Perché vorrete guardare “Planet Earth II”

La settimana prossima Rete 4 inizia a trasmettere la serie di documentari sugli animali di BBC, considerata la migliore mai realizzata

Un leopardo delle nevi ripreso nel documentario di BBC "Planet Earth II" (David Willis)

Giovedì 23 marzo Rete 4 trasmetterà il primo e il secondo episodio di Planet Earth II, l’ultima apprezzata serie di documentari sugli animali prodotta da BBC. La serie, trasmessa nel Regno Unito lo scorso autunno e più di recente negli Stati Uniti, è il seguito della precedente Planet Earth, andata in onda per la prima volta nel 2006 e disponibile in Italia per gli abbonati a Netflix. Sia Planet Earth che Planet Earth II sono state realizzate con le migliori e più moderne tecnologie di ripresa disponibili: Planet Earth II è il primo documentario naturalistico per cui sia stata usata la risoluzione full UHD+HD e contiene riprese, anche notturne, dettagliatissime. Per questa ragione, oltre che per aver mostrato animali mai ripresi prima (come i leopardi delle nevi che vivono sull’Himalaya), Planet Earth II è considerata la migliore serie di documentari sugli animali mai realizzata.

Gli episodi di Planet Earth II sono sei e ciascuno è dedicato a uno specifico tipo di ambiente, che dà il nome alla puntata: Isole, Montagne, Giungle, Deserti, Praterie e Città. Rete 4 trasmetterà due episodi alla volta, quindi l’intera serie sarà mandata in onda nel corso di tre serate.

Come in Planet Earth, la voce narrante della versione originale di Planet Earth II è quella di David Attenborough, il più famoso divulgatore scientifico britannico, apprezzato e stimato (anche dalle persone molto giovani) quanto Piero Angela in Italia, se non di più. Attenborough ha 90 anni e per i suoi meriti di divulgatore negli anni ha ricevuto diversi titoli dalla regina Elisabetta II. Il primo è stato il cavalierato all’interno dell’Ordine dell’Impero Britannico (lo stesso dei Beatles) nel 1974: da allora Attenborough viene chiamato Sir David Attenborough. Anche per la fama di Attenborough e per un maggiore interesse generale verso i documentari (la Natural History Unit di BBC è il più importante dipartimento di documentaristica televisiva sulla natura del mondo), nel Regno Unito Planet Earth II è stato il documentario più visto di sempre: in media ogni puntata è stata vista da 11,9 milioni di persone, raggiungendo uno share del 40,6 per cento, mentre nelle stesse serate l’edizione britannica di X-Factor faceva in media il 21,9 per cento di share. Nella versione italiana la voce narrante sarà quella di Andrea Piovan, che dal 2008 è l’annunciatore dei palinsesti di Rete 4.

Anche se normalmente non guardate i documentari sulla natura, Planet Earth II potrebbe piacervi molto o comunque potreste apprezzare la grandiosità della sua realizzazione. È stato prodotto nel corso di quattro anni: i giorni di riprese sono stati 2.089. Le troupe di BBC hanno fatto 117 spedizioni per filmare gli animali del documentario, visitando quaranta paesi diversi, tra cui l’Italia: nella sesta puntata, quella dedicata alle città, c’è una parte dedicata agli storni che passano da Roma nel loro percorso migratorio annuale e si vedono anche i grattacieli del “Bosco Verticale” di Milano. Per girare alcune scene ci sono state difficoltà particolari: per esempio BBC ha dovuto aspettare nove mesi perché la città di New York le desse i permessi per filmare i falchi pellegrini che vivono tra i suoi grattacieli e la troupe che ha filmato i pinguini pigoscelidi artici che vivono sulla remota e disabitata isola di Zavodovski, nel sud dell’oceano Atlantico, ha impiegato nove giorni solo per raggiungerla. L’insieme di tutte le riprese fatte per realizzare il documentario occupa circa 400 terabyte di memoria, l’equivalente di ciò che può stare su 82mila DVD.

