Squadre di salvataggio allo stadio Vodafone Arena della squadra di calcio del Beşiktaş, a Istanbul, dopo le due esplosioni avvenute il 10 dicembre 2016 (DHA via AP)
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  • domenica 11 dicembre 2016

L’attentato allo stadio del Beşiktaş a Istanbul

38 persone sono morte e più di 150 sono rimaste ferite in due attacchi probabilmente diretti alla polizia: il gruppo curdo TAK ha rivendicato l'attacco

Squadre di salvataggio allo stadio Vodafone Arena della squadra di calcio del Beşiktaş, a Istanbul, dopo le due esplosioni avvenute il 10 dicembre 2016 (DHA via AP)

Sabato sera 38 persone sono morte e oltre 160 sono rimaste ferite a causa di due esplosioni avvenute vicino allo stadio della squadra di calcio del Beşiktaş, la Vodafone Arena, che si trova nell’omonimo quartiere di Istanbul, in Turchia. Al momento delle esplosioni, nello stadio era finita da poco una partita tra il Beşiktaş e il Bursaspor, la squadra della città di Bursa. L’attacco è stato rivendicato dal TAK, un gruppo curdo che vuole l’indipendenza dei curdi dalla Turchia, con un annuncio sul suo sito. Le due esplosioni sono avvenute a meno di un minuto una dall’altra alle 22.20 ora locale (le 20.20 in Italia): il vice primo ministro turco Numan Kurtulmuş ha detto che la prima è stata provocata da un’autobomba con 300 chili di esplosivo diretta contro i poliziotti che stavano intorno allo stadio, mentre la seconda, nel vicino parco Maçka, è stata causata da un attentatore suicida.

Nelle scorse ore il governo turco aveva detto di sospettare che l’attacco fosse stato organizzato dal Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), che per decenni ha combattuto per creare uno stato autonomo per i curdi e che è stato dichiarato fuorilegge in Turchia. In passato l’AKP, il partito del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, ha accusato il PKK subito dopo gli attentati anche in casi in cui le prove erano piuttosto scarse. Il TAK è una specie di ala più radicale del PKK; la sigla sta per “Teyrêbazên Azadiya Kurdistan” che in curdo significa “Falchi della Libertà Curdi”. È il gruppo responsabile dell’attentato di Ankara del 13 marzo 2016 in cui sono rimaste uccise 37 persone.

Un video di alcuni ragazzi in cui casualmente è stata ripresa la prima esplosione:

Dei 38 morti, 31 erano poliziotti, ha detto il ministro dell’Interno. Dato che le esplosioni sono avvenute circa quaranta minuti dopo la fine della partita, quando la maggior parte dei tifosi aveva già lasciato lo stadio, si pensa che l’attacco fosse diretto contro la polizia e non contro i civili. I media locali dicono che l’autobomba era diretta più precisamente contro un pullman della squadra antisommossa della polizia.

L’ultimo grande attacco avvenuto a Istanbul era stato quello all’aeroporto internazionale della città dello scorso giugno: più di 40 persone furono uccise e centinaia rimasero ferite. In quel caso i responsabili dell’attacco erano legati allo Stato Islamico, che ha compiuto diversi attentati in Turchia ma che solitamente cerca di uccidere il numero più alto di civili possibile.

Dopo l’attacco sono stati mandati molti messaggi di solidarietà alla Turchia e di condanna dell’attacco, tra cui quelli dell’ambasciata americana in Turchia, dell’alta rappresentante dell’Unione Europea per gli Esteri Federica Mogherini, del segretario generale della NATO Jens Stoltenberg.

 

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