Aleksandar Mitrovic nell'amichevole giocata tra Serbia e Nigeria (GettyImages)

I Mondiali di Aleksandar Mitrovic

Da tempo la Serbia è alla ricerca di un forte centravanti: potrebbe averlo trovato, anche per merito di un allenatore che gli ha messo la testa a posto (forse)

Aleksandar Mitrovic nell'amichevole giocata tra Serbia e Nigeria (GettyImages)

Ogni Mondiale di calcio ha le sue rivelazioni. In Russia diversi giocatori ancora poco conosciuti hanno l’occasione di portarsi al centro dell’attenzione: Aleksandar Mitrovic è uno di loro.


In Russia la nazionale di calcio serba tornerà a giocare la fase finale di un Mondiale, otto anni dopo l’ultima volta. Si presenterà con una squadra competitiva, a cui però manca ancora qualcosa per essere paragonata ai grandi rivali della Croazia. Ai Mondiali 2018 la squadra serba è composta da alcuni giocatori esperti e affidabili, come l’ex capitano del Chelsea Branislav Ivanovic, il terzino della Roma Aleksandar Kolarov e il centrocampista del Manchester United Nemanja Matic. E dispone anche di molto talento, rappresentato soprattutto da Sergej Milinkovic-Savic, fra i migliori giocatori dell’ultima Serie A e ora richiesto dai più grandi club europei.

Alla Serbia, tuttavia, manca da tempo un grande centravanti, che invece le vicine Croazia e Bosnia hanno trovato in Mario Mandzukic ed Edin Dzeko. È in questa mancanza che risiede tutta l’importanza che il ventitreenne Aleksandar Mitrovic avrà per la nazionale serba ai Mondiali in Russia.

Aleksandar Mitrovic esulta dopo un gol segnato al Galles nelle qualificazioni ai Mondiali (Srdjan Stevanovic/Getty Images)

Aleksandar Mitrovic è uno degli ultimi calciatori promettenti formati dal sistema calcistico serbo. È nato e cresciuto a Smederevo, città sulla sponda destra del Danubio, un centinaio di chilometri a sud di Belgrado. A 11 anni venne notato dagli osservatori del Partizan Belgrado e invitato ad allenarsi nella capitale serba. Nel periodo trascorso nelle giovanili del Partizan, per cui peraltro fa il tifo, Mitrovic era solito frequentare la curva durante le partite casalinghe della prima squadra (non proprio un posto tranquillo). Contemporaneamente si affermava come uno dei calciatori serbi più interessanti, soprattutto per via della sua stazza e per l’aggressività con cui giocava.

«Mio padre dice che se non fossi diventato un calciatore ora sarei un criminale, o un lottatore. In effetti non so cosa farei se non stessi giocando a calcio. Forse qualcosa in cui posso sfogare tutta la mia adrenalina. Qualcosa come il pugilato. Quando ero bambino avevo un sacco di energia, è stato difficile crescermi per i miei genitori».

A 17 anni Mitrovic venne ceduto in prestito al Teleoptik Zemun, la squadra satellite del Partizan che gioca nella seconda divisione serba e disputa le partite casalinghe a Zemunelo, il centro di allenamento di tutte le squadre del Partizan. Con il Teleoptik giocò un anno, continuò a crescere e al termine della stagione venne chiamato dalla prima squadra del Partizan, a cui si aggregò nell’estate del 2012. Nella stagione che seguì, a 18 anni, impiegò una decina di partite per prendersi il posto di centravanti titolare della squadra, composta peraltro da altri tre calciatori poi venduti in Europa come lui: Lazar Markovic, Milos Jojic e Nikola Ninkovic. Con i primi due trovò un’intesa particolare e grazie ai tanti cross e assist con cui venne servito arrivò a segnare 15 gol in 36 partite. In campionato fece in media un gol ogni due incontri.

Alla seconda stagione con il Partizan, Mitrovic fece in tempo a giocare le prime partite dei preliminari di Champions League, tra luglio e agosto, e poi venne ceduto all’Anderlecht, in Belgio, per 5 milioni di euro. L’Anderlecht lo prese perché aveva bisogno di un giocatore con le sue caratteristiche, quelle che fanno di Mitrovic un vero e proprio centravanti: alto (quasi 1.90), robusto, molto forte nel gioco aereo (la maggior parte dei gol li segna di testa) ma nonostante ciò sufficientemente veloce anche con la palla. Al suo primo anno in Belgio segnò 19 gol in 41 partite. Non riuscì a fare gol in Champions League ma in campionato continuò a segnare un gol ogni due partite.

