Nikki Haley, ambasciatrice statunitense all'ONU (Luiz Rampelotto/EuropaNewswire/picture-alliance/dpa/AP Images)
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  • mercoledì 1 Marzo 2017

All’ONU gli Stati Uniti hanno fatto gli Stati Uniti, nonostante Trump

Hanno condannato l'uso di armi chimiche da parte del regime siriano di Assad, scontrandosi con la Russia senza troppe prudenze

Nikki Haley, ambasciatrice statunitense all'ONU (Luiz Rampelotto/EuropaNewswire/picture-alliance/dpa/AP Images)

Martedì sera il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, l’unico organo delle Nazioni Unite con il potere di imporre sanzioni vincolanti a uno stato e autorizzare un intervento armato internazionale, ha votato nuovamente sull’uso di armi chimiche del regime siriano di Bashar al Assad contro la popolazione civile. La risoluzione, che era stata proposta dal Regno Unito e dalla Francia alcuni mesi fa, prevedeva l’imposizione delle sanzioni a diversi militari siriani per avere autorizzato l’uso delle bombe al cloro per colpire alcune aree controllate dai ribelli anti-Assad in almeno tre occasioni, nel 2014 e nel 2015: il veto della Russia e della Cina, due dei cinque paesi del Consiglio di Sicurezza col potere di bloccare l’approvazione di qualsiasi decisione, ha però bocciato la risoluzione. La cosa più rilevante è stata comunque un’altra: gli Stati Uniti, rappresentati dall’ambasciatrice all’ONU Nikki Haley, hanno votato a favore della risoluzione e hanno usato parole molto dure nei confronti della Russia, della Cina e di Assad, mostrando come la distanza sulla Siria tra Russia e Stati Uniti rimanga ancora notevole, nonostante i tentativi di avvicinamento fatti da Donald Trump negli ultimi mesi.

Haley, che è diventata ambasciatrice statunitense all’ONU lo scorso 27 gennaio sostituendo Samantha Power, ha definito l’uso di armi chimiche in Siria un atto “barbarico” e ha accusato la Russia e la Cina di privilegiare «i loro amici nel regime di Assad rispetto alla sicurezza globale». Ha aggiunto: «Quando gli stati iniziano a cercare scuse per altri stati che uccidono il loro stesso popolo, il mondo è senza dubbio un posto più pericoloso». Il New York Times, che ha parlato con alcuni diplomatici americani, ha scritto che Haley aveva insistito che si votasse questa settimana, per mandare un segnale forte alla Russia. Già in passato Haley, che è Repubblicana ed è stata governatrice del South Carolina, aveva preso posizioni piuttosto dure nei confronti del governo russo, in contrasto con i toni molto più conciliatori di Trump: per esempio aveva condannato l’aggressione della Russia in Ucraina orientale e si era espressa per mantenere in vigore le sanzioni imposte dopo l’annessione russa della Crimea, una decisione che l’amministrazione Trump aveva invece detto di volere rivalutare.

Haley, che per sua stessa ammissione non ha grande esperienza in politica estera, sembra intenzionata a seguire le posizioni di alcuni dei Repubblicani del Congresso americano che sono molto critici con la Russia e l’Iran; in generale non sembra volersi discostare radicalmente dalle posizioni assunte da Samantha Power e dall’amministrazione Obama.

Le armi al cloro sono vietate dal trattato internazionale che il regime di Assad firmò nel 2013, dopo l’attacco con le armi chimiche a due quartieri di Damasco, quello della cosiddetta “linea rossa” stabilita da Obama il cui superamento da parte di Assad non provocò alcuna reazione militare statunitense, ma solo un accordo per lo smantellamento dell’arsenale chimico in possesso del regime siriano. Negli ultimi tre anni, comunque, l’ONU, alcune agenzie di intelligence e diverse inchieste giornalistiche hanno mostrato come il governo siriano abbia violato l’accordo in diverse occasioni, usando armi con sostanze vietate: Human Rights Watch, per esempio, ha scritto in un rapporto recente che l’esercito siriano ha usato sistematicamente le bombe al cloro nelle settimane finali della battaglia per il controllo di Aleppo, vinta da Assad sui ribelli.