Un’altra cosa che contraddistingue Planet Earth II, rendendolo diverso da un normale documentario sugli animali, è il fatto che mostra animali diversissimi e spesso mai filmati prima, oppure conosciuti ma mostrati in circostanze mai riprese prima. Oltre ai leopardi delle nevi nella puntata Montagne, ai pinguini dell’isola di Zavodovski nella puntata Isole e ai falchi pellegrini di New York in Città, tra gli animali mai rappresentati prima in un documentario ci sono i pesci gatto che vivono in alcuni fiumi francesi e hanno imparato a catturare i piccioni quando vanno ad abbeverarsi (sempre nella puntata Città) e uno sciame di miliardi di locuste che tutte insieme coprivano 300 chilometri quadrati, in Deserti. Ci sono poi altre scene abbastanza sorprendenti, tra cui quella di un bradipo pigmeo dell’isola tropicale di Escudo che nuota, le lotte dei draghi di Komodo, i rituali di corteggiamento di varie specie di uccelli del paradiso, la caccia notturna dei leopardi a Mumbai e l’incredibile fuga di un cucciolo di iguana marina da un mucchio di serpenti.

Alcune scene del documentario sembrano abbastanza pericolose per le persone che le hanno girate: nell’episodio Città, nella scena della caccia notturna dei leopardi a Mumbai – fatta grazie a una postazione nascosta in cui un cameraman usava una telecamera per le riprese notturne – a un certo punto si vede un leopardo puntare un gruppo di persone invece che i maiali che costituiscono la sua preda principale. Tuttavia c’è stato un unico ferimento in tutte le riprese di Planet Earth II: un cameraman che è stato punto da una razza.

Per quando riguarda le tecnologie usate per realizzare Planet Earth II, tra le altre cose sono stati usati droni e telecamere a visione notturna 4K che hanno permesso di fare filmati in condizioni di buio totale, come non sarebbe mai stato possibile ai tempi del primo Planet Earth. Inoltre sono state fatte riprese da un cameraman in parapendio (si vedono nel secondo episodio, Montagne) ed è stata usata la tecnica dell’hyperlapse, cioè del timelapse fatto usando diverse inquadrature in sequenza, grazie alla partecipazione di Rob Whitworth, il più esperto hyperlapse cameraman del mondo. Per ogni puntata di Planet Earth II ci sono anche dei mini-episodi da circa 15 minuti, i Planet Earth II Diaries, in cui vengono spiegate alcune delle tecniche di ripresa più particolari usate in quella puntata. Rete 4 non li trasmetterà subito dopo i relativi episodi, la sera, ma li trasmetterà più volte alle 15.30 dal lunedì al venerdì delle prossime settimane. In collaborazione con BBC, Vox ha realizzato tre video in cui le più innovative tecniche usate per realizzare Planet Earth II vengono spiegate e confrontate con quelle impiegate in precedenti documentari.

L’unica critica che è stata fatta a Planet Earth II – da alcuni giornali come il New York Times e anche da persone che lavorano nel settore dei documentari sulla natura – è dare l’impressione che nel mondo degli animali vada tutto bene e che le specie selvatiche non siano in pericolo a causa dell’inquinamento e delle attività umane. Facendo credere agli spettatori che esista un «bellissimo, incantevole mondo di fantasia, un’utopia in cui le tigri vagano libere e indisturbate, un mondo in cui l’uomo non è mai esistito», come ha scritto il documentarista Martin Hughes-Games sul Guardian, Planet Earth II non sensibilizzerebbe le persone a preoccuparsi della sorte delle specie animali. È vero che più volte in Planet Earth II (soprattutto in Città) Attenborough cita alcune delle minacce che gli animali sono costretti ad affrontare nei loro ambienti naturali, ma anche che il problema delle estinzioni non è il principale messaggio della serie e che probabilmente uno spettatore meno sensibile alle tematiche ambientali potrebbe comunque non coglierlo.

Se Planet Earth II vi appassionerà in modo particolare, potrete vedere alcuni contenuti speciali che sono disponibili gratuitamente sul sito di BBC e su YouTube. Tra questi ci sono alcuni video a 360 gradi che mostrano alcuni dei luoghi ripresi nelle puntate del documentario (uno mostra come appare la città di Londra dal punto di vista di una volpe che ci si aggira di notte) e altri che per ragioni di spazio hanno dovuto essere esclusi dai sei episodi di Planet Earth II, per esempio uno sui gufi che vivono nella località serba di Kikinda e passano le giornate invernali a dormire sugli alberi della principale piazza cittadina. Alcuni video tratti da Planet Earth II poi si possono guardare, insieme a tanti altri spezzoni di precedenti documentari di David Attenborough, sulla app Sir David Attenborough’s Story of Life che si può scaricare gratuitamente dall’App Store per sistemi operativi iOS e su Google Play per sistemi operativi Android.

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