(LaPresse - Fabio Ferrari)
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  • domenica 28 maggio 2017

Ma chi lo vince il Giro d’Italia?

Dopo aver percorso 3.500 chilometri in 90 ore ci sono sei corridori in un minuto e mezzo, e oggi si corre l'ultima tappa

(LaPresse - Fabio Ferrari)

I Grandi Giri del ciclismo su strada finiscono spesso con la cosiddetta passerella: una tappa interamente in pianura, corsa a basso ritmo, in cui non si fa altro che festeggiare il vincitore del Giro. Ma non sempre va così: oggi il centesimo Giro d’Italia finirà con una gara a cronometro di quasi trenta chilometri da Monza – dove i corridori faranno un giro dell’Autodromo – a Milano, con l’arrivo in Piazza Duomo. Di solito, quando l’ultima tappa è una passerella, si sa già chi lo vincerà il Giro. Quest’anno no. Dopo più di 90 ore in sella su oltre 3.500 chilometri di strada, a poter vincere il Giro sono in tanti. Tra Nairo Quintana, il primo in classifica, e il sesto, Domenico Pozzovivo, c’è solo un minuto e mezzo di distacco e i primi quattro in classifica – Quintana, Vincenzo Nibali, Thibaut Pinot e Tom Dumoulin – sono tutti in meno di un minuto.

A rendere il tutto ancora più bello c’è il fatto che Quintana è uno dei meno bravi a cronometro e che Dumoulin è il più bravo di tutti (e quindi è considerato il favorito). E in mezzo ci sono Nibali e Pinot che in genere a cronometro vanno meglio di Quintana e peggio di Dumoulin. Insomma: a pensare un finale così si sarebbe fatta fatica: tra le rare volte in cui un Grande Giro è finito con una cronometro non è mai successo che ci fossero così tanti corridori in così poco tempo.

Non è nemmeno mai successo che quello in maglia rosa il giorno stesso dell’ultima tappa – a trenta chilometri dalla fine del Giro – rischiasse, come rischia Quintana, di trovarsi fuori dal podio della classifica finale. E che uno fuori dal podio, come è ora Dumoulin, fosse considerato il favorito per la vittoria finale. Al Giro d’Italia è successo solo due volte che un corridore in maglia rosa la mattina dell’ultima tappa non la indossasse anche sul podio finale: capitò a Joaquin “Purito” Rodriguez, che nell’ultima tappa del 2012 fu superato dal canadese Ryder Hesjedal, e al francese Laurent Fignon, che nel 1984 dovette lasciare la maglia rosa a Francesco Moser.

Questa strana e cortissima classifica – almeno nelle prime posizioni, perché tra Quintana e l’ultimo in classifica ci sono più di 5 ore di distacco – è la conseguenza di un percorso molto duro, che ha reso il Giro particolarmente vivace e combattuto. Non c’è stato un corridore tra i primi sei che non abbia avuto almeno una giornata-No, un piccolo cedimento su qualche salita, un problema in qualche tappa. Negli ultimi giorni erano tutto così stanchi che nessuno è riuscito a staccare di molto gli altri.

Breve riassunto per chi non c’era: nella prima salita del Giro, Quintana ha vinto staccando tutti sul Blockhaus, in Abruzzo; però poi due giorni dopo la maglia rosa se l’è presa Dumoulin, che dopo essersi difeso sul Blockhaus ha stravinto la prima cronometro del Giro. Quasi tutti si sono detti: ok, Dumoulin va più forte a cronometro ma in salita si staccherà. Invece sulla salita di Oropa – dove, per capirci, nel 1999 vinse Marco Pantani, fortissimo in quel tipo di gara – Dumoulin ha vinto a sorpresa. A quel punto in classifica aveva quasi tre minuti su Quintana e quasi quattro su Nibali. Poi, settimana dopo settimana (soprattutto nella tappa di Bormio vinta da Nibali) Dumoulin ha iniziato a avere qualche cedimento ed è stato via via avvicinato e superato da altri avversari. Ma ha comunque tenuto botta, sapendo che nelle gare a cronometro dovrebbe essere più forte dei suoi diretti avversari.

