Winnie Madikizela-Mandela nel dicembre 2017 (MUJAHID SAFODIEN/AFP/Getty Images)
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  • lunedì 2 aprile 2018

È morta a 81 anni Winnie Madikizela-Mandela

È stata un'attivista per i diritti dei neri in Sudafrica e fu per molti anni sposata con Nelson Mandela

Winnie Madikizela-Mandela nel dicembre 2017 (MUJAHID SAFODIEN/AFP/Getty Images)

Winnie Madikizela-Mandela, attivista per i diritti dei neri ed ex moglie di Nelson Mandela, è morta oggi a Johannesburg, in Sudafrica. Aveva 81 anni ed era malata da tempo. La notizia è stata confermata dalla sua famiglia.

Winnie Madikizela-Mandela era stata un’attivista per i diritti dei neri in Sudafrica e durante gli anni di prigionia di Nelson Mandela – con cui rimase sposata dal 1958 al 1996 – ne fu la principale portavoce. Grazie al suo attivismo e grazie alla sua vicinanza a Mandela, Winnie Madikizela-Mandela era diventata una delle persone più in vista e più influenti del Sudafrica post-apartheid, nonostante le molte ombre legate alla sua vita politica e privata.

Winnie Madikizela era nata nel settembre del 1936 in una famiglia nobile della tribù Pondo, a Transkei. Era cresciuta in povertà, ma era riuscita a studiare e a diventare un’assistente sociale dopo essersi diplomata alla Hofmeyr School of Social Work di Johannesburg. Nel 1957 aveva incontrato Nelson Mandela, il quale un anno dopo lasciò la sua prima moglie – Evelyn Ntoko Mase – per sposarla. La sua vita subì un violento scossone quando Mandela fu arrestato e incarcerato nel 1964, e lei divenne un obiettivo della repressione del governo sudafricano contro i movimenti per i diritti dei neri. Winnie Madikizela-Mandela fu incarcerata più volte, anche per molti mesi, torturata e infine mandata in esilio.

La sua popolarità tra i neri sudafricani, tuttavia, continuò a crescere, anche grazie al fatto che Madikizela-Mandela diventò la principale fonte di informazioni sulla salute e i pensieri di Nelson Mandela, grazie ai pochissimi contatti che ai due era permesso avere. Negli anni Ottanta tornò a vivere a Soweto, nonostante le fosse stato vietato, e diventò leader di una frangia particolarmente violenta del movimento anti apartheid.

Nelson Mandela e l’allora moglie Winnie mano nella mano dopo la scarcerazione di Mandela dalla prigione di Victor Verster, vicino a Capetown, l’11 febbraio 1990. (AP Photo, file)

Il primo grande colpo alla sua reputazione, Madikizela-Mandela lo subì nel 1991, un anno dopo la scarcerazione di Nelson Mandela. Fu condannata per l’omicidio di un ragazzino di 14 anni da parte del gruppo di guardie corpo che aveva assunto al suo ritorno a Soweto alcuni anni prima. La sua condanna fu poi ridotta in appello a una multa e un anno di carcere con pena sospesa, ma Madikizela-Mandela fu espulsa dal Fronte Democratico Unito – l’organizzazione cappello che rappresentava il movimento di liberazione dei neri sudafricani – e un anno dopo si separò da Nelson Mandela. Il divorzio dei due fu ufficializzato nel 1998, quando Mandela raccontò che Madikizela-Mandela aveva avuto una relazione extraconiugale con un suo collega.

Dopo l’elezione di Mandela a presidente del Sudafrica nel 1994, Madikizela-Mandela ottenne un lavoro ministeriale, che fu però costretta a lasciare quando fu accusata di appropriazione di fondi pubblici. Nel 2003 fu nuovamente condannata per aver sfruttato la sua posizione all’interno dell’ANC – il partito di Mandela – per ottenere prestiti e finanziamenti. Negli ultimi anni della sua vita era rimasta un personaggio di spicco della politica sudafricana e nel 2016 era stata insignita dall’allora presidente Jacob Zuma con una delle più importanti onorificenze del paese, l’Ordine dei Luthuli. Si era comunque ancora parlato di lei per una causa che aveva intentato agli eredi di Mandela per ottenere la proprietà di una casa che era appartenuta al suo ex marito e perché, al suo funerale, si era comportata in un modo che molti avevano considerato una mancanza di rispetto nei confronti dell’ultima moglie di Mandela, Graça Machel.

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