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  • venerdì 7 luglio 2017

Perché il Milan sta spendendo così tanto

Nessun'altra squadra di calcio europea ha investito così tanto nel calciomercato, da dove arrivano tutti quei soldi?

Marco Fassone, Vincenzo Montella e Massimiliano Mirabelli alla presentazione della stagione 2017/2018 (LaPresse)

La sessione estiva del calciomercato è iniziata ufficialmente il 3 luglio, pochi giorni fa, ma dei nuovi acquisti del Milan se ne parla da più di un mese. Mentre la maggior parte delle squadre di Serie A ha da poco avviato le trattative più lunghe e importanti dell’estate, il Milan ha già speso più di qualsiasi altra squadra in Europa: più di 120 milioni di euro, secondo le stime, per comprare nuovi giocatori. Dopo anni di difficoltà dovute all’incerta situazione societaria e alle lunghe trattative per la sua cessione condotte dalla famiglia Berlusconi, è una cifra davvero considerevole. Il Milan sta spendendo moltissimo ed è probabile che continuerà a farlo anche nelle prossime settimane, nonostante le perplessità sulla reale solidità finanziaria della sua proprietà cinese, che sembra molto ambiziosa ma che allo stesso tempo dipende da alcuni grossi prestiti ricevuti negli ultimi mesi e che dovrà riuscire a ripagare nei prossimi anni, tra imprevedibili difficoltà sportive e i regolamenti della UEFA sul Fair play finanziario.

La campagna acquisti
Negli ultimi due mesi l’amministratore delegato del Milan Marco Fassone e il direttore sportivo Massimiliano Mirabelli hanno acquistato l’attaccante portoghese André Silva per 38 milioni, il difensore ed ex capitano del Villarreal Mateo Musacchio, il terzino svizzero Ricardo Rodriguez, per circa 18 milioni ciascuno, e il centrocampista dell’Atalanta Franck Kessié, preso con la formula del prestito biennale che prevede un pagamento immediato di 8 milioni con obbligo di riscatto fissato a 20 fra due anni. La scorsa settimana è arrivato a Milano anche Hakan Çalhanoğlu, trequartista turco — considerato uno dei più grandi talenti del calcio europeo — il cui acquisto è costato 22 milioni di euro. Nelle ultime ore, infine, la società ha annunciato la conclusione delle trattative per l’acquisto dall’Atalanta del terzino Andrea Conti, un’operazione da circa 30 milioni di euro. Agli acquisti citati vanno aggiunti inoltre gli stipendi dei nuovi arrivati (più il rinnovo di Donnarumma, che dovrebbe essere intorno ai 6 milioni all’anno) e il riscatto di Fabio Borini, attaccante preso dal Sunderland per 6 milioni, da pagare l’anno prossimo. Per quanto riguarda le cessioni, il Milan si è liberato di quattro giocatori della prima squadra: Andrea Poli, Diego Lopez, Keisuke Honda e Juraj Kucka, guadagnando solamente circa cinque milioni.

Con una campagna acquisti simile a quelle delle annate migliori della gestione Berlusconi, e con delle strategie comunicative molto chiare e dirette, la nuova dirigenza del Milan è riuscita a riportare l’entusiasmo attorno alla squadra dopo anni di campagne acquisti modeste e risultati mediocri che avevano allontanato gran parte dei suoi tifosi. Ma la situazione societaria del Milan non può ancora dirsi risolta e sistemata una volte per tutte. L’impressionante mole di investimenti può essere infatti paragonata ad una scommessa: il Milan sta investendo ora non solo per poter dare all’allenatore, Vincenzo Montella, una squadra completa fin dai primi giorni di ritiro, ma anche perché nei prossimi due anni i risultati dovranno essere in linea con le previsioni di crescita fornite alla UEFA e ai creditori dai nuovi proprietari cinesi.

