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  • martedì 9 Maggio 2017

Cinque tappe del Giro da vedere

Un calendario per appassionati moderati: quella di oggi sull'Etna, le due cronometro, quella con cinque Gran premi della montagna e, certo, quella con il Passo dello Stelvio

Il Giro d’Italia – il centesimo – è iniziato venerdì 5 maggio in Sardegna e finirà il 28 maggio a Milano, dopo 21 tappe e circa 3.600 chilometri. Le prime tre tappe in Sardegna sono state interessanti ma non hanno influito molto sulla classifica generale: la prima l’ha vinta un austriaco semi-sconosciuto che si è trovato primo quasi per caso e poi ha pedalato come nessuno si aspettava avrebbe saputo fare; la seconda l’ha vinta in volata il tedesco André Greipel e la terza il velocista colombiano Fernando Gaviria, dopo un finale in cui il vento forte ha creato tanti problemi. In generale i favoriti per la Maglia rosa, cioè per la vittoria finale, sono sempre quelli di tre giorni fa. Ieri c’è stato un giorno di riposo perché ciclisti, biciclette, meccanici e carovana del Giro (cioè tutti i mezzi e le persone che ci lavorano) hanno dovuto spostarsi dalla Sardegna alla Sicilia.

Oggi c’è il primo arrivo in salita, sull’Etna, e la classifica generale potrebbe iniziare a cambiare. Da lì in poi resteranno molte tappe e in tutte potrebbe succedere qualcosa. Abbiamo però scelto le cinque più importanti: per difficoltà, per fascino, per quanto potrebbero cambiare la classifica generale, per quanto potrebbero meritarsi di farvi prendere un pomeriggio libero al lavoro. Se vi trovate dalle parti in cui passa il Giro e vi interessa andarlo a vedere trovate tutte le cose da sapere sul Garibaldi, la dettagliatissima guida di oltre 200 pagine a tutte le tappe.

9 maggio, quarta tappa: Cefalù-Etna

Com’è: è il primo arrivo in salita del Giro. La tappa è lunga 181 chilometri: si inizia con 50 chilometri in pianura, poi c’è la salita di Portella Femmina Morta, in provincia di Messina. È una salita facile, lunga ma pedalabile. Se non seguite il ciclismo sappiate che questa salita considerata facile è lunga una trentina di chilometri e si parte praticamente dal mare per arrivare a 1.500 metri d’altezza. Poi discesa e un pezzo di sali-scendi (o, nel gergo ciclistico, mangia-e-bevi) prima di arrivare alla salita finale: inizia a Nicolosi, in provincia di Catania, e dopo quasi 18 chilometri, con pendenza media al 6 per cento e massima al 12, arriva al Rifugio Sapienza, a quasi 1.900 metri d’altezza.

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Cosa potrebbe succedere: nel Giro arriveranno salite ben più difficili di quella dell’Etna, ma essendo la prima potrebbe diventare già rilevante. In un Grande Giro (che dura tre settimane) i ciclisti che puntano alla Maglia rosa cercano di arrivare al meglio della forma alla terza settimana: quella decisiva, con le salite più difficili. In più certi ciclisti ci mettono qualche giorno a carburare al meglio, anche perché in altre corse – per esempio al Tour de France – raramente capita una salita di questo tipo dopo tre giorni di gara. Qualcuno dei migliori potrebbe provare ad attaccare, fosse anche solo per vedere come stanno i loro avversari. E qualcuno dei migliori potrebbe perdere diversi secondi. Non si capirà chi vincerà il Giro (è davvero troppo presto), ma si potrebbe avere un’idea di chi potrebbe non vincerlo.

Quando guardarla: niente è mai detto, ma i migliori scalatori si dovrebbero far vedere solo negli ultimi chilometri dell’ultima salita. Prima, invece, è la tappa giusta in cui qualcuno che non punti alla classifica generale potrebbe provare la fuga da lontano. Se volete vedere come se la cavano in salita Vincenzo Nibali, Nairo Quintana e gli altri sette-otto che potrebbero ragionevolmente provare vincere il Giro d’Italia, basta collegarsi su Rai Due o Eurosport verso le quattro. L’arrivo dovrebbe essere tra le cinque e le cinque e mezza, a seconda della velocità a cui andranno i ciclisti.

