incriminare i medici e gli infermieri che lo praticano. Permetterà a negozianti, ristoratori e proprietari di alberghi di rifiutarsi di servire gli omosessuali per motivi religiosi. A un numero sempre minore di afroamericani e ispanici verrà garantito l’accesso alle università migliori. Verranno approvate leggi che metteranno a rischio il diritto di voto. Saranno permesse le esecuzioni delle condanne a morte con metodi brutali. Il Secondo Emendamento sarà utilizzato per proibire ai singoli stati di regolamentare il possesso di armi da fuoco, comprese le mitragliatrici o le armi o i bump stocks. E questi sono solo i temi che attireranno maggiormente l’attenzione.

Toobin avrebbe potuto citarne molti altri: il ruolo delle agenzie federali nell’approvare regolamentazioni più severe su temi sensibili, come per esempio le restrizioni anti-inquinamento oppure le regole sulla net neutrality. L’anno scorso, ricorda il New York Times, Kavanaugh «certificò il suo disaccordo in una sentenza che confermò le regole emesse dalla Federal Communications Commission in materia di net neutrality sotto l’amministrazione Obama». In casi del genere, molto chiari per un Repubblicano tradizionale, i cinque giudici della Corte Suprema di nomina conservatrice voterebbero quasi certamente in maniera compatta.

C’è poi un altro punto su cui Kavanaugh e i giudici conservatori potrebbero allinearsi, e su cui potrebbero essere chiamati a decidere molto presto: l’incriminazione del presidente degli Stati Uniti, cioè uno dei possibili esiti dell’inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller sull’ingerenza della Russia nelle elezioni presidenziali del 2016 e i suoi contatti con il comitato elettorale di Donald Trump. Secondo l’interpretazione più condivisa e conservativa delle leggi statunitensi, un presidente non può essere incriminato durante il suo mandato. Il caso però potrebbe finire davanti alla Corte Suprema. I quattro giudici conservatori già in carica potrebbero votare per impedire che Trump venga incriminato, per diffidenza verso l’ingerenza di un magistrato contro un presidente eletto. Anche Kavanaugh potrebbe essere d’accordo: alla fine degli anni Novanta lavorò come consulente per il procuratore speciale che investigò Bill Clinton per il caso Monica Lewinsky, ma in seguito ha cambiato idea e ha scritto diverse volte che un presidente non dovrebbe essere incriminato durante il suo mandato.

Nei prossimi anni la situazione potrebbe farsi ancora più complicata per i Democratici: la giudice più progressista della Corte, Ruth Bader Ginsburg, è anche la più malata e anziana (ha 85 anni). Nel caso morisse o si dimettesse nei prossimi due anni, Trump potrebbe scegliere un terzo giudice della Corte, dopo Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh.

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