Come l’austerità ha cambiato il Regno Unito

Secondo i conservatori, gli estesi tagli al welfare erano l'unico modo per far fronte alla crisi economica: otto anni dopo, le conseguenze sono dappertutto

Un uomo protesta contro l'austerity davanti a Downing Sreet nel 2012. (Dan Kitwood/Getty Images)

A partire dal 2010, il governo conservatore del Regno Unito guidato da David Cameron diede inizio alla più radicale riforma della spesa pubblica e dello stato sociale nella storia moderna del paese. Le misure prevedevano estesi tagli al welfare, una forma di austerità decisa in risposta alla crisi economica mondiale, con l’obiettivo di ridurre il deficit, che aveva raggiunto il 10 per cento del PIL, e il debito pubblico, che era arrivato a 1.000 miliardi di sterline, il doppio rispetto a tre anni prima. In otto anni, quello che il governo conservatore ritenne essere il modo migliore per rimettere in sesto i disastrati conti del paese ha peggiorato tangibilmente la vita di milioni di persone che vivono in Regno Unito. Il New York Times ha raccontato come, in un lungo articolo che propone una tesi: il Regno Unito è diventato una specie di Stati Uniti.

Il riferimento è allo stato sociale statunitense, estremamente sottile e inaccessibile per larghe fasce della popolazione. Sanità, istruzione e previdenza sociale si basano in parte sull’iniziativa privata – in certi casi, come la sanità, in modo prevalente – mentre le tasse sono sensibilmente più basse che in Europa. È un modello molto diverso da quello europeo, dove il welfare è tradizionalmente a carico dello stato, ed è per questo quasi ovunque più equo e inclusivo (ma costa molto di più).

In realtà, anche gli Stati Uniti avevano uno stato sociale più avanzato – almeno a livello federale; gli stati sono molto autonomi nelle loro iniziative – che fu però progressivamente smantellato a partire dall’amministrazione di Ronald Reagan negli anni Ottanta. Nello stesso periodo successe una cosa simile nel Regno Unito della prima ministra conservatrice Margaret Thatcher. Le basi di partenza erano però molto diverse, e il welfare britannico rimase comunque più vicino a quelli tradizionalmente europei.

Dopo le misure di austerità decise per fare fronte alla crisi, però, il Regno Unito degli ultimi otto anni ha sostituito l’era Thatcher, agli occhi di molti, in quanto a diseguaglianze sociali. Per come la mise il governo Cameron, i tagli avrebbero snellito la burocrazia e la macchina statale, ottimizzando le spese senza troppe conseguenze. Laddove non sarebbe più arrivato lo Stato, infatti, sarebbero arrivate organizzazioni di volontari e fondazioni private a fare quello che prima faceva il settore pubblico, forse anche in modo più efficiente.

Una manifestazione contro l’austerity nel 2015 a Londra. (Jeff J Mitchell/Getty Images)

In parte questa nuova ondata di volontarismo si è effettivamente manifestata, racconta il New York Times, per esempio nelle biblioteche o nelle mense per i poveri. Ma è un fenomeno che non è bastato per coprire le lacune lasciate dal ritiro dello Stato nel settore pubblico: «Per molti, in Gran Bretagna, è stato come dare fuoco a una casa e poi affidarsi allo spirito di comunità dei vicini per spegnerlo».

Le misure di austerità nel Regno Unito non vennero applicate tutte d’un colpo, come in Grecia, ma si sono accumulate negli anni. «Stiamo facendo dei tagli che credo che Margaret Thatcher, negli anni Ottanta, avrebbe solo potuto immaginare», disse il parlamentare conservatore Greg Baker nel 2011, provocando reazioni indignate e infuriate.

Dal 2010 la spesa del Regno Unito per le forze di polizia è calata del 17 per cento, e il numero di agenti del 14 per cento. Il budget per la manutenzione delle strade è diminuito di un quarto, la spesa per le biblioteche di un terzo, il personale del sistema giudiziario è stato tagliato di un terzo. La spesa per il sistema carcerario è stata ridotta di oltre un quinto, con la conseguenza che sono raddoppiate le aggressioni alle guardie penitenziarie. Il sistema nazionale di assistenza domestica agli anziani ha subìto un taglio ai fondi di circa il 25 per cento. Le amministrazioni locali oggi hanno entrate che sono circa l’80 per cento di quelle del 2010, nonostante abbiano alzato le tasse, secondo uno studio dell’Institute for Fiscal Studies di Londra: e in molti casi sono state comunque oggetto delle critiche più feroci, visto che spettava a loro decidere come distribuire i ridotti fondi.