I finanziamenti per l’acquisto (“closing”)
Lo scorso 13 aprile la famiglia Berlusconi, detentrice della maggioranza delle quote del club tramite Fininvest, ha venduto il 99,93% del club alla Rossoneri Sport Investment Lux. Per avere il Milan l’investitore cinese Yonghong Li, a capo della Rossoneri Sport Investment Lux, ha pagato 610 milioni di euro, racimolati in parte dal proprio patrimonio e in parte con alcuni importanti finanziamenti. In seguito alle limitazioni sulle esportazioni di capitali dalla Cina voluta dallo stesso governo cinese, infatti, la trattativa ha subito diversi ritardi — i famosi ritardi del “closing” — e Yonghong Li ha dovuto cercare nuovi soci investitori per mettere insieme quello che mancava per concludere l’affare. Si è rivolto quindi a Elliott Management, un fondo d’investimento statunitense che è entrato nella trattativa con due prestiti di 303 milioni di euro in totale.

Elliott però ha prestato soldi con tassi d’interesse pari all’11,5 e al 7,7 per cento. L’attuale fatturato del Milan si aggira attorno ai 215 milioni di euro, una somma che è quindi inferiore alla portata dei finanziamenti ricevuti e che il Milan dovrebbe iniziare a ripagare fra 18 mesi. Per ottenere il prestito, inoltre, la dirigenza ha fornito al fondo d’investimento il proprio business plan, che se dovesse essere rispettato garantirebbe il totale pagamento del prestito. Nel peggior scenario possibile però, se la società non dovesse riuscire a saldare il debito con Elliott, che già controlla periodicamente i conti del Milan, il fondo americano potrebbe rifarsi sulle azioni del club.

Inoltre, i soldi che il Milan sta impegnando nel mercato estivo, ma anche nella gestione del club, vengono in parte dal finanziamento di Elliott e in parte dalla ristrutturazione del suo debito avvenuta dopo la conclusione della trattativa. Per rimborsare un prestito da 73 milioni concesso da Rossoneri Sport Investment Lux al “vecchio” Milan nel corso delle trattative, infatti, a maggio l’assemblea dei soci ha approvato l’emissione di due prestiti obbligazionari (dei bond) da 128 milioni in totale, quotati alla Borsa di Vienna e interamente sottoscritti da Project RedBlack, una società controllata di Elliott. Parte di quei 128 milioni (che andranno restituiti a fine 2018) sono però serviti anche a finanziare il calciomercato di questa estate, che ha un budget che si aggira attorno ai 150 milioni di euro. La campagna acquisti del Milan, quindi, ha i fondi necessari per continuare, come annunciato da Fassone nella conferenza stampa per la presentazione della nuova stagione a Milanello.

Il Fair play finanziario
Oltre ai prestiti, di mezzo c’è anche il Fair play finanziario della UEFA, da cui il Milan è stato esente negli ultimi tre anni perché non si è mai qualificato ad una competizione europea. Nell’ultima stagione, tuttavia, il Milan si è qualificato all’Europa League e quindi ora il club deve sottostare al regolamento del FFP e si sa già con certezza che la società è ampiamente oltre i limiti di perdite consentite per via dei debiti accumulati nelle ultime stagioni. Alle società con i conti non in regola con il FFP e che hanno cambiato da poco proprietà, tuttavia, la UEFA concede la predisposizione di un piano d’investimenti — il Voluntary Agreement — che in circa cinque anni dovrebbe permettere al club che lo propone di rientrare nei parametri del FFP, evitando così sanzioni (che nel caso del Milan erano date per certe nella prossima stagione) o almeno risparmiandosi quelle più pesanti: se però la società non dovesse rispettare le previsioni fornite, le sanzioni UEFA sarebbero ancora più dure.

Il Voluntary Agreement presentato dalla proprietà cinese del Milan prevede il raggiungimento di 524 milioni di euro di ricavi complessivi per il prossimo quinquennio, parte dei quali dovrebbe arrivare da “Milan China”, società da poco fondata che promuoverà il Milan in Cina e in altri paesi asiatici con l’obiettivo di attirare nuovi investitori e aumentare il giro di affari asiatico del club. Il resto dipenderà dai risultati che otterrà la squadra, che dovrà riuscire almeno a qualificarsi per la Champions League nelle prossime due stagioni per permettere alla società di rientrare nelle spese. La UEFA, dopo aver ricevuto la documentazione, ha chiesto al Milan di fare delle previsioni più dettagliate e ha rinviato tutto ad ottobre.

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