I 10 migliori titoli di testa del 2017

Usati per presentare: una conferenza, due film, un videogioco e alcune serie tv, quasi tutte di Netflix

Il sito Art of the Title esiste dal 2007 e da allora ha raccolto e analizzato centinaia di titoli di testa di film, serie, programmi tv, videogiochi e, in generale, ogni cosa che abbia titoli di testa e di coda. Come ogni anno Art of the Title ha fatto la classifica dei migliori dieci titoli degli ultimi 12 mesi, usando come criteri «l’originalità, l’elemento innovativo, l’impatto, l’atmosfera creata, la tecnica e l’attinenza a quello a cui i titoli di testa presentano». La classifica è composta da 10 titoli, scelti tra i 142 analizzati dal sito durante il 2017.

Cominciamo.

10. Sickos

È una webserie che racconta la vita in una scuola di medicina e parla, tra le altre cose, di quelle persone che fingono di essere malate per farsi visitare dagli studenti. I titoli di testa durano meno di trenta secondi e sono piuttosto surreali. Anche il titolo della serie, alla fine, è fatto da pezzi di corpi e strumenti usati dai medici. La canzone è “Behind closed doors”, di Muoi. La redazione di Art of the Title ha apprezzato «i colori vivaci, lo stile irregolare di animazione e l’umorismo stravagante».

9. OFFF Barcelona 2017

L’OFFF è un festival della creatività e i suoi titoli di testa sono ispirati a Tango, un cortometraggio che vinse l’Oscar nel 1982. Art of the Title ha scritto che c’è anche qualcosa che fa pensare all’inizio di Moonrise Kingdom di Wes Anderson. Nei titoli di testa, diretti da Eve Duhamel e Julien Vallée, ci sono effetti speciali e coreografie, e una stanza che pian piano si riempie di persone che fanno cose piuttosto strane, con anche un po’ di riferimenti a qualche opera d’arte.

8. Persona 5

È un videogioco, per PlayStation 3 e 4, della serie Persona, che è a sua volta nata da Megami Tensei, famosissima e popolarissima serie giapponese su persone in grado di evocare dei demoni e farli combattere tra loro. Persona 5 è incentrata su un gruppo di adolescenti con abilità mentali particolari, ed è ambientata in una scuola di Tokyo. I titoli sono minimalisti, molto giapponesi, e con quasi solo tre colori: rosso, bianco e nero. Sono belli perché fuori dal comune, ha scritto Art of The Title; soprattutto in un contesto, quello dei titoli di testa di videogiochi di questo tipo, in cui molte cose si assomigliano e si ripetono.

7. Wormwood

È una serie originale di Netflix, online da dicembre, ed è «incentrata sulla misteriosa morte di uno scienziato militare della Guerra fredda coinvolto in un programma segreto di armi biologiche». Si parla anche di CIA e di ricerche fatte sull’uso dell’LSD. È una di quelle serie a metà tra documentario e narrazione, tratte da una storia vera. I titoli di testa sono molto cinematografici e mostrano subito la morte al centro della docu-serie. La caduta, mostrata al rallentatore, è dal 13esimo piano di una stanza d’albergo. La canzone è “No Other Love” di Perry Como. I titoli di testa li potete vedere qui. Questo, invece, è il trailer.

6. Guardiani della Galassia Vol. 2

È il quindicesimo film dell’Universo Cinematografico Marvel. Nei titoli di testa c’è, in sintesi, quello che c’è nel film: azione, esplosioni, cose da filmone di fantascienza ambientato nello spazio e umorismo. Rappresentato in questo caso da Baby Groot, l’alberello, che balla. La canzone è “Mr. Blue Sky” della Electric Light Orchestra.

5. Split

È un film di M. Night Shyamalan, quello di Unbreakable, Signs e Il sesto senso. James McAvoy è il protagonista e interpreta un uomo con un disturbo dissociativo dell’identità – ne ha almeno 23 e nel film se ne vedono nove – che rapisce tre ragazze e le rinchiude in uno scantinato. I titoli sono tradizionali nella forma – nomi bianchi, in Helvetica, su sfondo nero – ma ci sono cose che fanno già capire quella questione delle personalità multiple.

4. GLOW

È una serie di Netflix, una delle più apprezzate tra quelle nuove del 2017, che è vagamente ispirata alla storia del Gorgeous Ladies of Wrestling (“le favolose donne del wrestling”), un gruppo di atlete che a fine anni Ottanta misero in piedi una versione al femminile del wrestling, quella cosa a metà tra sport e intrattenimento in cui si fa finta di darsele di santa ragione. Colori, grafiche e canzone (“The Warrior”, di Scandal e Patti Smith) sono molto anni Ottanta. I colori sono quelli di solito associati a qualcosa di glamour e femminile; le scene sono però soprattutto di lotta.

3. Mindhunter

Un’altra serie Netflix, ambientata in questo caso negli anni Settanta. Il protagonista è un agente FBI esperto in negoziazione, uno di quelli che viene mandato a parlare con chi ha degli ostaggi. Nel primo episodio viene scelto per fare da istruttore a nuovi agenti che vogliono fare il suo lavoro. Poco dopo si rende conto di non sapere molto su cosa e come pensano i criminali, e che forse dovrebbe impararlo direttamente da loro. La serie è stata prodotta da David Fincher, che ne ha anche diretto quattro episodi. Fincher è famoso soprattutto per Fight Club, che è famoso per tante cose ma anche perché ogni tanto compare qua e là un brevissimo fotogramma di Tyler Durden, in posti in cui non dovrebbe essere. Durden che tra l’altro lavora in un cinema e dice di mettere brevi fotogrammi di scene porno, praticamente impercettibili, dentro a film per famiglie. Una cosa simile, ma ben più evidente, succede anche nei titoli di testa di Mindhunterdove alle immagini di un uomo che prepara un nastro per registrare un interrogatorio si alternano brevi immagini di delitti.

2. Dark

È la prima serie tv prodotta dalla sezione tedesca di Netflix e una degli ultimi soggetti della frase “no, questa la devi vedere, è bella” del 2017. È ambientata in una piccola città in cui scompare un bambino e, come hanno spiegato i produttori, «la domanda non è chi lo abbia rapito, ma quando». Al centro della serie ci sono quattro famiglie i cui molti segreti verranno fuori durante ognuno dei 10 episodi. Sono titoli di testa molto surreali: Art of The Title ha scritto che «prendono il nostro mondo e lo fanno a pezzi, per poi rimontarlo in qualcosa di inquietante ma bellissimo».

1. Chiamatemi Anna

È la serie che racconta la storia dell’infanzia dell’orfana Anna, protagonista del famoso romanzo di L. M. Montgomery. I titoli di testa sono ben più ricercati di quelli che potreste aspettarvi da una storia di questo tipo. Raccontano, ha scritto Art of the Title, «la storia della protagonista attraverso il suo movimento nella natura». La canzone è “Ahead by a Century” dei The Tragically Hip.