Antonio Conte prima della partita contro il Crystal Palace (Dan Mullan/Getty Images)
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  • mercoledì 21 Dicembre 2016

«Antonio Conte does it better!»

Un anno dopo Ranieri, un altro allenatore italiano è in testa alla Premier League con una squadra che al momento sembra invincibile, e che entusiasma un po' tutti

Antonio Conte prima della partita contro il Crystal Palace (Dan Mullan/Getty Images)

Di questi tempi ma un anno fa, dopo sedici partite di campionato, il Chelsea campione in carica della Premier League e allenato da José Mourinho era al 16esimo posto, cioè il quintultimo, con nove partite perse e solamente quattro vinte. Aveva segnato 18 gol, ne aveva subiti 26 e aveva perso entrambe le ultime due partite disputate: in casa contro il Bournemouth, piccola squadra che stava disputando il suo primo anno in Premier League, e in trasferta contro il Leicester di Claudio Ranieri, che già si trovava in testa al campionato. Dopo la sconfitta contro il Leicester, che lasciò il Chelsea a un punto dalla zona retrocessione, Mourinho fu sollevato dall’incarico. Un anno dopo, con sette titolari e tre quarti di rosa identici a quella di Mourinho, il Chelsea è primo in classifica con sedici gol segnati in più, quindici subiti in meno e una percentuale di vittorie dell’81 per cento delle partite giocate. Da due mesi è una delle squadre più in forma d’Europa e si sta avvicinando a battere diversi record. Moltissimi ne attribuiscono il merito al nuovo allenatore del Chelsea, cioè Antonio Conte, ex allenatore della Nazionale italiana di calcio e della Juventus. Conte in questi mesi è diventato un idolo per i tifosi londinesi, e celebrato più dei suoi giocatori.

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L’anno scorso il Chelsea ha disputato la sua peggior stagione dal 2003, cioè da quando è diventato proprietà del magnate russo Roman Abramovič. Allenato prima da Mourinho e poi da Guus Hiddink, ha concluso il campionato in decima posizione dietro a squadre nettamente inferiori, almeno sulla carta. Le pessime prestazioni della squadra sono state causate principalmente dalla scarsa forma di alcuni dei suoi giocatori più importanti, come Eden Hazard, Diego Costa e Branislav Ivanovic, ma anche dalle difficoltà di Mourinho nel gestire la prima parte della stagione. Hiddink, soprattutto nei suoi primi mesi, ha migliorato l’andamento del Chelsea ma alla fine non è riuscito a qualificarsi nemmeno per l’Europa League.

Quest’estate il club ha affidato la propria panchina ad Antonio Conte, uno degli allenatori più talentuosi e apprezzati al mondo, reduce da un campionato europeo per nazionali in cui l’Italia aveva giocato al di sopra di ogni aspettativa principalmente grazie al suo lavoro. Sono stati investiti più di 130 milioni di euro nel mercato, ma per una serie di acquisti mirati: il centrocampista francese N’Golo Kanté, probabilmente uno dei centrocampisti difensivi più forti in attività, il promettente attaccante belga Michy Batshuayi e il difensore centrale David Luiz, tornato al Chelsea dopo due anni passati al Paris Saint-Germain, Marcos Alonso dalla Fiorentina, uno dei terzini più interessanti d’Europa. Conte non ha ottenuto tutti i giocatori che aveva richiesto, ma visto come stanno andando le cose, probabilmente li otterrà più facilmente nel mercato di riparazione o fra sei mesi.

Il campionato del Chelsea ha preso una piega diversa soprattutto dopo qualche giornata interlocutoria, quando Conte ha iniziato a utilizzare esclusivamente il 3-4-3, un modulo già scelto diverse volte sia ai tempi della Juventus sia con la nazionale italiana che permette di giocare in modo fluido fin dalla difesa e di utilizzare contemporaneamente il maggior numero di esterni possibili. Il 3-4-3 si è dimostrato il modulo perfetto per la rosa a disposizione del Chelsea. Prima del suo utilizzo, la squadra aveva perso contro Arsenal e Liverpool e pareggiato contro lo Swansea: prima ancora aveva vinto i suoi primi tre incontri della stagione ma senza mai convincere più di tanto. Dalle due sconfitte contro Arsenal e Liverpool, Conte ha quindi deciso di cambiare la disposizione tattica della squadra: «Prima della partita avevo capito che la nostra formazione non era adatta ad affrontare il Liverpool, dal punto di vista tattico. E questo lo abbiamo pagato, anche contro l’Arsenal. A quel punto ho deciso di cambiare. Vedere la mia squadra subire due brutte sconfitte – e le abbiamo meritate quelle due sconfitte – ha cambiato qualcosa in me, nei giocatori e nel club».

Dalla vittoria contro l’Hull City di inizio ottobre, in cui Conte ha iniziato a scendere in campo con un 3-4-3, il Chelsea non ha più perso una partita di Premier fino ad arrivare al primo posto in solitaria. Il 3-4-3 di Conte ha tirato fuori il meglio da tutti, anche dai giocatori che per tutta la scorsa stagione avevano faticato molto. A Eden Hazard è stata data più libertà in attacco e quindi non deve più concentrarsi come un tempo sulla fase difensiva. La linea dei tre difensori subisce pochissimi gol, aiutata anche dalla coppia di centrocampisti formata da Kanté e Nemanja Matic, che la proteggono con corsa, forza fisica e capacità di impostare il gioco. Victor Moses invece, esterno nigeriano che con Mourinho non aveva mai trovato spazio, ora gioca spesso titolare ed è fondamentale nella transizione della squadra dalla fase difensiva a quella offensiva: fin qui ha segnato tre gol.

