Ginocchia mummificate conservate al Museo Egizio di Torino che si pensa fossero della regina Nefertari (PLOS ONE)
  • Cultura
  • mercoledì 7 Dicembre 2016

Le ginocchia di Nefertari potrebbero essere al Museo Egizio di Torino

Un nuovo studio dice che una mummia che si trova a Torino dal 1905 è in realtà la famosa regina moglie del faraone Ramses II

Ginocchia mummificate conservate al Museo Egizio di Torino che si pensa fossero della regina Nefertari (PLOS ONE)

Nel 1904 l’archeologo biellese Ernesto Schiaparelli trovò nella Valle delle Regine, vicino a Luxor (Egitto), una tomba saccheggiata che conteneva parte di un sarcofago in granito rosa, alcuni oggetti tra cui dei sandali, e i resti di una mummia; ma non tutta, solo parte delle gambe, in corrispondenza delle ginocchia. Sia la mummia che gli oggetti si trovano oggi al Museo Egizio di Torino, il più grande al mondo dopo quello del Cairo. Si era sempre pensato che potessero essere i resti della famosa regina Nefertari, moglie del faraone Ramses II (quello che tradizionalmente si associa alla storia di Mosè raccontata nell’Esodo), dato che la tomba – identificata con la sigla QV66 – era stata attribuita a lei, ma finora non c’erano prove scientifiche. Uno studio pubblicato il 30 novembre sulla rivista PLOS ONE indica che probabilmente le ginocchia mummificate appartengono a Nefertari. È il primo studio effettuato sui resti: sono state svolte analisi di vario tipo, tra cui la datazione con il carbonio-14, ed è emerso che le ginocchia erano di una donna di più di 40 anni, il cui corpo fu imbalsamato con le tecniche usate nel periodo di Ramses II, cioè intorno al 1.250 a.C..

I primi autori dello studio sono Raffaella Bianucci, ricercatrice della sezione di medicina legale dell’Università di Torino e di quella di Warwick, l’egittologo dell’Università di Zurigo Michael E. Habicht e l’ex direttrice del Museo Egizio Eleni Vassilika. Non è stato possibile stabilire con certezza l’identità delle ginocchia, dato che non si sono conservate mummie di membri della famiglia di Nefertari e quindi non si è potuto fare un confronto basato sull’analisi del DNA. Grazie al DNA è però stato possibile stabilire che le ginocchia appartenevano a una donna. Il genere è stato confermato al 90 per cento anche dalla dimensione delle ginocchia. L’analisi con i raggi X effettuata sulle ossa ha invece permesso di ricavare l’età della donna al momento della morte, compresa tra 40 e 60 anni. I ricercatori hanno infine concluso che probabilmente la donna apparteneva a una classe sociale elevata: sembra infatti che avesse svolto una quantità minima di lavori fisici e che fosse vissuta prevalentemente in ambienti chiusi.

La tomba di Nefertari in Egitto nel 1995, quando fu aperta al pubblico (AP Photo/Mohamed El-Dakhakhny)
nefertari

Lo studio delle ossa ha permesso di stabilire che la donna era alta tra i 165 e i 168 centimetri: molto per l’epoca, come provano i confronti con altri resti umani dello stesso periodo. In particolare era più alta dell’84 per cento delle donne del tempo; la sua statura era simile a quella media degli uomini. L’analisi dei ricercatori ha coinvolto anche alcuni oggetti trovati nella tomba. Nel 1988, durante un restauro della tomba in Egitto, fu scoperto un frammento di un oggetto d’oro con scritto sopra il nome di Nefertari. Furono trovati anche dei sandali, fatti con cura e materiali pregiati, per cui è probabile che appartenessero a un membro della famiglia reale. La loro dimensione è compatibile con quella dei piedi di una persona alta circa 165 centimetri.

La più grande prova contro la teoria che siano i resti di Nefertari è quella ottenuta con il carbonio-14: secondo l’analisi fatta sulle ginocchia, i resti sarebbero più antichi di 200 anni rispetto al periodo in cui visse la regina. Tuttavia non si può escludere che siano avvenute delle contaminazioni dovute ai saccheggi e del resto la datazione della tomba ha dato risultati compatibili con il regno di Ramses II. L’altra cosa che mette in dubbio le conclusioni principali dei ricercatori è la presenza nella tomba di un pomello di ceramica su cui si legge il nome di Kheperkheperura, cioè il faraone Ay, che regnò un secolo prima di Ramses II. I ricercatori hanno ipotizzato che Nefertari fosse una discendente della famiglia di questo faraone.

Visto che non c’è certezza assoluta sull’identità delle ginocchia, i ricercatori hanno ipotizzato due alternative: la prima è che le ginocchia fossero di una delle figlie di Nefertari; la seconda è che la mummia fosse precedente e sia finita della tomba a causa di una frana, ma anche questa è poco probabile, per via della sua posizione nella Valle delle Regine.