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  • sabato 24 marzo 2018

L’attentato di Trèbes, in ordine

Cos'è successo ieri e chi era l'attentatore che ha ucciso quattro persone nel sud della Francia, e che ha detto di essere dell'ISIS

Due poliziotti francesi a Trèbes (AP Photo/Emilio Morenatti)

Ieri un uomo che ha rivendicato di essere simpatizzante dello Stato Islamico (o ISIS) ha ucciso quattro persone in tre diversi attacchi nel dipartimento di Aude, nel sud della Francia. Gli attacchi sono stati compiuti in due città a poca distanza una dall’altra, Carcassonne e Trèbes, e l’attentatore è stato poi identificato come Redouane Lakdim, franco marocchino di 25 anni già conosciuto dalle forze di sicurezza francesi. Dopo le prime ore di grande confusione, tra ieri sera e questa mattina le autorità hanno chiarito diversi importanti aspetti degli eventi e soprattutto hanno dato qualche informazione in più sull’identità dell’attentatore e sui suoi legami con l’estremismo islamista.

Gli eventi di ieri, in ordine
Il primo attacco è stato compiuto ieri mattina a Carcassonne, città di circa 50mila abitanti nel mezzo del dipartimento di Aude. Lakdim ha fermato e rubato una macchina con due persone a bordo, uccidendo il passeggero e ferendo il conducente. Dalla stessa auto ha sparato a quattro agenti di polizia che stavano facendo jogging, sempre a Carcassonne, ferendone uno: l’uomo si trova in ospedale ma non è in pericolo di vita. Lakdim si è poi spostato a Trèbes, un paesino a una decina di chilometri di distanza. È entrato in un supermercato della catena Super-U urlando “Allahu akbar” e dicendo di essere «un soldato» dell’ISIS: lì ha ucciso due persone – un cliente e un dipendente del supermercato – e ha preso diversi ostaggi.

Diverse persone che si trovavano all’interno del supermercato sono riuscite a scappare durante le prime fasi dell’attacco grazie all’intervento della polizia, ma non tutte: una donna non è riuscita a liberarsi e Lakdim ha iniziato a usarla come “scudo umano”. La donna è stata liberata solo in un secondo momento, quando un gendarme francese, Arnaud Beltrame, 45 anni, si è offerto di prendere il suo posto come ostaggio. Lakdim ha accettato. Beltrame ha lasciato il cellulare con la chiamata aperta su un tavolo del supermercato, permettendo agli agenti di polizia all’esterno dell’edificio di sentire quello che stava succedendo.

La polizia è poi intervenuta quando ha sentito degli spari: Lakdim è stato ucciso mentre Beltrame è stato ferito, non si sa ancora come. Il ministro degli Interni francese, Gérard Collomb, ha annunciato questa notte la morte di Beltrame, a causa delle ferite riportate: «La Francia non si dimenticherà mai del suo eroismo, del suo coraggio e del suo sacrificio», ha scritto Collomb su Twitter.

Chi era l’attentatore, Redouane Lakdim
Lakdim aveva 25 anni, era nato nell’aprile 1992 in Marocco ma aveva nazionalità francese. Viveva a Carcassonne insieme alla sua famiglia. Un vicino di casa ha raccontato che venerdì mattina, prima degli attacchi, Lakdim aveva accompagnato a scuola una delle sue sorelle. Venerdì pomeriggio, dopo che Lakdim era stato identificato, la polizia ha perquisito casa sua: non si sa ancora se abbia trovato qualcosa di rilevante per le indagini.

Lakdim era già conosciuto alle forze di sicurezza per avere commessi reati comuni – nel 2011 fu condannato per possesso illegale di arma da fuoco, mentre nel 2015 per uso di droga e disobbedienza a un ordine giudiziario – ed era stato controllato dall’intelligence perché sospettato di avere legami con movimenti estremisti salafiti. Il procuratore generale francese François Molins ha detto che Lakdim era finito nella lista delle persone sospettate di essersi radicalizzate (il “Fichier des signalements pour la prévention de la radicalisation à caractère terroriste”, FSPRT). Nel 2016 e 2017 era stato seguito dall’intelligence francese, che però aveva concluso che la sorveglianza poteva essere sospesa: Lakdim «non aveva mostrato alcun segno che potesse far pensare che sarebbe passato all’azione», ha detto Molins.

Non è la prima volta che i servizi di intelligence europei vengono criticati per non avere rilevato la pericolosità di persone che poi avrebbero compiuti attentati terroristici. Come ha spiegato anche il rispettato quotidiano francese Le Monde, però, questo tipo di valutazioni non è semplice da fare: quale grado di “radicalizzazione” deve mostrare un individuo affinché possa essere considerato pericoloso? È difficile dirlo e non ci sono criteri oggettivi che valgano in ogni situazione. Oggi nella liste del FSPRT ci sono circa 20mila persone, di cui 11mila considerate più pericolose e monitorate dall’intelligence.

Il ruolo dell’ISIS: dobbiamo credere alla rivendicazione?
Come già successo in passato in situazioni simili, la rivendicazione dell’ISIS dell’attentato di Trèbes è stata messa in dubbio da giornalisti e opinionisti. Un’idea piuttosto diffusa è che non si possa parlare di reale responsabilità dello Stato Islamico a meno che l’attentato non sia stato organizzato e diretto dai vertici dell’organizzazione. Non tutti però sono d’accordo con questa interpretazione.

Da anni una parte fondamentale della propaganda dello Stato Islamico è diretta ai simpatizzanti che si trovano in Europa e che non andranno mai a combattere in quello che resta del Califfato in Siria e in Iraq. A loro viene chiesto di colpire i paesi europei usando qualsiasi mezzo: camion lanciati sulla folla, ordigni esplosivi rudimentali e attacchi con ostaggi, per esempio. Secondo diversi analisti, anche questi attacchi – quelli che vengono attribuiti ai cosiddetti “lupi solitari” – dovrebbero essere considerati responsabilità dell’ISIS, perché “ispirati” dalla propaganda del gruppo.

Wassim Nasr, esperto francese di terrorismo e Stato Islamico, ha detto ieri a France 24 che l’attentato a Trèbes fa parte della categoria degli attacchi “ispirati”, ma non per questo dovrebbe essere sottovalutata la responsabilità dell’ISIS: «Lui [Lakdim] ha agito in nome dello Stato Islamico e lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità delle sue azioni». Inoltre, ha aggiunto Nasr, Lakdim ha chiesto la liberazione di Salah Abdeslam, unico sopravvissuto tra gli attentatori degli attacchi di Parigi del novembre 2015: «tutti questi legami con lo Stato Islamico» vanno presi molto seriamente, ha concluso Nasr.

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