(ANSA/VIRGINIA FARNETI)
  • Italia
  • martedì 4 Aprile 2017

Perché a Roma si parla di “Farmacap”

È una società municipalizzata la cui direttrice è stata sospesa, anche per aver licenziato alcuni dipendenti accusati di rubare

(ANSA/VIRGINIA FARNETI)

Negli ultimi giorni sui giornali nazionali si è tornati a parlare di Farmacap, una società municipalizzata di Roma che gestisce più di 40 farmacie comunali e una ventina di asili nido, perché la direttrice generale Simona Laing è stata sospesa dal suo incarico per volontà del commissario straordinario Angelo Stefanori, nominato lo scorso gennaio dalla nuova sindaca Virginia Raggi. Laing ha accusato il Movimento 5 Stelle di voler tenere in piedi un sistema poco trasparente e di essere stata licenziata perché voleva «riportare la legalità nell’azienda»; Stefanori sostiene di avere le sue ragioni e di aver sospeso Laing perché la pensa diversamente da lei sulla gestione dell’azienda.

Nel 2016 la procura di Roma aveva avviato un’inchiesta su Farmacap grazie a un esposto presentato a inizio febbraio da Virginia Raggi, che all’epoca era ancora solo candidata. L’indagine aveva portato all’arresto, nel settembre del 2016, dell’allora commissario straordinario di Farmacap Francesco Alvaro e dell’imprenditore Giuseppe Giordano, con l’accusa di turbativa d’asta e falso nella procedura di affidamento della gestione di strutture e servizi pubblici. Secondo l’accusa la Farmacap aveva abbassato il valore di un appalto di un asilo nido comunale per favorire Giordano e la sua azienda. Francesco Alvaro era stato nominato commissario nel marzo del 2014 dall’ex sindaco di Roma Ignazio Marino, «in considerazione della preoccupante situazione economica e finanziaria dell’azienda, caratterizzata da gravi perdite economiche accumulate negli anni passati». A dicembre l’indagine della procura si era poi estesa coinvolgendo la Corte dei Conti e una quindicina di dipendenti di Farmacap accusati di peculato e appropriazione indebita di farmaci, parafarmaci e denaro di cassa: un farmacista era stato arrestato, un altro era stato sospeso dalla professione e 14 dipendenti avevano ricevuto un avviso di garanzia.

Nel progetto di risanamento voluto da Marino rientrava anche l’assunzione di Simona Laing, nominata ad agosto 2015 direttore generale dell’azienda. Laing lavorava come amministratrice unica nell’azienda Farcom di Pistoia, molto simile all’azienda romana. Dopo essere stata assunta, Laing aveva partecipato all’indagine della procura su Farmacap denunciando «gravi irregolarità» e sprechi che avevano secondo lei compromesso la produttività economica dell’intera società. I suoi interventi come dirigente hanno contribuito a riportare il bilancio di Farmacap in pareggio e poi in attivo. Sabato 1 aprile però Laing è stata sollevata dal suo incarico dal nuovo commissario straordinario nominato dalla giunta Raggi, Angelo Stefanori: la lettera di licenziamento è composta da nove pagine in cui sono contenute le motivazioni e in cui si contesta a Laing, tra le altre cose, il licenziamento di quattro dipendenti indagati per peculato nell’inchiesta della procura.

Su Repubblica di ieri Simona Laing è stata intervistata e ha fornito la sua versione dei fatti: ha spiegato il suo complicato rapporto con il nuovo commissario Stefanori («Non gli è mai interessato entrare in sintonia con me. In due mesi mi ha inviato due lettere di contestazioni disciplinari e 50 note») e ha raccontato che la situazione è peggiorata con il licenziamento di quattro dipendenti accusati di aver rubato farmaci: «C’è un’inchiesta della procura, ci sono le telecamere che riprendono i furti. Bisognava dare un segnale e io l’ho fatto: come fai a non licenziare chi ruba 220 volte in un mese?». Stefanori, dice sempre Laing, ha contestato il provvedimento e «le modalità operative seguite». Un altro motivo di contrasto sono stati i bilanci di Farmacap, che sono in utile ma che il nuovo commissario considera non veritieri. La giunta Raggi ha destinato alla municipalizzata 10,4 milioni di euro, ma secondo l’ex direttrice generale quei fondi non erano necessari: «Quel debito si può risanare tenendo i bilanci in utile, come stavo facendo io. La verità è che invece di stanziare quei soldi per la povera gente si prevede già che la gestione di Stefanori porti ad avere delle perdite. Così l’azienda tornerà a essere una mucca da mungere».

