Un frame dell'annuncio televisivo di Yahya Jammeh con cui l'ex presidente del Gambia ha rinunciato alle sue pretese sul governo del paese, il 21 gennaio 2017 (Gambia State TV via AP)
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  • sabato 21 Gennaio 2017

In Gambia forse la situazione si è risolta

Yahya Jammeh ha accettato l'ultimatum degli altri paesi dell'Africa occidentale, e se ne andrà: il nuovo presidente Adama Barrow potrà finalmente rientrare nel paese

Un frame dell'annuncio televisivo di Yahya Jammeh con cui l'ex presidente del Gambia ha rinunciato alle sue pretese sul governo del paese, il 21 gennaio 2017 (Gambia State TV via AP)

L’ex presidente del Gambia Yahya Jammeh ha annunciato che rinuncerà alle sue pretese sul governo del paese, obbedendo dall’ultimatum imposto dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS). L’esercito senegalese venerdì era entrato in Gambia – che è interamente “compreso” nel Senegal – per deporre Jammeh: né la popolazione né l’esercito gambiano si erano scontrati con i militari stranieri. Durante l’annuncio, che ha fatto in televisione, Jammeh ha detto: «Non è necessario che sia versata nessuna goccia di sangue». Inizialmente Jammeh aveva accettato la sconfitta elettorale dell’1 dicembre, ma poi aveva cambiato idea e si era rifiutato finora di cedere il potere ad Adama Barrow, il candidato di opposizione che aveva vinto di circa 50mila voti: secondo Jammeh c’erano state irregolarità nelle procedure di voto. Il 19 gennaio Barrow ha giurato ufficialmente come presidente del paese, ma per ragioni di sicurezza lo ha fatto all’estero, nell’ambasciata del Gambia in Senegal.

Non si sa quali siano i termini dell’accordo raggiunto tra Jammeh e i mediatori dell’ECOWAS, i presidenti della Guinea Alpha Condé e della Mauritania Mohamed Ould Abdel Aziz e il rappresentante delle Nazioni Unite Mohammed Ibn Chambas. Aziz ha detto che Jammeh lascerà il Gambia, ma non ha dato altri dettagli. L’ultimatum a cui Jammeh doveva rispondere era scaduto ieri alle 16.

Jammeh, che ha 51 anni, governava il Gambia in modo autoritario dal 1994; come presidente riuniva in sé molti degli stereotipi sui leader autoritari africani: imprigionava e faceva uccidere i propri oppositori, espelleva i giornalisti stranieri e addirittura sosteneva di avere poteri taumaturgici che guariscono dall’AIDS e dall’infertilità. Di recente aveva proclamato il Gambia una “nazione islamica” e spiegato che le manifestazioni di piazza sono «una scorciatoia che viene usata per destabilizzare i governi africani». Dopo aver rifiutato il risultato delle elezioni Jammeh aveva occupato militarmente la sede della commissione elettorale (il cui presidente era scappato dal paese nei primi giorni di gennaio), chiuso tre radio private e infine dichiarato lo stato di emergenza. Negli ultimi giorni aveva perso il sostegno dei suoi ministri e della guardia presidenziale. Jammeh dovrebbe lasciare il paese nel giro di alcune ore, e andare in esilio.

Negli ultimi giorni molti fra civili e turisti sono scappati dal Gambia, temendo scontri e violenze: secondo le autorità del Senegal circa 45mila gambiani sono scappati dal loro paese, mentre circa 3.500 turisti britannici sono stati progressivamente evacuati.