(OZAN KOSE/AFP/Getty Images)
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  • domenica 16 Aprile 2017

In Turchia sembra che abbia vinto il Sì

I media statali dicono che la controversa riforma costituzionale voluta da Erdoğan è stata approvata col 51 per cento dei voti, ma circolano altri dati e l’opposizione ha contestato lo spoglio

(OZAN KOSE/AFP/Getty Images)

Aggiornamento delle 21: Oggi in Turchia si è tenuto il referendum costituzionale promosso dal presidente Recep Tayyip Erdoğan e dal suo partito, il Partito Giustizia e Sviluppo (AKP). Non sono ancora disponibili risultati completi, ma diversi giornali e tv turche hanno dei conteggi ufficiosi che mostrano cifre simili, e cioè una sottile vittoria del Sì. Il primo ministro turco Başbakan Yildirim ha già annunciato la vittoria del Sì.

La stima più citata è quella dell’agenzia statale Anadolu, secondo cui lo spoglio è al 98,4 per cento e il Sì è avanti col 51,3 per cento dei voti. La stima di Anadolu è però contestata dal principale partito di opposizione e il Consiglio Elettorale Supremo turco, l’organo che supervisiona le elezioni nel paese, ha diffuso dati con una percentuale di voti scrutinati inferiore rispetto a quella di Anadolu. L’HDP, il più importante partito filocurdo, ha detto che a prescindere dal risultato ufficiale finale contesterà due terzi dei voti perché ritenuti manipolati. In particolare, le opposizioni contestano il fatto che il Consiglio Elettorale Supremo ha deciso di ritenere valide anche le schede senza il timbro di convalida del seggio, che secondo stime che circolano fra i giornali turchi sono circa 1,5 milioni (secondo i calcoli di Anadolu, Sì e No sono distanti circa 1,3 milioni di voti).

L’oggetto del referendum è una riforma volta a trasformare il paese in una repubblica presidenziale, aumentare i poteri del presidente e secondo i critici e molti osservatori internazionali completare la trasformazione del paese in uno stato autoritario. Basterà il 50 per cento più uno dei voti degli elettori perché la riforma costituzionale diventi legge. Le procedure di voto sono iniziate nell’est della Turchia alle ore 7 locali e alle 8 nel resto del paese; i seggi si sono chiusi alle 16 nell’est della Turchia e alle 17 (le 16 italiane) nel resto del paese.

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Perché è importante?
Se approvata dai cittadini la riforma della Costituzione attribuirà nuovi poteri a Erdoğan, protagonista della politica turca degli ultimi anni che ultimamente ha mostrato spesso tendenze autoritarie. Erdoğan fu eletto primo ministro per le prima volta nel 2003 e da allora è stato rieletto altre tre volte. Nel 2014 è stato eletto presidente della Repubblica, una carica con funzioni soprattutto cerimoniali, ma che Erdoğan ha trasformato nel vero centro di potere della Turchia grazie al suo carisma, al controllo che continua a esercitare sull’AKP e alle alleanze e ai legami che ha costruito all’interno degli apparati dello stato durante i suoi quindici anni di governo. Se vincerà il Sì, i critici temono che Erdoğan otterrà la legittimazione definitiva per esercitare questi poteri.

Cosa contiene la rifoma?
La riforma è costituita da 18 articoli che modificano profondamente il funzionamento del governo e del Parlamento, portando tra l’altro sotto controllo politico tutti i principali organi giudiziari e aumentando notevolmente i poteri del presidente della Repubblica.

  • Sarà abolita la carica del primo ministro. Il presidente della Repubblica sarà il capo dello stato e contemporaneamente capo del governo. Non sarà più una figura super partes come oggi, ma potrà mantenere la sua affiliazione partitica.
  • Avrà il potere di indire lo stato di emergenza e sciogliere il Parlamento (in quel caso si andrà a votare anche per scegliere un nuovo presidente).
  • Il Parlamento potrà sfiduciare il presidente, ma solo a patto di sciogliersi per tenere elezioni anticipate.
  • Il presidente potrà nominare un certo numero di vice-presidenti e avrà potere di nomina e revoca nei confronti dei ministri.
  • Potrà nominare parte dei membri dell’organo che disciplina giudici e magistrati e la maggioranza dei membri della Corte Costituzionale. Secondo Erdoğan il sistema giudiziario è molto influenzato da Fethullah Gülen, il religioso turco suo oppositore che vive in esilio negli Stati Uniti ed è stato accusato da Erdoğan del tentato colpo di stato dello scorso luglio.
  • Il parlamento non potrà sfiduciare i ministri, ma potrà mettere in stato di accusa il presidente con un voto da parte di tre quinti dei suoi membri.
  • Il numero di parlamentari sarà incrementato da 550 a 600.
  • Il mandato parlamentare sarà aumentato a da quattro a cinque anni.
  • Le elezioni presidenziali si svolgeranno insieme a quelle parlamentari.

