Il capitano croato Luka Modric durante i playoff contro la Grecia (Srdjan Stevanovic/Getty Images)

Guida ai Mondiali: ?? Croazia

Per la generazione di calciatori croati più forte di sempre è probabilmente l'ultima occasione di ottenere qualcosa di buono

Il capitano croato Luka Modric durante i playoff contro la Grecia (Srdjan Stevanovic/Getty Images)

Mondiali 2018 iniziano il 14 giugno. Questa è la seconda delle sette guide che il Post dedicherà alle Nazionali di calcio più importanti del torneo: quelle da cui, con ogni probabilità, verrà fuori la vincitrice della 21ª edizione della Coppa del Mondo. 


 

Delle 32 nazionali qualificate ai Mondiali in Russia, la Croazia è la quartultima per numero di abitanti: ne ha poco più di 4 milioni, solo qualche migliaia in più di Panama, mezzo milione in più dell’Uruguay e 4 milioni in più dell’Islanda. Eppure – ed è un discorso che si è fatto spesso in occasione degli ultimi tornei internazionali – la squadra croata è ritenuta tra le più forti al mondo, almeno sulla carta. I motivi di questa apparente sproporzione vengono dalla lunga tradizione sportiva del paese, dalla prestanza fisica che contraddistingue le popolazioni di origine slave, in particolare quelle del sud (ai Mondiali la Croazia sarà la quarta squadra più alta: la prima è la Serbia) e infine dai metodi di allenamento e sviluppo praticati nei settori giovanili, fra i più produttivi ed efficienti d’Europa.

Nonostante le grandi aspettative che puntualmente circondano la Croazia, nelle sue ultime apparizioni la squadra ha ottenuto risultati ben al di sotto delle sue potenzialità. Da quando il paese è indipendente ha partecipato a cinque edizioni della Coppa del Mondo. Nel 1998, al primo Mondiale disputato, ottenne il suo miglior risultato arrivando terza al termine di un torneo che tanti appassionati ricordano ancora oggi. Nelle successive quattro edizioni, però, la Croazia non ha più superato la fase a gironi. Agli Europei non è andata meglio: due anni fa venne eliminata agli ottavi, nel 2012 e nel 2004 al primo turno. Nel 2016 andò effettivamente meglio, ma si fermò comunque ai quarti.

Mateo Kovacic, Luka Modric e Vedran Corluka dopo l’eliminazione ai Mondiali 2014 (Laurence Griffiths/Getty Images)

Le difficoltà incontrate dalla Croazia negli ultimi vent’anni c’entrano con la composizione della squadra e con le gestioni tecniche avute. Pur avendo quasi una decina di titolari tesserati per i migliori club d’Europa, si è trovata spesso con dei ruoli scoperti o occupati da giocatori non propriamente all’altezza degli altri. Ha dovuto inoltre gestire problemi di abbondanza in alcuni ruoli, come a centrocampo per i registi, e sugli esterni, dove ci sono più giocatori offensivi mentre scarseggiano quelli in grado di contribuire attivamente alla fase difensiva. In difesa, poi, ci sono sempre state posizioni più vulnerabili delle altre. Nessun allenatore è mai riuscito a trovare un rimedio, pur avendo avuto a disposizione squadre con un livello medio fra i più alti al mondo e parecchi punti di forza. Negli ultimi dodici anni solo due allenatori hanno dimostrato di avere idee e soluzioni adatte: Slaven Bilic, in carica dal 2006 al 2012, e Niko Kovac, in carica dal 2013 al 2015.

Dopo l’esonero di Ante Cacic per via delle deludenti prestazioni nel corso delle qualificazioni ai Mondiali, la federazione ha deciso di chiamare Zlatko Dalic, che nei precedenti otto anni aveva allenato solamente in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi. La nomina di Dalić ha suscitato parecchie critiche alla federazione, accusata ancora una volta di dare preferenza a persone caldeggiate dai dirigenti anche se senza competenze necessarie per allenare una squadra così forte. Nelle prime partite dopo la nomina, tuttavia, Dalic è sembrato avere delle idee interessanti: ha vinto a Kiev contro l’Ucraina in una partita cruciale per la qualificazione ai Mondiali e poi ha battuto senza problemi la Grecia negli spareggi.

L’ultima chiamata per la miglior generazione?

Dalic ha soprattutto modificato alcuni aspetti tattici. Il più importante è l’avanzamento sulla trequarti del capitano Luka Modric – uno dei centrocampisti più forti al mondo e il giocatore a cui la Croazia ruota attorno – ora sostenuto alle spalle da Ivan Rakitic, titolare nel Barcellona, e da uno fra Marcelo Brozovic, Milan Badelj e Mateo Kovacic. Nel reparto offensivo i titolari in Russia dovrebbero essere Ivan Perisic, esterno sinistro, Mario Mandzukic e Andrej Kramaric, i quali dovrebbero alternarsi tra la posizione di centravanti e quella di esterno destro, dato che sanno ricoprirle entrambe.

In porta il posto di Danijel Subasic è assicurato e con lui la Croazia ha coperto un annoso punto debole della formazione. Per quanto riguarda la difesa, invece, i centrali titolari dovrebbero essere Dejan Lovren e Domagoj Vida, affiancati dai terzini Ivan Strinic (ultimo acquisto del Milan) e Sime Vrsaljko.

Fra i preconvocati ci sono riserve all’altezza dei titolari in ogni reparto, a eccezione del centrocampo, dove le scelte sono anche di più. A giudicare solamente dalla formazione titolare, in Russia la Croazia possiede tutte le qualità per passare il proprio girone, anche se è capitata in uno dei più competitivi, formato da Argentina, Nigeria e Islanda. Oltre al tasso tecnico e alle novità introdotte da Dalic, la Croazia può contare su tanti giocatori maturi, esperti e abituati a giocare con le squadre migliori del mondo nei tornei più competitivi. Fra i giocatori meno conosciuti da cui però ci si aspetta molto, il più atteso è il 26enne Andrej Kramaric, che nell’ultima stagione con l’Hoffenheim ha finalmente avuto un andamento da grande squadra, con qualche anno di ritardo rispetto alle aspettative iniziali.

Cosa potrebbe andare storto

La presenza di Vrsaljko è una garanzia per la tutta la fascia destra mentre a sinistra Strinic convince meno, per qualità ridotte e soprattutto per le poche partite giocate in campionato con la Sampdoria. In nazionale, tuttavia, ha fornito sempre delle prestazioni sufficienti. L’alternativa è Josip Pivaric della Dinamo Kiev, che però ha un profilo simile. Per quanto riguarda le posizioni centrali, Lovren e Vida sono due difensori arcigni ed esperti, ma spesso mancano di coordinazione e concentrazione nei momenti più concitati. Le riserve a disposizione di Dalic – Corluka, Jedvaj, Mitrovic – pur mantenendo il livello del reparto non aggiungono nulla in più dei titolari e sono perlopiù dei rimpiazzi.

La difesa potrebbe risentire anche delle limitate caratteristiche difensive del centrocampo, quelle che in teoria dovrebbero garantire una protezione aggiuntiva. Brozovic e Badelj sanno ricoprire bene quel ruolo, pur non avendo un fisico molto adatto, mentre Kovacic ha dimostrato anche al Real di non garantire ancora lo stesso rendimento giocando lì. Come si è visto nelle ultime apparizioni internazionali, infine, raramente la Croazia ha avuto la forza di reagire e ribaltare situazioni di svantaggio. Per quest’ultimo aspetto, tuttavia, l’esperienza accumulata dai giocatori più importanti della squadra potrebbe giocare un ruolo decisivo.