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  • mercoledì 24 maggio 2017

Il numero chiuso alla Statale di Milano

È stato introdotto per diversi corsi universitari umanistici a partire dal prossimo anno accademico, fra molte proteste

(ANSA)

Ieri il Senato accademico dell’università degli Studi di Milano ha approvato l’introduzione del numero chiuso per alcuni corsi della facoltà di Studi Umanistici. La mozione era stata presentata dal rettore Gianluca Vago ed è stata approvata con 18 voti a favore e 11 contrari, mentre sei senatori si sono astenuti. Per settimane la proposta di Vago è stata contestata da alcuni docenti e da associazioni studentesche di sinistra, che sostengono che le nuove misure danneggeranno il diritto allo studio e hanno organizzato presidi, occupazioni e manifestazioni. La mozione di Vago doveva essere votata in Senato accademico già la scorsa settimana, ma l’assemblea era stata sospesa dopo che alcuni studenti di un collettivo avevano interrotto la seduta.

Il Corriere della Sera ha calcolato che nei corsi interessati i posti disponibili saranno inferiori del 20 per cento rispetto alle iscrizioni dell’anno accademico in corso. Il corso che probabilmente respingerà più studenti sarà Filosofia: quest’anno gli iscritti al primo anno sono stati 739, dal prossimo anno dovranno essere al massimo 530. Il corso che avrà meno problemi sarà invece quello di Lettere: quest’anno gli iscritti al primo anno sono stati 545, lo sbarramento che verrà introdotto sarà di 550 studenti. Non è ancora chiara la formula con cui verranno assegnati i posti: si parla genericamente di un test di ingresso previsto per settembre.

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Della possibilità di introdurre un limite alle iscrizioni dei corsi di Studi Umanistici si parla da diversi anni, dato che sono rimasti gli unici in tutta la Statale – oltre a quelli di Giurisprudenza – che non prevedono una qualche forma di test di ingresso. Vago ha insistito soprattutto sul concetto di “qualità” e “sostenibilità” di ciascun corso. In una recente intervista al Corriere della Sera, ha spiegato che l’introduzione del numero chiuso migliora la qualità dell’insegnamento e «riduce il numero degli abbandoni», e che in generale l’università non avrebbe abbastanza soldi per garantire il numero di docenti previsto dal ministero nel caso gli iscritti aumentassero rispetto alle cifre attuali.

Tre giorni fa il gruppo politico di sinistra degli Studenti Indipendenti ha inviato una lettera aperta al ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli chiedendole «un’inversione di rotta delle attuali politiche universitarie» e facendo notare che la facoltà di Studi Umanistici della Statale «è una delle poche in cui le immatricolazioni sono in crescita».

In alcuni casi, come ha fatto notare anche Vago nell’intervista al Corriere della Sera, l’introduzione del numero chiuso serve a garantire la sopravvivenza stessa del corso: secondo i parametri emanati due anni fa dall’allora ministra Stefania Giannini, infatti, i corsi di laurea triennale con almeno 200 iscritti devono avere a disposizione più di 9 docenti di base. Il guaio è che i professori universitari sono molti di meno rispetto a qualche anno fa: mentre nel 2007 erano più di 62mila, nel 2015 sono scesi a circa 50mila.