I Mondiali di Aleksandr Golovin

La mezzala siberiana è l'unica vera promessa della Russia: presto lo vedremo in un grande campionato, forse anche la Serie A

Aleksandr Golovin in una partita del campionato russo con il CSKA Mosca (Getty Images)

Ogni Mondiale di calcio ha le sue rivelazioni. In Russia diversi giocatori ancora poco conosciuti hanno l’occasione di portarsi al centro dell’attenzione: Aleksandr Golovin è uno di loro.


Ai Mondiali di casa la nazionale della Russia sarà la squadra con la posizione più bassa nel ranking FIFA. Nella classifica aggiornata al 7 giugno 2018 occupa la settantesima posizione, fra Guinea e Macedonia (anche per il fatto di non aver giocato partite di qualificazione). La partita di giovedì 14 giugno contro l’Arabia Saudita (numero 67 del ranking) sarà per questo l’incontro inaugurale con il ranking complessivo più basso nella storia della Coppa del Mondo. Nonostante nel ranking sia preceduta da nazionali meno forti sulla carta, la nazionale russa non se la passa per niente bene e le aspettative sulla squadra sono decisamente basse. In molti credono addirittura che farà fatica a superare il girone con Egitto, Uruguay e appunto Arabia Saudita.

Il livello della squadra, già abbastanza modesto, è stato per giunta abbassato dagli infortuni di alcuni giocatori. Ai Mondiali la Russia arriverà infatti senza tre possibili titolari: Aleksandar Kokorin, Viktor Vasin e Georgi Dzhikiya. Kokorin in particolare, attaccante dello Zenit San Pietroburgo, era ritenuto uno dei giocatori più importanti della Russia. Le speranze di vedere un torneo diverso da quello che in molti si aspettano sono quindi tutte riposte su Fedor Smolov, attaccante del Krasnodar che viene da tre ottime stagioni, e soprattutto su Aleksandr Golovin, giovane mezzala di 22 anni che ai Mondiali di casa può essere considerato l’unico vero talento della squadra ospitante.

Golovin in azione durante la partita dei gironi di Champions League tra Manchester United e CSKA Mosca (Gareth Copley/Getty Images)

Golovin è nato e cresciuto a Kaltan, piccola città della Siberia meridionale più vicina a Ulan Bator, capitale della Mongolia, che a Mosca. La città è tuttora popolata perlopiù da minatori e dalle loro famiglie. Golovin iniziò a giocare a calcio a Kaltan: uno dei suoi primi allenatori fu un vecchio minatore senza una mano, persa in uno dei tanti incidenti sul lavoro avvenuti nelle miniere della zona. Per le temperature molto basse e il vento tagliente che spiana il paese per molti mesi all’anno, Golovin era solito allenarsi e giocare spesso al chiuso o nelle korobka, i campetti in cemento riparati dal vento, protetti dai palazzi residenziali. Come tanti altri calciatori professionisti cresciuti nei campetti di periferia, piccoli e spesso affollati, Golovin possiede una tecnica molto sviluppata (molto più dei suoi compagni in nazionale, per esempio) ed è anche molto bravo nel rubare palla interrompendo le azioni avversarie.

Dopo aver giocato brevemente per il Metallurg-Kuzbass, piccola squadra di Novokuzneck, altra città di minatori della Siberia meridionale, a 16 anni venne notato dalla rete degli osservatori del CSKA Mosca, una delle principali squadre del campionato russo. Si trasferì quindi a Mosca per allenarsi nelle giovanili del club e a 19 anni l’allora allenatore del CSKA, Leonid Slutsky, lo fece esordire in prima squadra. Divenne titolare in breve tempo e nella stagione 2015/16 mise insieme 23 presenze, segnando anche i suoi primi tre gol da professionista. In estate Slutsky, che era anche allenatore della nazionale russa, lo portò agli Europei in Francia. Pur di farlo giocare, spinto anche dal bisogno di avere perlomeno giocatori di qualità in campo, lo usò fuori posizione come centrocampista arretrato dietro a tre trequartisti, ma con risultati poco entusiasmanti.

L’anno successivo Golovin divenne titolare inamovibile del CSKA Mosca e – oltre a migliorare molti aspetti del suo gioco – si mostrò anche dotato di una grande resistenza, nonostante l’età e il fatto che giocasse in un ruolo molto dispendioso dal punto di vista fisico. Nei gironi di Champions League giocò tutte le partite dall’inizio alla fine, tranne l’ultima, dove venne sostituito all’intervallo. Delle trenta partite di campionato disputate, ne gioco ventitré per intero. Il suo frequente utilizzo nel CSKA, unito a un talento innegabile, hanno permesso a Golovin di crescere molto in fretta, tanto che ora è cercato dai migliori club d’Europa: mesi fa sembrava dovesse andare a giocare in Premier League, ma secondo le ultime notizie di mercato, la dirigenza della Juventus starebbe valutando il suo acquisto per la prossima stagione.

Negli ultimi due anni Golovin è diventato un centrocampista completo e nelle prossime stagioni ha la possibilità di affermarsi come uno dei migliori della sua generazione in quel ruolo. Con il CSKA è sempre stato al centro delle azioni della squadra, che siano di contenimento in fase difensiva o ripartenze verso l’attacco. Sa muoversi molto bene, scegliendo la posizione in campo più utile per sé e per la squadra. È in grado di compiere accelerazioni improvvise, che unite alle sue doti tecniche possono portare la squadra in attacco in pochi secondi. In carriera non ha segnato molti gol, ma nell’ultima stagione con il CSKA ha migliorato anche questo aspetto stabilendo il suo record in carriera di sette marcature in 43 presenze. Segna soprattutto dalla distanza e su calci piazzati, come nell’andata dei quarti di finale di Europa League contro l’Arsenal, dove segnò il gol del momentaneo pareggio per il CSKA.

Golovin rispecchia un po’ l’immagine del calcio russo degli ultimi anni. Cioè quella di un paese di 140 milioni di abitanti con una lunga tradizione calcistica che però non si è ancora dotato di un sistema in grado di scovare e far crescere i giovani migliori sparsi per il paese (che è grande come un continente, il che complica ulteriormente le cose). Golovin venne notato perché molto più forte della media dei suoi coetanei, ma si sa che nello sport la crescita individuale degli atleti avviene con modi e tempi differenti. In mancanza di un piano federale, di recente sono stati organizzati tuttavia dei progetti per colmare le mancanze del sistema calcistico nazionale, alcuni dei quali hanno usato proprio Golovin come testimonial. Il più importante si chiama K11 ed è organizzato e sostenuto da Nike.

L’allenatore Valery Nepomnyashchy, che nel 1990 portò il Camerun ai quarti di finale della Coppa del Mondo, è il coordinatore di K11, che ha definito di grande importanza per il movimento calcistico del paese. In un recente evento organizzato a Mosca, Nepomnyashchy ha parlato anche dell’attuale livello del calcio russo, dicendo: «Nelle nostre strade giocano tanti ragazzi di talento, con K11 cerchiamo di farglielo esprimere al meglio. L’obiettivo è colmare il divario tra le strade e il campo, perché adesso il maggior limite del nostro calcio è che i calciatori di oggi sono cresciuti negli anni Novanta, e in quel periodo c’erano troppi disagi per poter esprimere liberamente del talento nello sport».

Mostra commenti ( )