La vittoria per 4 a 0 in casa contro il Manchester United di Mourinho del 23 ottobre ha dato al Chelsea molta fiducia nei propri mezzi. Il Chelsea ha dominato per tutta la partita, contro una squadra sulla carta molto forte ma alle prese con parecchi problemi. In quella partita hanno segnato quattro giocatori diversi – Cahill, Pedro, Kanté e Hazard – mentre i giocatori chiave del Manchester United – tra cui star come Paul Pogba e Zlatan Ibrahimovic – sono stati annullati senza molte difficoltà. Al termine di quella partita, un po’ per stizza e un po’ per cercare di distogliere l’attenzione dalle difficoltà del Manchester Untied, Mourinho si è avvicinato a Conte per dirgli che le sue esultanze nei minuti finali dell’incontro erano state umilianti per lui e per la sua squadra.

Tra novembre e dicembre il Chelsea di Conte ha affrontato una serie di partite molto difficili. In una decina di giorni ha giocato contro Middlesbrough, Tottenham e Manchester City. In molti si aspettavano almeno una sconfitta, o comunque l’interruzione della serie di vittorie consecutive, anche perché il suo 3-4-3 non era più una sorpresa e il City è allenato da Josep Guardiola, uno dei migliori e più vincenti allenatori al mondo. Com’è finita? Vittoria in casa del Middlesbrough, 2 a 1 al Tottenham e 3 a 1 in casa del Manchester City. L’ultima è stata la più sofferta, e la vittoria, per quello che si è visto nel corso della partita, l’avrebbe forse meritata il City di Guardiola. Ma con un po’ di fortuna e un attacco in forma strabiliante il Chelsea ha prima rimontato il gol di svantaggio e poi ne ha fatti altri due.

Dopo il City, il Chelsea ha vinto anche contro West Bromwich, Sunderland e Crystal Palace, l’ultima partita di Premier disputata. Grazie a questi risultati ora il Chelsea è in testa alla Premier League con sei punti di vantaggio sul Liverpool e sette sul Manchester City. Conte è diventato il primo allenatore nella storia del Chelsea a vincere undici partite di campionato consecutive, e il Chelsea uno dei tre club nella storia della Premier ad aver raggiunto le 500 vittorie, con Manchester United e Arsenal. Se dovesse riuscire a vincere anche le prossime cinque partite, oltre ad aumentare di molto la sue probabilità di vincere il campionato, la squadra di Conte potrebbe anche stabilire il nuovo record di vittorie consecutive in Premier League, detenuto dall’Arsenal dal 2002.

Uno dei giocatori più emblematici del cambiamento fra la scorsa stagione quella corrente è Diego Costa. L’attaccante brasiliano, che l’anno scorso fu uno dei peggiori, con Conte si è ritrovato dei compagni di reparto che gli portano via dei marcatori in più rispetto a quando era costretto a giocare da solo in attacco, pagando la sua condizione fisica non ottimale. Ora è il capocannoniere della Premier League con 13 reti e sembra tornato ai livelli visti all’Atletico Madrid e al primo anno al Chelsea. Anzi, quest’anno sembra ancora più potente dal punto di vista fisico: quando è lanciato in porta difficilmente i difensori riescono a tenergli testa.

L’inarrestabilità del Chelsea di Conte ha persino fatto accettare a tutti i tifosi l’esclusione dai titolari dello storico capitano della squadra, John Terry, che ha 36 anni ed è al Chelsea dal 1995. Terry, in una recente intervista per un programma francese, ha detto: «Senza di me o con me, non ha importanza. Il Chelsea continuerà a vincere Premier League e Champions League. Sono in una posizione in cui il club gioca in maniera incredibile, non concede gol e io non sono fra i titolari. Ma questa è una cosa buona, e sono felice per i ragazzi e per la squadra. Vedo come la gente apprezza il modo in cui stanno giocando: come ho già detto, se non torno tra i titolari è solo una cosa positiva per il club, perché significa che stiamo continuando a vincere».

Il modo in cui Conte allena e vive le partite a bordocampo, non stando mai fermo un minuto e urlando così tanto da presentarsi alle interviste del dopo partita completamente senza voce – cosa che i tifosi juventini ricorderanno ancora bene – sembra adattarsi perfettamente alla Premier League, un campionato in cui le partite mantengono un’intensità elevata per quasi tutta la loro durata e in cui il pubblico può essere considerato parte del gioco. Come già successo a Ranieri nella passata stagione, o a Roberto Di Matteo quando vinse la prima Champions League nella storia del Chelsea, i cori per Conte sono quelli che si sentono di più durante le partite, in special modo «Antonio Conte does it better!».

Il Chelsea giocherà la sua prossima partita di campionato nel boxing day del 26 dicembre in casa contro il Bournemouth e potrà beneficiare di un po’ di riposo in più, per via del suo calendario: giocherà il 26, il 31 dicembre e il 4 gennaio e avrà un giorno di recupero in più di tutte le altre squadre.