Luka Modric all'ingresso del tribunale di Osijek per testimoniare nel processo contro Zdravko Mamic (STRINGER/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 22 giugno 2017

Luka Modric l’ha fatta grossa

Il centrocampista del Real Madrid è indagato per spergiuro in Croazia, dopo aver ritrattato la sua versione in un importante processo

di Pietro Cabrio
Luka Modric all'ingresso del tribunale di Osijek per testimoniare nel processo contro Zdravko Mamic (STRINGER/AFP/Getty Images)

Da lunedì scorso Luka Modric, centrocampista croato del Real Madrid, ritenuto uno dei più forti al mondo nel suo ruolo e vincitore delle ultime due edizioni della Champions League, è ufficialmente indagato dalla Procura statale croata per sospetto spergiuro nel corso del processo più discusso e seguito in Croazia: quello nei confronti di tre vecchi dirigenti della Dinamo Zagabria, la squadra di calcio più importante del paese e una delle più ricche e forti dell’ex Jugoslavia. I tre sono accusati di aver sottratto soldi al club per anni: la Dinamo Zagabria possiede uno dei migliori settori giovanili al mondo e solamente negli ultimi cinque anni ha guadagnato quasi 100 milioni di euro dalla vendita all’estero dei suoi giocatori. Si parla quindi di grosse cifre – enormi per gli standard di un piccolo campionato dell’est Europa – che sarebbero state sottratte sia ai giocatori che al club, che non è privato bensì è un’associazione civica che riceve annualmente dei fondi pubblici.

Modric – insieme a un altro giocatore della Nazionale croata, Dejan Lovren, difensore del Liverpool – è uno dei testimoni più importanti del processo in cui gli ex dirigenti della Dinamo Zagabria sono accusati di appropriazione indebita, evasione fiscale e corruzione. Le versioni fornite dai due giocatori all’USKOK, l’agenzia croata che si occupa di corruzione e criminalità organizzata, sono state fondamentali per la formalizzazione delle accuse e sono ritenute inoltre le due testimonianze più importanti del processo. Modric e Lovren, infatti, sono due calciatori molto famosi e i loro trasferimenti all’estero costarono circa una trentina di milioni di euro: prima che la scorsa estate la Juventus acquistasse Marko Pjaca per 23 milioni, il trasferimento di Modric al Tottenham, costato 21 milioni di euro, era il più costoso mai avvenuto nel calcio croato.

Oltre a questo, in un paese in cui la corruzione è diffusissima e difficile da contrastare, la testimonianza di due giocatori così famosi anche nel resto d’Europa era stata presa come un forte segnale al paese, o perlomeno al movimento calcistico croato, alle prese con gli stessi annosi problemi: ormai da anni i tifosi della Dinamo disertano in massa tutte le partite della squadra, anche le più importanti, per via di come viene gestita la società. Le loro proteste, condivise da molti altri club croati, hanno ripercussioni anche sulle partite della Nazionale, in cui spesso si verificano incidenti e contestazioni che finiscono per danneggiare soprattutto la squadra, una delle più talentuose d’Europa.

Gli accusati

I tre ex dirigenti della Dinamo Zagabria a giudizio sono Zdravko Mamic, Zoran Mamic e Damir Vrbanovic. Zoran Mamic è un ex calciatore cresciuto nella Dinamo Zagabria, riserva della Nazionale croata che arrivò terza ai Mondiali del 1998. Dal 2013 al 2016 è stato allenatore e direttore sportivo del club; da un anno e mezzo circa, dopo che fu arrestato mentre era ancora alla guida della squadra, è andato ad allenare prima in Arabia Saudita e poi negli Emirati Arabi. Vrbanovic è invece l’ex amministratore delegato della Dinamo, la persona che si occupava quasi esclusivamente dei conti societari. È tuttora direttore esecutivo della federazione calcistica croata.

L’uomo a cui ruota intorno il processo è però Zdravko Mamic, fratello maggiore di Zoran. Per tredici anni, dal 2003 al 2016, Mamic è stato il direttore esecutivo della Dinamo Zagabria, di fatto il dirigente che ha avuto il pieno controllo del club. È un personaggio particolare, la cui storia è segnata da continui episodi violenti e problemi con la legge. Da ragazzo venne scartato dalle giovanili della Dinamo e a quindici anni iniziò a lavorare e poi gestire le bancarelle fuori dallo stadio di Zagabria. Durante le guerre jugoslave divenne in qualche modo socio di alcune aziende della capitale e poi entrò nella dirigenza della Dinamo. Nel 1992, dopo aver perso temporaneamente la carica di direttore sportivo del club, aggredì l’allora presidente, Josip Šoić, il quale dovette scappare scavalcando una recinzione dello stadio Maksimir. Alcuni mesi dopo aggredì un dirigente della federazione croata e, incredibilmente, non subì alcuna sanzione.

