Una donna intreccia i capelli della propria figlia a New Delhi, in India, il 5 dicembre 2013 (AP Photo/Saurabh Das)
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  • martedì 17 Ottobre 2017

La strana storia delle trecce tagliate in Kashmir

Più di cento donne hanno raccontato di essere state aggredite da qualcuno che ha tagliato loro i capelli: sembra un caso di isteria collettiva, ma intanto ci sono persecuzioni e proteste

Una donna intreccia i capelli della propria figlia a New Delhi, in India, il 5 dicembre 2013 (AP Photo/Saurabh Das)

In Kashmir, la regione hymalaiana contesa tra India e Pakistan, sta succedendo qualcosa di poco chiaro: negli ultimi mesi più di cento donne hanno denunciato di essere state aggredite nelle proprie case o per la strada da persone sconosciute che le avrebbero stordite per poi tagliare loro i capelli, che in India le donne portano lunghi e pettinati in una treccia. Non sono furti di capelli: le donne trovano le proprie trecce abbandonate per terra non appena si riprendono. In tutto il Kashmir ci sono manifestazioni di protesta contro la polizia, accusata dalle donne di non fare nulla per risolvere il problema.

Il vero punto di questa storia non è il movente di queste misteriose aggressioni – che secondo alcuni psichiatri non avvengono nemmeno, ma sono il frutto di un’isteria collettiva – ma le loro conseguenze. Secondo i gruppi politici a favore dell’indipendenza del Kashmir, tutta la faccenda è stata diretta dal governo indiano, per distogliere l’attenzione dagli altri problemi della regione e danneggiare i movimenti indipendentisti. Infine molte persone sono state perseguitate e attaccate con violenza perché sospettate di essere responsabili degli attacchi alle trecce.

Il primo “attacco alle trecce” in Kashmir è stato denunciato da una studentessa il 6 settembre, ma già nei mesi precedenti in altre parti dell’India – tutti negli stati settentrionali del Punjab, del Rajasthan, dell’Uttar Pradesh e dell’Haryana, e anche nella capitale New Delhi – si erano verificate simili aggressioni. Alcune donne hanno raccontato di essere state aggredite da uomini anziani, altre hanno parlato di donne, in molti casi non hanno saputo dire il genere dei loro aggressori, che spesso, nei racconti, avevano il volto coperto.

Il Guardian ha riportato un paio di testimonianze di donne aggredite, notando che i resoconti su queste aggressioni «assomigliano di più a storie di fantasmi che a racconti di crimini subiti». Una donna di 35 anni di nome Bilqees Jan, per esempio, ha detto che stava cucinando in casa sua quando si sentì afferrare per i capelli; non seppe riconoscere se fosse un uomo o una donna ad averla aggredita, ma ha detto che indossava un abito nero, e che un’altra persona le spruzzò in faccia qualcosa che la fece svenire. Al suo risveglio in ospedale si accorse che le erano stati tagliati i capelli.

La polizia non è riuscita a trovare indizi per le indagini partendo dal racconto di Jan. Il poliziotto Parvez Ahmad ha detto al Guardian che è difficile verificare il racconto della donna anche perché bisogna tenere conto della sua storia di gravi problemi psichiatrici, tra cui le allucinazioni che ha avuto anche mentre veniva interrogata dalla polizia. Un’altra presunta vittima degli attacchi alla trecce, la ragazzina di 13 anni Safoora Ashraf, ha raccontato che stava studiando quando sentì qualcuno toccarle i capelli: non si mosse finché non sentì un rumore alla finestra e andò a vedere se ci fosse qualcuno; non vide nessuno, ma tornata al suo posto si accorse che le era stata tagliata la treccia.

Shridhar Patil, capo della polizia della provincia di Kulgam dove sono stati denunciati più di dieci casi di attacchi alle trecce, ha detto al Guardian che gli investigatori stanno prendendo in considerazione la possibilità che le diverse donne aggredite siano coinvolte in «triangoli amorosi», abbiano delle forti inimicizie con altre persone oppure patologie mentali. La maggior parte delle donne che hanno denunciato un’aggressione nel Kulgam ha avuto problemi psicologici o frequenta regolarmente dei guaritori. Finora la polizia non ha arrestato nessuno in relazione agli “attacchi alle trecce”, nonostante abbia fissato una ricompensa pari a quasi 9mila euro per chiunque fornisca informazioni utili sui tagliatori di trecce.

