L’ultimo pasto dei condannati a morte

Henry Hargreaves ha ricreato e fotografato quello che alcuni famosi detenuti hanno mangiato prima dell'esecuzione della condanna

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In molti paesi al mondo c’è l’abitudine di servire a una persona condannata a morte un piatto a sua scelta, esaudendo quindi una sorta di ultimo desiderio. È un rito informale ma radicato, per questo nel 2011 si discusse a lungo della decisione del Texas di abolirlo. Il fotografo Henry Hargreaves ebbe allora l’idea di fotografare gli ultimi pasti di alcuni detenuti prima che venisse eseguita la condanna a morte: scrisse a loro e alle autorità carcerarie ma non ottenne il permesso di fotografarli dal vivo e pensò quindi di scoprire online quali fossero stati gli ultimi pasti di detenuti più o meno famosi, di ricrearli e quindi fotografarli. Ne è venuto fuori il progetto No Seconds, che negli ultimi anni è stato più volte segnalato e pubblicato da siti e giornali in tutto il mondo.

I pasti richiesti e quindi fotografati da Hargreaves vanno dalla ricetta originale del pollo fritto di KFC, al gelato menta e cioccolato, dalla torta di pesche a una semplice oliva. Qualcuno ha anche rifiutato di scegliere un piatto speciale, e gli è stato servito quello previsto dalla prigione.

In un’intervista con CBS, Hargreaves ha spiegato che i piatti che gli sono rimasti più impressi sono quelli di Ricky Ray Rector e di Victor Feguer. Rector è stato condannato a morte per l’omicidio di due persone, tra cui un poliziotto a cui sparò mentre si costituiva per l’omicidio precedente: sempre in quell’occasione si sparò in testa per uccidersi; sopravvisse ma le ferite gli causarono una grave infermità mentale. Per il suo ultimo pasto richiese anche una fetta di torta di noci pecan, che lasciò da parte per finirla più tardi. La sua condanna a morte, nel 1992, fu sostenuta anche da Bill Clinton, allora governatore dell’Arkansas, nonostante le richieste di clemenza per via del suo stato mentale. Feguer invece scelse solo un’oliva: «Pensiamo agli ultimi pasti come a qualcosa di assolutamente goloso», dice Hargreaves. «E lui ha scelto solo una singola oliva. È così semplice, è come definitivo. È quasi come un punto fermo alla fine della sua vita».

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