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  • sabato 12 maggio 2018

Cos’è oggi Gerusalemme

La città dove fra qualche giorno aprirà l'ambasciata statunitense è una delle più contese della storia, ed è fatta in un modo straordinario e unico

(Uriel Sinai/Getty Images)

Ci sono giorni in cui a Gerusalemme è difficile fare più di una decina di passi in mezz’ora, da quanta gente c’è in giro. In altri, invece, le strade si svuotano e diventa complicato fare le cose che di solito si fanno in una città: mangiare fuori, prendere un taxi, andare al cinema, e così via. Gerusalemme è una città dove può succedere di tutto e non succedere niente, in cui si trovano i principali siti di culto di tre delle principali religioni del mondo, piena di turisti in tutti i periodi dell’anno ma militarizzata come poche metropoli al mondo.

Nei prossimi giorni Gerusalemme sarà al centro delle cronache internazionali: il 14 maggio verrà infatti inaugurata in città la nuova ambasciata statunitense, trasferita da Tel Aviv dopo una controversa scelta del presidente Donald Trump.

Contraddizioni e sconvolgimenti fanno parte della storia di Gerusalemme. Nel 70 d.C. la città fu il centro della rivolta degli ebrei contro l’Impero romano. Gli scontri durarono quattro anni e si conclusero con l’assedio e la distruzione del centro da parte di Tito, il figlio dell’imperatore Vespasiano. «La città venne abbattuta dalla rivoluzione, poi i Romani abbatterono la rivoluzione», scrisse anni più tardi lo storico romano di origini ebraiche Flavio Giuseppe. Nei secoli precedenti Gerusalemme era stata resa maestosa dalle tribù di Israele, distrutta dai babilonesi e occupata da Alessandro Magno; dopo l’assedio dei Romani fu conquistata dagli arabi, assediata dai crociati che cercavano il sepolcro di Gesù Cristo e infine occupata dagli ottomani, almeno fino al Ventesimo secolo. Ogni dominazione ha lasciato qualcosa.

Una scena dell’Arco di Tito, ancora visibile a Roma, che mostra alcuni soldati romani portare via dei cimeli da Gerusalemme. Si vede anche il tipico candelabro ebraico a sette braccia, la “menorah” (Wikimedia)

Gerusalemme è contesa da israeliani e arabi palestinesi dalla fine della Seconda guerra mondiale. I primi rivendicano di averla fondata e averci costruito il luogo più sacro per l’ebraismo, il Tempio Santo, di cui oggi rimane solo un pezzo, il cosiddetto Muro del pianto: il Muro del pianto era un basamento del Tempio, che oggi possono vedere e visitare anche i turisti rispettando alcune precise regole. I secondi, gli arabi palestinesi, l’hanno abitata per secoli, un periodo nel quale hanno costruito l’edificio più riconoscibile della città, la Cupola della roccia, cioè quella cupola d’oro che svetta guardando Gerusalemme da lontano. La Cupola della roccia e la vicina moschea di al Aqsa si trovano sulla cosiddetta “Spianata delle moschee”, cioè il luogo dove si trovava il Tempio Santo.

Gerusalemme è un luogo molto importante anche per i cristiani, perché si ritiene che lì abbia vissuto per qualche tempo e sia morto Gesù Cristo: nel luogo della sua morte è stata edificata una basilica, la Chiesa del Santo Sepolcro, meta di milioni di pellegrini. La chiave dell’unico portone di ingresso alla basilica cristiana è custodita dal Dodicesimo secolo da due famiglie musulmane, i Nusayba e i Ghudayya, a dimostrazione di quanto sia concretamente complesso e intricato un posto come Gerusalemme.

Tutti gli edifici religiosi più importanti si trovano nella città vecchia, uno spazio di un chilometro quadrato circondato da mura imponenti, costantemente pieno di turisti, pellegrini, soldati israeliani e venditori ambulanti. La città vecchia è divisa in quattro quartieri: ebraico, cristiano, musulmano e armeno. Le tensioni non mancano, specialmente di venerdì, quando centinaia di fedeli musulmani entrano nella città vecchia per pregare alla moschea di al Aqsa.