Nello stesso anno fece il suo esordio con la Serbia, che decise di farlo debuttare a 18 anni proprio per la necessità di avere in squadra un centravanti come lui. A settembre, poco dopo il trasferimento in Belgio e alla sua terza partita con la nazionale, segnò il suo primo gol internazionale in una partita peraltro speciale: contro la Croazia, al Marakana di Belgrado, in un incontro valido per le qualificazioni ai Mondiali dell’anno dopo. Mitrovic segnò il gol del pareggio, che non bastò alla Serbia per tornare in corsa per la qualificazione. Al termine della partita José Mourinho, in tribuna quella sera al Marakana, disse che a suo avviso fu il miglior in campo. Stando a quello che aveva fatto vedere in campo, inoltre, disse che Mitrovic sarebbe potuto diventare uno dei migliori centravanti europei.

E infatti le prestazioni nel secondo anno all’Anderlecht lo fecero conoscere in tutta Europa come uno dei migliori centravanti emergenti. Segnò 28 gol in 50 partite: fece gol all’Arsenal e al Borussia Dortmund in Champions League e segnò a tutte le rivali in campionato, dal Bruges al Gent. Le sue prestazioni in Belgio suscitarono l’interesse di molte squadre europee: le sue caratteristiche, però, lo indirizzarono verso il Newcastle, che lo comprò per poco meno di 20 milioni di euro. Mitrovic si dimostrò adatto al calcio inglese, a maggior ragione in una squadra da metà bassa della classifica, ma ci mise del tempo a inserirsi e ad abituarsi alla competitività della Premier League: concluse la stagione con 9 gol fatti in 36 partite e insieme ai compagni non riuscì ad evitare la retrocessione in Championship.

Nonostante la squadra giocasse nella seconda divisione inglese, con lo spagnolo Rafa Benitez in panchina Mitrovic ha trovato sempre meno spazio e fra il 2016 il 2017 la sua crescita si è fermata. Il suo diminuito ruolo in squadra lo ha reso parecchio nervoso e indisposto, tirando fuori gli aspetti più complicati del suo carattere, già intravisti negli anni precedenti (come quando insultò Zlatan Ibrahimovic per avergli fatto uno sgambetto). In due stagioni ha scontato complessivamente sette giornate di squalifica, tutte ottenute con espulsioni dirette per falli giudicati eccessivamente violenti, a cui si sono aggiunte una decina di ammonizioni. Al suo secondo anno al Newcastle ha continuato comunque a segnare – 6 gol in 29 partite – quasi mai partendo da titolare. Nonostante tutto, per i tifosi del Newcastle, che apprezzavano particolarmente la sua foga in campo, anche quella eccessiva, Mitrovic ha continuato a essere uno dei giocatori preferiti.

Nella stagione successiva, in Premier League, Mitrovic è partito ancora riserva e le volte in cui è stato utilizzato spesso ne ha combinate qualcuna delle sue, come la gomitata rifilata a un giocatore del West Ham alla terza partita di campionato che gli è costata una squalifica di tre settimane. A questo poi si è aggiunto un infortunio alla schiena che lo ha reso inutilizzabile da dicembre a gennaio. A inizio dall’anno in corso, tuttavia, è ritornato in forma e per timore di non giocare e perdere il suo posto da titolare con la Serbia ai Mondiali, ha chiesto e ottenuto il trasferimento in prestito al Fulham, squadra di Londra che sta cercando di ritornare in Premier League dopo due anni di assenza.

Il trasferimento al Fulham è avvenuto anche grazie a Slavisa Jokanovic, allenatore serbo della squadra che avendo allenato il Partizan tra il 2007 e il 2009 conosceva molto bene Mitrovic, allora promettente ragazzino delle giovanili. Con il suo acquisto, Jokanovic è riuscito a migliorare una squadra già considerata una delle migliori della stagione: è stata probabilmente quella che ha espresso il più bel gioco della Championship, un campionato giocato su ritmi intensi da squadre molto fisiche e in cui non è facile giocare bene e ottenere risultati. Da febbraio a maggio Mitrovic ha giocato 17 partite e ha segnato 12 gol, senza ricevere altri cartellini rossi e prendendosi solamente tre cartellini gialli.

Al termine del campionato il Fulham si è qualificato ai playoff per la promozione, che poi ha vinto in finale contro l’Aston Villa. Mitrovic è stato impiegato in tutte e tre le partite, senza segnare, ma restando comunque in campo dal primo all’ultimo minuto e aiutando la squadra con le cose che sa fare meglio: gestire palloni in attacco per farla avanzare in campo e offrire continuamente sponde ai compagni in arrivo. Dopo la promozione Mitrovic ha detto che sarebbe contento di restare al Fulham e di essere ancora allenato da Jokanovic, a cui ha dato il merito di avergli ridato le motivazioni per concentrarsi esclusivamente sul calcio.

Anche grazie a Jokanovic, quindi, la Serbia si presenta ai Mondiali con un centravanti in forma e molto motivato: nell’ultima amichevole, contro la Bolivia, è diventato il primo giocatore serbo a segnare una tripletta in nazionale, arrivando peraltro a 14 gol segnati nelle ultime 18 partite internazionali.