La riforma non modifica né la durata massima del mandato presidenziale (cinque anni) né il numero di possibili mandati per un presidente (due), ma secondo alcuni potrebbe far ripartire il conteggio dei mandati di Erdoğan e potenzialmente permettergli di restare presidente fino al 2029. Infatti Erdoğan è stato eletto nel 2014 e le prossime elezioni saranno il 3 novembre 2019: secondo il sistema vigente l’attuale presidente potrà ricandidarsi e rimanere in carica fino al 2024 in caso di vittoria. Un’interpretazione possibile della riforma, però, farebbe ricominciare il conteggio dei suoi mandati, ed Erdoğan potrebbe quindi ricandidarsi anche nel 2024 e restare in carica altri cinque anni, fino al 2029. Erdoğan non ha chiarito se sarà questo il caso o meno.

Cosa dicono i sondaggi?
Secondo la media fatta dall’agenzia di stampa Reuters degli ultimi nove sondaggi pubblicati, il risultato è ancora abbastanza incerto. Il Sì è in vantaggio, ma soltanto di pochi punti (intorno al 51 per cento) e ci sarebbero ancora parecchie persone indecise. Uno degli elementi determinanti potrebbe essere il voto dei circa due milioni di cittadini turchi che vivono in Europa. La campagna elettorale per raggiungerli è stata molto combattuta. Il governo ha usato moschee e consolati per fare propaganda e ha cercato di inviare ministri e altri esponenti dei partiti di maggioranza in paesi come Germania e Paesi Bassi, dove vivono molti cittadini turchi, per organizzare comizi. Quasi tutti questi viaggi, però, sono stati proibiti dai governi europei, suscitando reazioni estremamente dure da parte del governo turco.

Come racconta Politico, se il risultato sarà così ravvicinato come i sondaggi lasciano pensare, l’esito del voto potrebbe essere già stato deciso dai turchi residenti all’estero, le cui procedure di voto si sono concluse lo scorso 10 aprile e i cui voti saranno conteggiati soltanto a partire dalla notte del 16 aprile. Erdoğan dice che fra i turchi che vivono all’estero l’affluenza è stata molto alta, cosa che secondo i sondaggisti potrebbe avvantaggiarlo

Chi è favorevole?
Il partito del presidente turco AKP, islamista e tendenzialmente conservatore, e il Partito del Movimento Nazionalista (MHP) – un partito di destra che è la quarta forza politica del paese – hanno scritto la riforma costituzionale insieme. Da prima della sua elezione a presidente nel 2014 Erdoğan chiede una riforma costituzionale che renda i governi più stabili di quelli, spesso molto deboli, che si sono succeduti prima della sua salita al potere. La riforma è stata approvata dal Parlamento lo scorso gennaio, ma nessuno dei 18 articoli che la compongono ha raggiunto la maggioranza dei due terzi dei voti che avrebbero permesso di farla entrare in vigore senza bisogno di referendum (Erdoğan in ogni caso disse che avrebbe indetto un referendum indipendentemente dal numero di voti ottenuti in parlamento).

Chi è contrario?
Il Partito Popolare Repubblicano (CHP), di centrosinistra, e il Partito Democratico dei Popoli (HDP), il più importante partito filocurdo, si sono opposti alla riforma in tutti i suoi passaggi. Il CHP ha votato No in parlamento, insieme a sei deputati dissidenti dell’MHP. I deputati dell’HDP non hanno partecipato ai lavori parlamentari dopo che una serie di esponenti del partito sono stati arrestati con l’accusa di terrorismo. Anche molti giornalisti e attivisti si sono battuti contro la riforma, ma la loro opposizione è stata spesso messa a tacere, tramite arresti, chiusura di giornali e violenze da parte degli attivisti vicini ad Erdoğan.

Ma Erdoğan non era già diventato un dittatore?
Erdoğan è considerato un leader autoritario che ha più volte violato le regole democratiche. In particolare, la sua presa sulla Turchia si è molto accentuata dopo il fallito colpo di stato dello scorso luglio. Migliaia di militari, poliziotti e impiegati pubblici sono stati arrestati o licenziati nei giorni successivi al fallimento del golpe. Centinaia di giornalisti sono stati imprigionati o intimiditi, mentre diverse testate sono state chiuse o hanno subito l’imposizione di nuovi direttori. Ancora oggi in tutto il paese vige lo stato di emergenza. Nonostante la svolta autoritaria, l’impegno che Erdoğan ha messo nella campagna elettorale per il Sì al referendum e la necessità che ha di consultare i suoi elettori per portare avanti i suoi obiettivi mostrano che la Turchia non è ancora diventata una completa dittatura.