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  • Giovedì 20 luglio 2017

Forse una 16enne tedesca è stata ritrovata a Mosul

Linda Wenzel, scappata di casa per unirsi all'ISIS, potrebbe essere stata arrestata in Iraq insieme ad altre combattenti straniere

La ragazza arrestata a Mosul, circondata da tre soldati iracheni; secondo le prime ricostruzioni, potrebbe essere Linda Wenzel
La ragazza arrestata a Mosul, circondata da tre soldati iracheni; secondo le prime ricostruzioni, potrebbe essere Linda Wenzel

Aggiornamento del 23 luglio: Le autorità tedesche hanno confermato che la ragazza arrestata a Mosul dalle forze irachene è Linda Wenzel, la sedicenne scomparsa lo scorso luglio da Pulsnitz, una città vicina a Dresda, dopo essersi convertita all’Islam.

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Le autorità tedesche stanno indagando per confermare se la ragazza arrestata dalle forze irachene a Mosul, e accusata di essere una combattente dello Stato Islamico (o ISIS), sia Linda Wenzel, 16enne della Sassonia. La ragazza è stata mostrata in un video diffuso lo scorso fine settimana con dei soldati iracheni a Mosul, città dell’Iraq che fino a pochi mesi fa era sotto il completo controllo dello Stato Islamico e riconquistata poco più di una settimana fa. È stata arrestata insieme ad altre venti combattenti provenienti dalla Russia, dalla Turchia, dal Canada, dalla Libia e dalla Siria, che si erano rinchiuse con armi da fuoco ed esplosivi in un tunnel sotto le rovine della città vecchia di Mosul, dove si è concentrata l’ultima resistenza dello Stato Islamico. Due giorni fa il procuratore di stato della Sassonia ha confermato l’esistenza di un’indagine per scoprire l’identità della ragazza, ma sembrano esserci pochi dubbi che si tratti di Linda Wenzel.

Una foto della ragazza è stata inoltre pubblicata martedì su una pagina Facebook non ufficiale delle forze speciali irachene, con questa descrizione: «È emerso che la ragazza era una Inghimasi [un’attentatrice suicida] che lavorava per la polizia dello Stato Islamico, e non una ragazza yazida… era un’adolescente della Germania che ha viaggiato dalla Germania alla Turchia, e poi dalla Siria all’Iraq». L’ipotesi che appartenesse alla minoranza etnica degli yazidi, particolarmente perseguitata dallo Stato Islamico, era stata fatta in un primo momento dai soldati iracheni, visto che la ragazza non parlava bene arabo, ma era poi stata scartata.

Prima di partire per la Siria, nel luglio 2016, Wenzel abitava con la madre e il compagno della madre a Pulsnitz, una città di circa 7.500 abitanti nella Germania orientale, a una trentina di chilometri da Dresda. Alcuni suoi compagni di classe hanno raccontato che già nel 2015 Wenzel aveva mostrato di essersi avvicinata all’Islam: per esempio aveva chiesto se poteva indossare il velo a scuola, per coprirsi il capo. Parlò alla famiglia del suo crescente interesse per l’Islam nella primavera 2016, ma nascose il fatto di essersi convertita. Durante il Ramadan, il mese nel quale i musulmani praticano il digiuno, disse che era a dieta. La madre ha raccontato ai giornali tedeschi che in quel periodo non si preoccupò dei cambiamenti della figlia: non ne vide il motivo, e le comprò anche un Corano. Wenzel sparì il primo luglio del 2016. Quel giorno scrisse un messaggio alla madre dicendo che sarebbe tornata a casa due giorni dopo, la domenica pomeriggio: avrebbe passato il fine settimana a casa di un’amica. Dopo la denuncia della sua scomparsa, la polizia tedesca trovò sotto il materasso della stanza di Wenzel le ricevute di due biglietti aerei: da Dresda a Francoforte e da Francoforte a Istanbul, in Turchia. Fu trovato anche un tablet usato per connettersi a un account Facebook grazie al quale Wenzel seguiva diversi profili in arabo e teneva i contatti con lo Stato Islamico.

Dalle informazioni finora disponibili, sembra che Wenzel sia entrata in Siria dal valico di Bab al Hawa, a ovest di Aleppo, una zona che però non è più sotto il controllo dello Stato Islamico dalla fine del 2013. Se fosse confermata l’identità della ragazza trovata a Mosul, significherebbe che nel giro di un anno Wenzel si è spostata di circa 600 chilometri verso est attraversando territori controllati da fazioni diverse, fino ad arrivare a Mosul, in Iraq. Cosa sia successo in mezzo non è chiarissimo. Sembra che Wenzel sia entrata in Siria in quel punto perché gli altri valichi, quelli più a est, erano molto più sorvegliati per evitare il passaggio dei cosiddetti “foreign fighters”, i “combattenti stranieri”. Al di là del confine sarebbe stata presa in consegna da Jund al Aqsa, un gruppo di ribelli estremisti; gli uomini di Jund al Aqsa avrebbero agito per conto dello Stato Islamico, nonostante per molto tempo avessero negato di essere affiliati all’ISIS e nonostante lo stesso Stato Islamico non fosse più presente in quella zona della Siria da parecchio tempo. Gli altri gruppi ribelli avrebbero permesso a Jund al Aqsa di occuparsi di Wenzel per evitare scontri interni.

Come ha scritto Daniele Raineri sul Foglio, se questa storia fosse confermata mostrerebbe che «quando lo Stato Islamico abbandona una zona si lascia dietro comunque una rete di fiancheggiatori non dichiarati, non cede mai proprio del tutto. In questo caso è davvero probabile che a sbrigare le faccende locali per conto dello Stato Islamico sia stato un gruppo di estremisti che ha passato il 2015 e il 2016 a giurare che non faceva parte dello Stato Islamico, salvo poi sciogliersi nel febbraio 2017 – su imposizione di altri gruppi – e correre a rifugiarsi a Raqqa, capitale siriana dello Stato Islamico».