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  • giovedì 21 dicembre 2017

In Catalogna hanno vinto gli indipendentisti

Hanno ottenuto di nuovo la maggioranza assoluta dei seggi, anche se non quella dei voti: il partito più votato è stato Ciutadans, della destra anti-indipendentista

Carles Puigdemont a Bruxelles (JOHN THYS/AFP/Getty Images)

I partiti indipendentisti catalani hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi alle elezioni locali che si sono tenute oggi, anche se non quella assoluta dei voti. Con quasi il 100 per cento delle schede scrutinate, Junts per Catalunya (JxCat, la lista dell’ex presidente Carles Puigdemont, indipendentista), Esquerra Republicana (ERC, sinistra indipendentista dell’ex vicepresidente Oriol Junqueras, attualmente in carcere) e la CUP (sinistra radicale indipendentista) hanno ottenuto in totale 70 seggi, due in più di quelli necessari per assicurarsi la maggioranza in Parlamento; in termini di voti assoluti, però, il blocco indipendentista si è fermato a poco meno del 48 per cento, un risultato vicino a quello ottenuto alle ultime elezioni, tenute nel 2015.

I risultati parziali delle elezioni catalane, pubblicati dal Pais. Con il 93 per cento delle schede scrutinate, Ciutadans (C’s) è il primo partito con 36 seggi, Junts per Catalunya il secondo con 34 seggi, ERC il terzo con 32 seggi (El Pais)

Il partito più votato è stato invece Ciutadans, la sezione catalana di Ciudadanos, di destra e anti-indipendentista. Ciutadans ha ottenuto 37 seggi, 12 in più di quelli ottenuti alle elezioni del 2015: l’impressione, stanno scrivendo diversi giornalisti spagnoli, è che Ciutadans sia riuscito a sottrarre voti agli altri partiti anti-indipendentisti catalani, come per esempio al Partito Popolare catalano (PPC). Il PPC, sezione catalana del partito del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, è stato quello che è andato peggio: rispetto al 2015 ha perso 8 seggi, una sconfitta ancora più ampia di quella che avevano suggerito diversi sondaggi pre-elettorali. Per Ciutadans e la sua leader, la 36enne Ines Arrimadas, queste elezioni sono state un successo.

Come si era ipotizzato prima delle elezioni di oggi – convocate eccezionalmente da Mariano Rajoy dopo una gravissima crisi tra governo catalano e stato spagnolo – la situazione elettorale in Catalogna non è cambiata più di tanto rispetto al passato. Nonostante l’affluenza altissima – più dell’80 per cento, che avrebbe dovuto premiare soprattutto i partiti anti-indipendentisti – il blocco indipendentista ha tenuto, anche se non è riuscito a raggiungere il suo obiettivo più ambizioso: ottenere la maggioranza assoluta in termini di voti espressi. In generale sembra che rispetto al 2015 non ci sia stato grande spostamento di voti dal blocco indipendentista a quello anti-indipendentista, né viceversa; sembra inoltre che siano stati premiati di nuovo i partiti con posizioni chiare e nette nei confronti dell’indipendentismo, e penalizzati quelli che hanno mantenuto posizioni ambigue, come Catalunya en Comú-Podem, cioè una coalizione di forze catalane vicine a Podemos.

Un altro dato molto rilevante relativo al blocco indipendentista è la distribuzione di voti interna: JxCat, la lista di Puigdemont, ha ottenuto un risultato superiore alle attese e non previsto da alcun sondaggio, superando ERC in numero di seggi ottenuti. È importante perché la discussione su chi sarebbe potuto essere il prossimo presidente indipendentista catalano aveva provocato diverse tensioni tra ERC e JxCat, oltre che tra i due rispettivi leader e candidati, Oriol Junqueras e Carles Puigdemont. La CUP, il partito di sinistra radicale che nel 2015 aveva sorpreso tutti ottenendo 10 seggi, è andata invece piuttosto male e si è fermata a 4 seggi.

Nei prossimi giorni, o settimane, il Parlamento catalano si riunirà per votare la fiducia al nuovo presidente, che presumibilmente, a meno di colpi di scena, sarà di nuovo indipendentista. C’è molta incertezza su quello che potrebbe succedere: Carles Puigdemont, il leader della lista indipendentista più votata e il naturale candidato a ricevere la fiducia parlamentare, si trova in Belgio da settimane e se dovesse rientrare in Spagna verrebbe immediatamente arrestato per gli stessi reati di cui è accusato Junqueras, ovvero sedizione e ribellione, tra gli altri.

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