Cosa ripassare: la tappa del Giro del 2011 che arrivò sull’Etna, anche se con un percorso un po’ diverso, e fu vinta dallo spagnolo Alberto Contador. Tra quelli che provarono a stargli dietro c’era Michele Scarponi, che poi vinse quel Giro dopo una controversa squalifica di Contador.

16 maggio, decima tappa: Foligno-Montefalco

Com’è: è una tappa a cronometro, in Umbria. È lunga poco meno di 40 chilometri ed è piena di piccole salitelle, pezzi in falsopiano e discese con curve a volte piuttosto complicate. È il classico percorso in cui bisogna saper dosare bene le energie, altrimenti si arriva alla fine senza averne a sufficienza, rischiando di perdere secondi (o anche minuti) dagli specialisti delle tappe a cronometro. Gente che magari non è migliore di tutti in salita, ma sa pedalare con gran ritmo e intensità quando non ha nessuno intorno e la strada non è troppo ripida.

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Cosa potrebbe succedere: arriverà dopo che l’Etna e il Blockhaus – un altro arrivo in salita, il 14 maggio in Abruzzo – avranno messo un po’ d’ordine nella classifica generale. Qualcuno dei favoriti avrà perso secondi o minuti, magari anche per cose successe in altre tappe, qualcun altro avrà fatto vedere di essere già in gran forma. In generale, quello che si pensa essere il vero favorito del Giro è il colombiano Nairo Quintana, che in salita dovrebbe andare meglio di tutti. È piccolo, leggero e soffre le lunghe tappe a cronometro: sarà il momento in cui chi potrebbe staccarsi o essersi staccato in salita dovrà recuperare. In più, così come la tappa dell’Etna, anche questa arriva dopo un giorno di riposo. Capita spesso che i ciclisti, ormai abituati a fare 200 chilometri e almeno cinque ore al giorno in sella a una bici, facciano fatica a gestire il giorno di riposo allenandosi nel modo giusto. Fare un’ora a tutta dopo un giorno di riposo potrebbe fare andare qualcuno fuori-giri o far scoprire a qualcuno di avere le gambe indolenzite e poco reattive.

Quando guardarla: i migliori dovrebbero metterci una cinquantina di minuti a fare tutto il percorso, andando a una velocità media di circa 45 chilometri all’ora. Per vedere l’arrivo dei primi in classifica (che partiranno per ultimi) basterà collegarsi verso le quattro e mezza. Altrimenti – e questo vale per tutte le altre tappe – su Rai Sport c’è un riassunto della tappa alle 20 e una replica (un po’ più sintetica) dalle 22.45.

Cosa ripassare: tra Foligno e Montefalco si fa molto vino, generalmente del vitigno Sagrantino, da cui si fanno degli ottimi rossi. Già nel 2016 il Giro d’Italia fece una cronometro tra le vigne: in Toscana, da Radda in Chianti a Greve in Chianti.

23 maggio, 16ma tappa: Rovetta-Bormio

Com’è: se al lavoro potete prendervi solo un pomeriggio libero per vedere il Giro, quel pomeriggio dev’essere questo. Arriverà dopo alcune belle tappe con colline e montagne (che tra l’altro partiranno dai luoghi in cui sono nati Gino Bartali e Fausto Coppi) e dopo ci saranno altre tappe di alta montagna e una cronometro, ma questa è la tappa da guardare, probabilmente quella di cui ci ricorderemo tra dieci anni. È lunga 222 chilometri e ci sono 5.500 metri di dislivello. Si parte da circa 200 metri d’altezza e si arriva ai 1.854 del Passo del Mortirolo (quest’anno intitolato a Michele Scarponi), poi si scende e si scala il Passo dello Stelvio: 21 chilometri, pendenza media 7 per cento, pendenza massima 12 per cento. Si arriva a oltre 2.700 metri d’altezza ed è la Cima Coppi di questo Giro. Poi si scende e si risale, sempre verso lo Stelvio ma da un altro versante, fino a 2.500 metri, con una salita di 13 chilometri e pendenza media oltre l’8 per cento. Da li ci sarà discesa verso il traguardo di Bormio e anche lì succederanno cose, perché la discesa sarà complicata e arriverà dopo molti chilometri: qualcuno proverà a guadagnare ulteriormente, qualcun altro a recuperare, per quanto possibile. Farà freddo e in certi punti ci sarà neve.