Una veduta dall’alto della città vecchia di Gerusalemme (David Silverman/Getty Images)

Sia gli israeliani che gli arabi palestinesi rivendicano Gerusalemme come capitale del proprio stato. Gli ultimi negoziati arrivati vicini alla pace, nel 2000, fallirono perché nessuno aveva trovato un modo soddisfacente di spartirsi la città. La comunità internazionale ha sempre cercato di rimanere equidistante fra le richieste israeliane e quelle palestinesi – nessun paese al mondo ha la propria ambasciata in Israele a Gerusalemme – ed è per questo che la decisione di Trump è una legittimazione senza precedenti nei confronti delle rivendicazioni di Israele.

Una mappa semplificata di Gerusalemme est. In blu ci sono gli insediamenti israeliani, in verde i quartieri arabi, in rosso il muro costruito da Israele (Wikimedia)

In teoria la città è tagliata a metà dalla linea tracciata dopo l’armistizio del 1948, alla fine della prima guerra fra arabi palestinesi e israeliani. I territori a est della linea appartengono ai palestinesi, quelli a ovest agli israeliani. In pratica, però, Israele gestisce una fetta molto più ampia di quella che gli spetterebbe e occupa militarmente gran parte di Gerusalemme est. Lo fa dal 1967, l’anno in cui vinse la Guerra dei sei giorni conquistando praticamente tutta l’odierna Cisgiordania (poi parzialmente ceduta ai palestinesi con gli accordi di Oslo del 1993).

L’occupazione di Israele ha creato una sorta di limbo per le persone che abitavano a Gerusalemme est e nel quartiere della città vecchia.

Gerusalemme est è separata dal resto della Cisgiordania da un muro costruito dagli israeliani per proteggere i propri insediamenti. I suoi abitanti non sono cittadini israeliani, ma hanno un diritto di residenza permanente: questa situazione consente loro di avere una vita più facile dei palestinesi che abitano in Cisgiordania – hanno una maggiore libertà di movimento e possono usare gli stessi servizi degli israeliani – ma molti di loro raccontano spesso di subire un trattamento da cittadini di serie B. Gerusalemme ovest ha invece strade spaziose, tram ultramoderni e diversi parchi. Fra le altre cose è la sede delle principali istituzioni israeliane come la Knesset, cioè il parlamento, e i vari ministeri.

Un tram passa per le strade di Gerusalemme ovest (MENAHEM KAHANA/AFP/Getty Images)

L’unica cosa che la rende diversa da metropoli mediterranee come Madrid o Atene è la presenza di molte comunità di ebrei ultraortodossi, che si vedono un po’ ovunque: gli uomini e i bambini si vestono con completi neri su camicie bianche, anche se non esiste un’unica tradizione da seguire. Le donne sposate si velano il capo e portano vestiti molto lunghi. Molti di loro abitano nel quartiere di Mea Shearim, a nord-ovest della città vecchia, in cui i turisti sono invitati a vestirsi in maniera “modesta” e a non scattare fotografie durante il sabato, il giorno sacro per gli ebrei, quando in tutta la città girano pochissime persone e vengono garantiti solo i servizi essenziali.

La nuova ambasciata statunitense si insedierà nell’edificio che al momento ospita il consolato generale. È un complesso semi-militarizzato che si trova nel quartiere residenziale di Arnona, a sud della parte ovest della città. Quella di Arnona non sarà la sede definitiva: gli Stati Uniti stanno cercando uno spazio più grande che possa ospitare le decine di persone che attualmente lavorano all’ambasciata di Tel Aviv.

Una piazza all’esterno del palazzo che ospiterà l’ambasciata americana, nel quartiere di Arnona (Corinna Kern/picture-alliance/dpa/AP Images)

Alcuni abitanti del quartiere intervistati alcune settimane fa dal New York Times si sono detti contenti per il trasferimento dell’ambasciata, spiegando che garantirà loro una maggiore sicurezza. Altri sono convinti che porterà solamente problemi: «potrebbe crearci fastidio, magari chiuderanno le strade», ha spiegato l’istruttore di una scuola guida locale.

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