Dagli anni Novanta ad oggi, Mamic ha aggredito poliziotti, colleghi, arbitri e funzionari pubblici, e non ha quasi mai subito condanne. Ha inoltre un pessimo rapporto con i giornalisti, che è solito insultare e aggredire verbalmente ad ogni occasione buona, come si può vedere in questo video.

Il ruolo di Mamic nella Dinamo è stato a lungo contestato per via dell’evidente conflitto d’interessi che si è creato nel corso degli anni della sua gestione. Suo figlio Mario è a capo dell’ASA International, agenzia che cura gli interessi di giocatori croati, fra cui molti giocatori ed ex giocatori della Dinamo Zagabria come Mateo Kovacic e appunto Modric. Le contestazioni nei confronti di Mamic sono iniziate quando si è venuti a sapere che l’ASA International era solita inserire sistematicamente nei contratti dei propri giocatori delle clausole che le assicuravano delle alte percentuali degli stipendi o dei trasferimenti degli stessi, sottraendoli quindi alla Dinamo in misura ben maggiore delle commissioni che spettano normalmente ai procuratori. Accordi simili erano stati fatti in precedenza dallo stesso Mamic, che aiutò economicamente alcuni giovani e promettenti calciatori del club in cambio di una parte dei loro futuri guadagni.

Clausole simili sono state inserite nei contratti di Modric e Lovren e di molti altri giocatori poi divenuti famosi in Europa, come il brasiliano Eduardo, ex attaccante dell’Arsenal, che due anni fa portò il suo caso in tribunale affermando di essere stato ingannato e raggirato da Mamic al momento della firma del contratto.

Il processo dell’anno in Croazia

Nell’estate del 2015, dopo lunghe indagini, l’agenzia croata contro la corruzione e il crimine organizzato arrestò Vrbanović e i fratelli Mamić, che restarono in custodia per trenta giorni con l’accusa di evasione fiscale e corruzione: allora si stimava che il patrimonio dei fratelli Mamic fosse di circa 30 milioni di euro, in gran parte ingiustificati.

Il processo è iniziato quest’anno – ad Osijek e non a Zagabria, dove Mamic avrebbe potuto trarre vantaggio dalla sua presunta vicinanza ad alcuni giudici locali – con la difesa forte delle importanti testimonianze di Modric e Lovren. Ma nel corso dell’audizione di martedì 13 giungo, Modric ha ritrattato la versione fornita nel corso delle indagini, dicendo di non ricordare date e dettagli contrattuali, pronunciando solo poche parole, confuse e con tono incerto. La sua testimonianza, trasmessa in diretta da canali televisivi e social network, ha suscitato fin da subito un profondo sdegno fra i tifosi croati, che ora chiedono che non sia più il capitano della Nazionale.

La difesa di Mamic sostiene solo che tutti i soldi ricevuti dal trasferimento di Modric — e anche dagli altri — sono parte di accordi legali stipulati per tempo e perfettamente validi. Da ragazzo, infatti, Modric ricevette l’aiuto economico di Mamic e firmò un contratto in cui in cambio era prevista la divisione dei suoi futuri introiti. Quando nel 2008 la Dinamo lo vendette al Tottenham per 21 milioni di euro, la metà della cifra andò direttamente a Modric. Il Tottenham usò la rateizzazione del pagamento, che si prolungò in quattro anni: nel corso delle indagini, Modric disse che ogni qual volta riceveva un versamento dal club inglese, si recava a uno sportello bancario accompagnato dal figlio o dal fratello di Zdravko, a cui ne versava più della metà. Nel corso dell’udienza Modric ha sostenuto di non aver mai detto nulla del genere. Quando la difesa ha mostrato la stesura della sua dichiarazione nel corso delle indagini, Modric ha detto di aver confuso e mal interpretato i fatti.

Cosa succederà ora

La storia del processo Mamic è solo all’inizio. Ora Modric è indagato per sospetto spergiuro e se sarà incriminato, secondo la legge croata rischia una pena che va dai sei mesi ai cinque anni di carcere. Il processo ai tre ex dirigenti della Dinamo è stato sospeso e rinviato a settembre dopo che Mamic ha licenziato i suoi legali nel corso dell’udienza che si è tenuta il giorno dopo la testimonianza di Modric.

Intanto, sabato scorso, Dejan Lovren, la cui testimonianza è ritenuta ancora più importante di quella fornita da Modric, è stato fotografato a pranzo con il figlio di Mamic, Mario. Si è poi scoperto che nella stessa giornata ha partecipato al matrimonio dell’ex centrocampista dell’Inter Mateo Kovacic, a cui era presente anche Mamic; Modric, invece, non è stato visto. Nel corso dei festeggiamenti è stato girato un video in cui si vedono Lovren e Mamic (che nel video è quello a petto nudo) cantare una canzone popolare serba che fra le altre cose dice: «Nessuno può toccarci, siamo più forti del destino; quelli a cui non piacciamo possono solo odiarci».

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