Secondo la polizia dello stato di Jammu e Kashmir, di cui fa parte il Kashmir indiano, il vero problema è che gli attacchi alle trecce sono diventati un pretesto per prendersela con le persone con cui si hanno delle dispute. Concorrenti negli affari e operai immigrati sono stati perseguitati con l’accusa di aver commesso una delle aggressioni, e in alcuni casi sono stati malmenati da chi li ha accusati e da altre persone che si sono associate alla caccia ai tagliatori di trecce.

Nella provincia settentrionale di Baramulla un ragazzo è stato picchiato mentre stava andando a trovare la propria fidanzata. Nella città capoluogo di Srinagar due donne imbucate a una festa di matrimonio sono state accusate di voler tagliare trecce e aggredite dai partecipanti alla cerimonia. Anche alcuni turisti stranieri – tre australiani, un sudcoreano, un irlandese e una donna britannica – sono stati aggrediti a Srinagar; la polizia li ha soccorsi. Un uomo di 70 anni che era uscito di notte per espletare i suoi bisogni fisici è stato aggredito e ucciso dai suoi vicini perché sospettato di essere in giro per tagliare trecce.

Un ragazzino del Kashmir tira delle pietre contro alcuni poliziotti indiani durante uno scontro a Srinagar,il 16 ottobre 2017: gli scontri sono avvenuti durante una manifestazione di protesta contro gli attacchi alle trecce (AP Photo/Mukhtar Khan)

Poi c’è la questione politica. Mirwaiz Umar Farooq, uno dei capi dell’indipendentismo del Kashmir, ha detto ad Al Jazeera che tutta la storia delle trecce tagliate è stata organizzata dal governo indiano per distogliere l’attenzione dalle «ininterrotte uccisioni e altre violazioni dei diritti umani commesse dall’esercito indiano in Kashmir». Alcuni combattenti indipendentisti sostengono che tutta la faccenda sia opera dei servizi segreti che vogliono provocare panico e sfiducia negli abitanti dei villaggi per impedire le loro azioni di guerriglia: spesso i combattenti si nascondono nei villaggi oppure li usano per organizzare i propri piani, cose poco prudenti da fare in questo periodo in cui gli sconosciuti sono visti di cattivo occhio da tutti. Alle accuse degli indipendentisti la polizia ribatte dicendo che viene data la colpa all’esercito indiano solo per creare scontri e confusione.

Uno psichiatra di un ospedale di Srinagar che ha chiesto di rimanere anonimo ha detto al Guardian che la polizia sta indagando sulle aggressioni «in modo poco scientifico» e per questo sta complicando le indagini, spargendo paura tra le persone: «Dato che c’è una ricompensa, la polizia trasmette il messaggio che ci siano degli effettivi colpevoli». Per questo medico è più probabile che dietro tutta la faccenda ci sia una suggestione psicologica.

Sudhir Khandelwal, ex capo del dipartimento di psichiatria dell’All India Institute of Medical Sciences, ha detto al Guardian che secondo lui gli attacchi alle trecce in Kashmir e nel nord dell’India in precedenza sono dovute a un fenomeno di isteria di massa. Secondo Khandelwal le donne che hanno denunciato le aggressioni nel nord dell’India si sono tagliate le trecce da sole perché il modo in cui sono stati loro tagliati i capelli è coerente con il loro essere destre o mancine, nei vari casi; per lo psichiatra tutto il fenomeno è nato come una richiesta di attenzione, dato che le donne aggredite sono state intervistate sui giornali e in televisione.

Un’altra conseguenza della paura e dell’aggressività causata dalle storie degli attacchi alle trecce è stata raccontata dalla giornalista Arshie Qureshi, che vive in Kashmir, sul sito Feminism in India. Qureshi dice che dopo i casi di attacchi alle trecce lei e altre donne vengono criticate per strada per non indossare lo hijab – lo stato di Jammu e Kashmir è l’unico dell’India in cui la maggioranza della popolazione è musulmana – e in generale si consiglia alle donne di non uscire di casa la sera, nonostante la maggior parte delle denunce riguardi aggressioni avvenute in casa.