Dovrebbe, appunto. È certo che Dumoulin sia più bravo di tutti gli altri a cronometro, ma c’è da vedere quanto lo sarà oggi, per almeno tre motivi:

• Dato che c’è in ballo la vittoria del Giro, la pressione sarà più alta di una “normale” gara a cronometro
• La tappa di oggi arriva dopo tre settimane molto difficili: più che essere molto bravi potrebbe essere determinante non essere troppo stanchi
• Soprattutto negli ultimi chilometri, quando si entra a Milano, ci saranno della curve e la strada non sarà ampia e con un ottimo asfalto come sul circuito di Monza. I distacchi sono così ridotti che basterebbe una caduta, una foratura, o anche solo una curva impostata male per far perdere qualche secondo (o qualche decina di secondi).

A sentire gli esperti Dumoulin è comunque il principale favorito per la vittoria del centesimo Giro d’Italia. Le quote SNAI sulla vittoria del Giro sono queste (il numero è quanto otterreste in cambio di ogni euro scommesso):

– Dumoulin: 1,25
– Quintana: 7,5
– Pinot: 10
– Nibali: 12
– Zakarin: 50
– Pozzovivo: 150

A voler guardare la prima cronometro di questo Giro – quando c’era però molta meno stanchezza generale – questi sono i distacchi che Dumoulin diede agli altri cinque:

– Nibali: 2 minuti e 7 secondi
– Zakarin: 2 minuti e 19 secondi
– Pinot: 2 minuti e 42 secondi
– Quintana: 2 minuti e 53 secondi
– Pozzovivo: 3 minuti e 7 secondi

Quindi: a guardare le quote degli scommettitori e i dati della precedente cronometro (e di molte altre in cui c’erano sia Dumoulin che alcuni di questi corridori) Dumoulin sembra il principale favorito. E ad ascoltare le opinioni di commentatori ed ex corridori, Nibali ha poche possibilità di vincere il Giro. Se invece volete proprio tifare qualcuno di diverso da Dumoulin: Nibali è un corridore che va sempre forte alla fine dei Grandi Giri e in altre cronometro simili a quella di oggi se l’è cavata piuttosto bene. Pinot è sembrato il più in forma negli ultimi giorni e negli ultimi mesi si dice si sia allenato molto per migliorarsi a cronometro. Quintana è piccolo e leggero (ottima cosa in salita, molto meno a cronometro) ma è già successo che nelle cronometro finali dei grandi giri “scalatori” considerati scarsi a cronometro ottenessero risultati quasi impensabili il giorno prima. Lo fecero per esempio Pantani al Giro del 1998 e Carlos Sastre al Tour de France del 2008. È oggettivamente più dura trovare argomentazioni specifiche se tifate Zakarin o Pozzovivo, che per vincere dovrebbero andare più forte di tutti gli altri, compreso Dumoulin.

Le cose da sapere sulla tappa di oggi – oltre al fatto che si parte dall’autodromo di Monza, come successe già nel 1949 e nel 1985 – non sono molte: si fa un giro di pista, si passa dai box, si va nel parco di Monza, si passa accanto alla Villa Reale e da lì verso Sesto San Giovanni e poi Milano, dove sono arrivate 77 delle cento edizioni del Giro d’Italia. Tutto in pianura, con lunghi tratti in lieve discesa. L’ultimo in classifica partirà per primo, il primo per ultimo. L’ultimo in classifica è Giuseppe Fonzi, che partirà alle 13.45; Dumoulin partirà alle 16.47; Quintana alle 16.56. Dovrebbero metterci circa mezz’ora. Entro le 17.30 circa si saprà quindi chi indosserà l’ultima maglia rosa – quella che conta – e vincerà il “trofeo senza fine”, la coppa assegnata dal Giro. È a forma di spirale e ad ogni edizione viene allungato, con l’aggiunta del nome dell’ultimo vincitore. Fu usato per la prima volta per premiare il vincitore del Giro del 2000, ma sopra ci sono scritti tutti i vincitori delle finora 99 edizioni.

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