• Mondo
  • giovedì 30 Novembre 2017

Il nuovo governo dell’Islanda è particolare

Sarà guidato da una carismatica leader di sinistra, mentre il principale partito che la sostiene sarà di centrodestra

Stamattina è stata annunciata la composizione del nuovo governo dell’Islanda, a un mese di distanza dalle ultime elezioni parlamentari. Nessuno dei partiti che si erano presentati alle elezioni era riuscito ad ottenere una netta maggioranza, o a formare una coalizione coerente. Il nuovo governo sarà formato invece da una grande coalizione che comprende il Partito dell’Indipendenza (di centrodestra), il Partito Progressista (di centro) e la Sinistra – Movimento Verde. Proprio quest’ultimo partito ha espresso il primo ministro: si chiama Katrín Jakobsdóttir, ha 41 anni ed è una dei politici più popolari nel paese.

L’Islanda ha una storia politica recente molto agitata: i due governi precedenti sono caduti rispettivamente per l’inchiesta sui Panama Papers e per un enorme scandalo legato a casi di pedofilia emerso a settembre. Jakobsdóttir sarà il sesto primo ministro degli ultimi dieci anni, e anche il suo governo si preannuncia piuttosto fragile. Sarà sostenuto infatti da una maggioranza molto variegata e risicata – 33 seggi sui 63 dell’Alþingi, la camera unica del Parlamento – e che ancora deve mettersi d’accordo su come applicare il programma concordato.

In realtà il Partito dell’Indipendenza – che domina la politica islandese sin dal Secondo dopoguerra – aveva quasi vinto le elezioni, nonostante fosse rimasto coinvolto nello scandalo che aveva causato le elezioni anticipate: era stato infatti il partito più votato, col 25,2 per cento dei consensi. Rispetto alle elezioni precedenti aveva però perso il 4 per cento dei voti, e quindi in qualche modo la legittimità a guidare il nuovo governo. La Sinistra – Movimento Verde aveva invece guadagnato un punto percentuale, e i sondaggi da tempo indicavano la sua leader Jakobsdóttir come la politica ritenuta più affidabile dagli islandesi.

Jakobsdóttir è laureata in letteratura islandese, ha tre figli ed è in politica da diversi anni. Nel 2003 diventò vicepresidente della Sinistra – Movimento Verde. Sei anni dopo ottenne l’incarico di ministro dell’Istruzione e della Cultura, che mantenne fino al 2013. Nello stesso anno divenne leader del suo partito, e in seguito è stata una dei leader più visibili dell’opposizione ai governi di centrodestra che si sono succeduti in questi anni. Subito dopo le elezioni Jakobsdóttir aveva provato a formare un governo insieme agli altri partiti di sinistra, ma i negoziati non erano andati a buon fine.

Nella breve conferenza stampa dopo l’insediamento, Jakobsdóttir ha detto che il nuovo governo si impegnerà a migliorare il sistema sanitario, sosterrà la parità di genere e «andrà molto oltre» gli accordi di Parigi sul clima. Bjarni Benediktsson, leader del Partito dell’Indipendenza e predecessore di Jakobsdóttir, ha detto invece che si concentrerà su una redistribuzione più equa degli introiti legati al turismo. Tre importanti ministri del precedente governo che appartengono al Partito dell’Indipendenza – il ministro del Turismo, degli Esteri e della Giustizia – conserveranno il loro posto.

La solidità del nuovo governo sarà messa alla prova soprattutto dai compromessi che riusciranno a raggiungere la Sinistra e il Partito dell’Indipendenza. Reuters, per esempio, fa notare che «mentre i due partiti sono d’accordo sull’investire nuove risorse nel welfare, nelle infrastrutture e nel turismo, non sanno ancora come raccoglierle. La Sinistra vorrebbe tassare di più i ricchi, gli immobili e la potente industria della pesca, mentre il Partito dell’Indipendenza vorrebbe spostare dei fondi previsti per sostenere il settore bancario».