I tagli non hanno coinvolto in maniera uguale tutti i settori della spesa pubblica: i trasporti sono stati i più colpiti, con una riduzione del budget di oltre il 47 per cento tra il 2010 e il 2017; il settore delle pensioni e del lavoro ha subito un taglio di quasi il 38 per cento; le amministrazioni locali del 30 per cento. La sanità non è stata interessata direttamente dai tagli, ma sono stati rallentati o congelati i nuovi investimenti, con conseguenze comunque negative per i pazienti.

Il Regno Unito ha chiuso l’anno scorso con un surplus del bilancio pubblico, dopo anni di deficit: l’obiettivo di smettere di spendere soldi che non si possiedono è stato raggiunto, per quanto dolorosamente. Ma c’è poco ottimismo su un’inversione della tendenza riguardo all’austerità: superate le incertezze relative alla crisi economica globale, adesso sono subentrate quelle per le conseguenze economiche di Brexit. La crescita nel Regno Unito è stata tra le più basse tra le maggiori economie mondiali, nei primi tre mesi del 2018.

Quando i conservatori arrivarono al potere nel 2010, il Regno Unito arrivava da 13 anni di governo laburista, che accusarono di aver mantenuto per anni una spesa pubblica insostenibile, aiutati da un biglietto che Liam Byrne, il numero due del dipartimento del Tesoro laburista, lasciò sulla scrivania del suo successore al momento di lasciare l’ufficio. «Temo che i soldi siano finiti. Saluti, e buona fortuna!», c’era scritto. I conservatori usarono questa storia più volte, negli anni a seguire, per giustificare l’austerità. Byrne, che fu estesamente criticato per la lettera, ha scritto di essersi chiesto ogni giorno per i successivi cinque anni perché la scrisse.

L’ex primo ministro britannico David Cameron mostra la lettera di Liam Byrne durante un comizio elettorale in vista delle elezioni del 2015. (AP Photo/Peter Nicholls, Pool)

«Il governo ha creato la povertà. L’austerità non ha a che fare con l’economia. Si trattava di escludere le persone dallo stato sociale. È la politica che abbandona le persone deboli», ha detto al New York Times il consigliere comunale laburista di Liverpool Barry Kushner.

I conservatori non sono d’accordo: il paese spendeva soldi che non possedeva, c’era un grave problema di deficit e di debito da risolvere, e quindi sì, aveva a che fare con l’economia. Ma le gravi e diffuse conseguenze delle misure di austerità mettono in discussione non solo la necessità di qualche tipo di taglio nel settore pubblico, ma l’iniquità delle misure prese dal governo conservatore, che hanno richiesto sacrifici molto maggiori alle fasce più povere della popolazione, senza aumentare proporzionalmente la pressione fiscale su quelle più ricche. Secondo Neil O’Brien, parlamentare conservatore che si occupò del piano di austerità, i più ricchi sono stati invece interessati da sufficienti tassazioni, e la sinistra ha criticato le misure ma non ha mai saputo fornire un’alternativa credibile che non fosse continuare a spendere.

Tra le conseguenze più evidenti e gravi delle misure di austerità c’è stato il numero delle persone senzatetto, che secondo le stime sono raddoppiate dal 2010, con un aumento costante ogni anno. Ma a essere aumentate sono stati molti dei dati generalmente associati a un peggioramento della qualità di vita di un paese: i crimini, le dipendenze da oppioidi, la mortalità e la povertà infantile.

Un mendicante a Manchester, nel 2015. (Christopher Furlong/Getty Images)

Come ha spiegato il Financial Times, le conseguenze sono tangibili per i britannici nelle code più lunghe agli ospedali, nei disagi per i pendolari, nelle scuole con meno soldi, nelle difficoltà nell’assistenza a disabili e anziani. E con l’invecchiare della popolazione, sono difficoltà che si faranno sempre più estese.

Secondo uno studio del Center for Regional Economic and Social Research della Sheffield Hallam University, ogni anno fino al 2020 il Regno Unito spenderà l’equivalente di 30 miliardi di euro in meno all’anno nel welfare, per un totale di circa 770 euro annui per ogni persona in età lavorativa.

A Liverpool, una delle aree più colpite dalla crisi economica e successivamente dalle misure di austerità, la cifra arriva a oltre 1.000 euro all’anno. Dal 2010 hanno chiuso cinque stazioni dei vigili del fuoco, che da 1.000 sono scesi a 620. I morti per incendi accidentali nelle abitazioni sono stati 83 tra il 2007 e il 2017: 51 di questi erano soli nel momento dell’incendio, e di questi 19 avrebbero avuto bisogno di assistenza domestica. Nella città, in ogni caso, oggi oltre un quarto dei 460mila abitanti vive formalmente in condizioni di povertà.

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