Geert Wilders, leader del partito di estrema destra olandese Partito per la Libertà (PVV), il 21 gennaio 2017 (ROBERTO PFEIL/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 16 Febbraio 2017

Tra un mese si vota nei Paesi Bassi

Ed è in vantaggio il partito xenofobo ed euroscettico di Geert Wilders: cosa ci aspetta?

Geert Wilders, leader del partito di estrema destra olandese Partito per la Libertà (PVV), il 21 gennaio 2017 (ROBERTO PFEIL/AFP/Getty Images)

Il 15 marzo ci saranno le elezioni nei Paesi Bassi, uno dei tanti paesi europei in cui c’è un partito di estrema destra che nell’ultimo periodo ha guadagnato sempre più consensi. In questo caso è il Partito per la Libertà (PVV), un movimento xenofobo ed euroscettico guidato da Geert Wilders. Secondo la maggior parte dei sondaggi più recenti, il PVV ha percentuali di consenso maggiori di quelle del partito che guida l’attuale coalizione di governo, il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD), di centrodestra ed europeista. Mark Rutte, il primo ministro e leader del VVD, sta cercando di recuperare consensi tra gli elettori di destra e per questo il mese scorso ha scritto un messaggio per i cittadini, pubblicato sui giornali come pubblicità elettorale, contro gli immigrati: «Il disagio aumenterà se le persone useranno male la nostra libertà, specialmente dato che sono venute in questo paese proprio per le sue libertà… So cosa pensa la gente: se qualcuno rifiuta i valori del nostro paese, meglio che se ne vada. È così anche per me. Comportatevi normalmente o andatevene».

I Paesi Bassi sono da anni uno degli stati europei dove l’euroscetticismo è più diffuso, ed esistono seri problemi di estremismo, antisemitismo e islamofobia. Alle ultime elezioni politiche, nel 2012, il PVV prese circa il 10 per cento dei voti – fu il terzo partito più votato – e oggi ha 12 seggi alla Camera. Alle precedenti elezioni, nel 2010, era andato ancora meglio, con il 15 per cento dei voti e 24 seggi. All’epoca i Paesi Bassi stavano vivendo un periodo di recessione economica e misure di austerità. Negli ultimi anni la grande coalizione guidata da Rutte – di cui fa parte anche il Partito del Lavoro (PvdA), storicamente il più grande partito di centrosinistra – ha fatto riforme che hanno fatto crescere di nuovo l’economia; la banca centrale del paese ha previsto una crescita del 2,3 per cento per il 2017. Nonostante questo una parte consistente dei cittadini sembra delusa e preoccupata, e per questo guarda con sempre maggiore interesse verso i partiti di destra. I temi più presenti nel dibattito politico sono l’immigrazione, le pensioni e il sistema sanitario.

Il VVD sta cercando di convincere gli elettori che sarà in grado di assicurare ai cittadini sia un buon livello di welfare che la difesa dei “valori olandesi”. Molti osservatori hanno descritto questa strategia del VVD – e di altri partiti – come “effetto Wilders”: per non rischiare di perdere voti sono pochi i politici che durante la campagna elettorale stanno parlando in modo positivo dell’Unione Europea o dei richiedenti asilo. In tutto lo spettro politico si discute di identità nazionale e addirittura di “patriottismo progressista”, anche se non è chiaro di cosa si tratti.

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Come in molti altri paesi europei, comunque, mentre il centrodestra e l’estrema destra se la giocano, in grande difficoltà c’è soprattutto il centrosinistra, che nei Paesi Bassi vuol dire il PvdA. Molti elettori di sinistra hanno deciso di non votarlo per via della sua alleanza con il VVD, che d’altra parte non gli ha fatto guadagnare consensi nemmeno tra i più moderati. Secondo i sondaggi, con le prossime elezioni il PvdA potrebbe passare dagli attuali 38 seggi su 150 in Parlamento a soltanto 12. Secondo i sondaggi (che però in passato hanno sovrastimato il PVV), persone che in passato votavano il PvdA sono passate a sostenere direttamente il suo alleato PVV, dato che oltre a una minore immigrazione promette anche più assistenza sociale; altri si sono spostati a sinistra decidendo di votare i Verdi, i socialisti di estrema sinistra o 50 Plus, il partito dei pensionati.

paesi_bassi_seggiIl numero di seggi che otterrebbero i quattordici partiti olandesi più grandi secondo una combinazione dei più recenti sondaggi di sei diversi istituti realizzata dal professore di scienze politiche dell’Università di Leida Tom Louwerse. Alcuni di questi danno al primo posto il VVD. (Peilingwijzer)

Nei Paesi Bassi, come è evidente dal grafico qui sopra, ci sono molti partiti. I principali sono 28: oltre a quelli già citati, quelli un po’ più grandi sono l’Appello Cristiano Democratico (CDA) e i socioliberali Democratici 66 (D66). Ci sono poi molti partiti più piccoli, come DENK (significa “Pensare”), un partito rivolto ai musulmani e alle minoranze etniche che non sono soddisfatte dei livelli di integrazione della società. Il Parlamento si elegge con sistema proporzionale e i seggi vengono distribuiti tra i partiti che superano una soglia molto bassa, lo 0,7 per cento: è impossibile sapere chi andrà al governo la sera delle elezioni, quindi, e bisogna aspettare che dopo il voto i partiti più forti creino delle alleanze. Alle elezioni del 2012 sono stati undici i partiti che hanno ottenuto almeno un seggio: per via dell’alto numero di partiti, anche quelli piccoli potrebbero avere un ruolo importante nella formazione di una coalizione.

Il problema è che molti partiti, VVD compreso, hanno escluso di volersi alleare con il PVV di Wilders, che quindi potrebbe essere il primo partito in termini relativi ma restare di nuovo opposizione di un governo sostenuto da una maggioranza assoluta e trasversale del Parlamento. Lo stesso Wilders, poi, potrebbe non voler essere il primo ministro, in modo da continuare ad attrarre consensi come forza di opposizione ai partiti tradizionali tra loro alleati.