Stefanori dice invece che l’operato di Laing «non è stato in buona fede» e che il suo «licenziamento è per giusta causa». Appoggiato dai sindacati, sostiene tra le altre cose che per arrivare al licenziamento dei dipendenti, i quattro accusati dalla procura, «ci vuole un procedimento penale, che non può appiattirsi sull’inchiesta penale che per altro è solo agli inizi. Deve decidere un giudice». Ritiene dunque che i quattro dipendenti debbano essere subito reintegrati in azienda e, in caso, solo sospesi. Al Fatto Quotidiano Stefanori ha poi spiegato la propria versione della storia:

«La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la sospensione arbitraria del servizio Recup. Parliamo del sistema che gestisce le prenotazioni delle prestazioni sanitarie specialistiche, fornito anche dalle 44 farmacie di Farmacap, su cui gli uffici dell’azienda avevano commesso un pasticcio contabile, addebitando due volte (sia alla Regione che al Comune) il costo, e quindi dovendo restituire al Dipartimento Politiche sociali quasi 130mila euro. La Laing non vedeva di buon occhio questo servizio e ha sfruttato questo disguido per interromperlo».

In un lungo comunicato Stefanori spiega ancora:

«La principale anomalia riguarda la gestione dell’acquisto dei farmaci: la legge sugli appalti impone una programmazione dell’approvvigionamento mentre l’ex dg ha predisposto una sola gara relativa a una fornitura da 9,5 milioni euro, seguita da una gara più piccola, aggiudicata ad altro soggetto, da 5 milioni. In realtà abbiamo comprato farmaci per 16 milioni solo dal vincitore della prima gara e quindi, per la differenza, si tratta di acquisti che oggettivamente favoriscono quel primo fornitore, chiudendo il mercato ad altri competitor che avrebbero potuto offrire sconti maggiori. Inoltre, sono state avallate operazioni con cui, attraverso un uso improprio del magazzino centrale Farmacap, si rastrellavano farmaci contingentati e rari, anche antitumorali, che venivano venduti a una società commerciale di Napoli: quest’ultima provvedeva alla loro esportazione all’estero privando le farmacie comunali, e quindi i cittadini romani, dei farmaci stessi. (…)

Inoltre, di risanamento non si può certo parlare. Non è tutto oro quello che riluce: il progetto di bilancio presentato dall’ex dg non rispecchia fedelmente l’andamento aziendale e il risultato in realtà sfiora appena il pareggio. La verità è che si stava `impacchettando´ l’azienda per la vendita sul mercato, come del resto disposto dalla delibera consiliare che aveva portato alla nomina di Laing e che certamente non corrisponde agli indirizzi della giunta attuale».

Stefanori ha riconosciuto i meriti di Laing («Farmacap sta meglio rispetto a due anni fa, ha fatto solo il suo dovere»), ma pensa anche che non sia la manager «giusta per Farmacap in questo momento: era stata nominata da un’altra amministrazione, di diverso orientamento politico, che aveva come obiettivo la dismissione dell’azienda. E a tale scopo sono stati improntati tutti i suoi atti. Questa giunta, invece, non ha intenzione di vendere Farmacap, perché la ritiene un servizio sociale importante per i cittadini, ed è pronta ad assumersene i costi».

Laing ha comunque deciso di impugnare il licenziamento e di chiedere i danni d’immagine, mentre Stefanori ha minacciato a sua volta eventuali azioni: «Nella sua gestione recente a nostro avviso ci sono diversi profili di illegittimità che saranno vagliati con attenzione». Nel frattempo sarà nominato un direttore interno ad interim e poi sarà avviata una selezione pubblica.