Confezioni di Nutella per il mercato francese nello stabilimento Ferrero di Villers-Ecalles, il 27 gennaio 2017 (CHARLY TRIBALLEAU/AFP/Getty Images)

La Nutella è più buona in Austria o in Ungheria?

I paesi dell'est sostengono che i prodotti alimentari venduti nei loro negozi siano meno buoni delle versioni per i paesi dell'Europa occidentale

Confezioni di Nutella per il mercato francese nello stabilimento Ferrero di Villers-Ecalles, il 27 gennaio 2017 (CHARLY TRIBALLEAU/AFP/Getty Images)

Alcuni paesi dell’Europa orientale ce l’hanno con le multinazionali alimentari perché secondo loro venderebbero prodotti di qualità scadente sul proprio territorio rispetto a quelli che vendono nei paesi dell’Europa occidentale. Un esempio: le persone che vivono in Repubblica Ceca vicino al confine con la Germania pensano che le tavolette di cioccolato Milka vendute oltre il confine, per esempio ad Altenberg e a Heidenau, dove gli esercizi commerciali hanno cartelli in due lingue, siano più buone di quelle in vendita nei negozi cechi. Un altro esempio: secondo l’agenzia ungherese che si occupa della qualità e della sicurezza alimentare, la Nutella venduta in Ungheria ha una consistenza peggiore di quella venduta in Austria.

Di questa cosa si parla da anni – la prima lamentela fatta dall’associazione dei consumatori slovacchi è del 2011 – e negli ultimi mesi molti politici hanno cominciato a occuparsene. Lo scorso febbraio il ministro dell’Agricoltura ceco Marian Jurečka ha detto: «Per alcuni prodotti, siamo la pattumiera dell’Europa». A maggio il neoeletto primo ministro bulgaro Boyko Borissov ha paragonato la differenza nella qualità dei prodotti alimentari all’apartheid. Negli scorsi mesi primi ministri del gruppo Visegrád – cioè Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria – hanno chiesto alla Commissione Europea di fare qualcosa per risolvere questo problema.

Il fatto è che non c’è nessuna legge dell’Unione Europea che imponga alle aziende di vendere esattamente gli stessi prodotti nei diversi paesi membri: l’importante è che sulla confezione di ciascun prodotto siano elencati tutti gli ingredienti presenti in quel particolare prodotto. Per questo i politici dell’Europa orientale vorrebbero che le leggi europee cambiassero in modo che esattamente gli stessi prodotti fossero venduti in tutti i paesi dell’Unione Europea, e hanno commissionato degli studi per provare la diversa qualità dei prodotti venduti nei loro paesi.

Le multinazionali si sono difese dalle accuse dicendo che non usano ingredienti di minore qualità per i mercati dell’Europa dell’est (tra queste aziende c’è anche Ferrero): solo ingredienti diversi, la cui scelta dipende dalle decisioni delle singole fabbriche sull’approvvigionamento di materie prime oppure sui gusti locali. Coca-Cola per esempio usa lo zucchero di canna o di barbabietola per le bibite per il mercato ceco, spagnolo e statunitense, invece che lo sciroppo di glucosio-fruttosio che usa negli altri paesi europei. Jurečka ha contestato le giustificazioni basate sulla questione del gusto notando che storicamente tutti i paesi dell’Europa centrale, tra cui Austria e Repubblica Ceca, facevano parte di un unico impero e per questo hanno cucine e conseguentemente gusti simili.

Le multinazionali non hanno mai detto che gli ingredienti usati per i prodotti in vendita nell’Europa dell’est siano più economici, anche se è vero che in questi paesi in genere i loro prodotti costano meno: per esempio in Repubblica Ceca il cibo costa il 25 per cento in meno rispetto alla Germania, secondo i dati dell’Eurostat, in parte per via del minor costo della vita.

L’Economist ha raccontato tutta la questione ipotizzando che per i politici dei paesi dell’Europa orientale dedicarsi a queste richieste verso l’Unione Europea, anche esagerando la dimensione del problema, può essere un modo per distogliere l’attenzione da altri problemi locali. Studi indipendenti hanno confutato le teorie di alcuni consumatori secondo cui ci sarebbero delle differenze tra certi prodotti, per esempio le barrette di cioccolato Milka vendute in Germania e in Repubblica Ceca. Tuttavia, continua l’Economist, nei paesi dell’Europa dell’est continuano a esserci delle differenze rispetto a quelli occidentali: i salari sono ancora molto più bassi e l’emigrazione verso altri paesi dell’Unione Europea ha in qualche modo privato i paesi dell’est delle competenze di parte della loro popolazione. Inoltre i problemi che l’Unione Europea sta affrontando con più urgenza in questo periodo – la questione dei migranti dal Medio Oriente e dall’Africa, il contrasto al terrorismo e ai populismi, soprattutto – hanno fatto diminuire l’attenzione alle questioni più rilevanti per i paesi orientali.

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