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Cosa potrebbe succedere: di tutto. Qualcuno proverà una difficile fuga da lontano: ci saranno di certo ciclisti che puntano a una vittoria di tappa ma magari anche qualcuno che, per esempio perché in ritardo in classifica, proverà a fare qualcosa di complicatissimo per far saltare i piani ai rivali. Alla fine ci saranno distacchi di molti secondi, o forse minuti, anche tra i migliori. Qualcuno potrebbe perderne anche molti di minuti: per il freddo, la fame o la stanchezza.

Quando guardarla: se non potete guardatela tutta, almeno gran parte. Dal Mortirolo in poi, quindi pranzate e poi accendete la tv. L’arrivo sarà tra le cinque e le sei, sempre che qualche salita non venga tolta o ridotta per impraticabilità della strada: in quel caso se ne cercherebbero altre o si accorcerebbe la tappa.

Cosa ripassare: la prima volta che il Giro arrivò sullo Stelvio fu nel 1953. Nella penultima tappa, da Bolzano a Bormio. Vinse Fausto Coppi, che si prese la Maglia rosa che era dello svizzero Hugo Koblet, vincendo il suo quinto e ultimo giro d’Italia.

25 maggio, 18ma tappa: Moena – Ortisei/St. Ulrich

Com’è: dopo quella di Bormio è la tappa più bella da vedere (perché la più difficile) dell’ultima settimana. È breve (137 chilometri) ma ci sono cinque Gran premi della montagna e un arrivo in salita. Il dislivello totale sarà di 4mila metri.

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Cosa potrebbe succedere: dopo la tappa di Bormio non ce ne saranno altre semplici. Ci saranno sempre salite e quasi sempre arrivi in salita. Sarà la terza settimana, la tappa di Bormio avrà cambiato la classifica generale e tutti saranno stanchi. Dipende da chi sarà dove in classifica, ma qualcuno proverà di certo a fare qualcosa, e questa è la tappa sulla carta più difficile.

Quando guardarla: dipende. Potrebbe diventare bella già dai primi chilometri o gran parte dei migliori potrebbero restare insieme fino all’ultima salita. Sarà un giovedì.

Cosa ripassare: quello che fece Nibali nelle due tappe in cui si riprese e vinse un Giro che sembrava ormai perso. È davvero troppo presto per dirlo, ma lui o altri potrebbero tentare qualcosa di simile. In sintesi: prima si scatta più si rischia, di vincere o di perdere. Magari si fa l’impresa e si ribalta il Giro, magari si fa troppa fatica e si finisce per farsi recuperare e staccare.

28 maggio, 21ma tappa: Monza-Milano

Com’è: la cronometro finale, pianeggiante, lunga poco meno di 30 chilometri e con partenza dall’Autodromo di Monza. I ciclisti faranno un giro del circuito, poi passeranno vicino alla Villa Reale di Monza e andranno verso Milano: l’arrivo sarà in piazza Duomo, passando da Corso Vittorio Emanuele.

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Cosa potrebbe succedere: intanto si vedranno i ciclisti in un autodromo, che è una cosa rara, e l’arrivo del centesimo Giro nella città da cui il primo partì nel 1909. Per il resto dipende: se tra i primi ci saranno pochi secondi o un paio di minuti, potrebbe cambiare la classifica e la Maglia rosa. Se le montagne della terza settimana dovessero invece aver creato distacchi di diversi minuti, sarà difficile cambiare le cose.

Quando guardarla: il primo corridore partirà verso l’una. L’ultimo (cioè quello in Maglia rosa, che alla partenza era in prima posizione) dovrebbe arrivare verso le cinque. Poi ci sarà la premiazione.

Cosa ripassare: prima della cronometro alla fine del Giro del 2012, il canadese Ryder Hesjedal era secondo, con 31 secondi di ritardo dallo spagnolo Joaquim Rodríguez. Nell’ultima cronometro con arrivo a Milano gliene recuperò circa 45 e vinse il Giro. Hesjedal ci mise 91 ore, 39 minuti e due secondi a fare tutto il percorso del Giro d’Italia; Rodriguez impiegò 16 secondi in più.