Una televisione che trasmette il discorso della presidente sudcoreana Park Geun-Hye a Seu il 29 novembre 2016 (JUNG YEON-JE/AFP/Getty Images)
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  • martedì 29 Novembre 2016

Sta finendo il tempo della presidente Park

Dopo settimane di accuse per quello scandalo da film, la presidente della Corea del Sud ha detto che potrebbe dimettersi anche senza impeachment

Una televisione che trasmette il discorso della presidente sudcoreana Park Geun-Hye a Seu il 29 novembre 2016 (JUNG YEON-JE/AFP/Getty Images)

In un messaggio televisivo trasmesso martedì, la presidente della Corea del Sud, Park Geun-hye, ha detto che darà le sue dimissioni se glielo chiederà il Parlamento. L’annuncio di Park è arrivato dopo settimane di accuse e minacce di impeachment, la procedura con la quale il Parlamento può decidere di interrompere un mandato presidenziale prima della sua scadenza naturale. «Lascerò decidere sulle mie dimissioni e sull’interruzione del mio mandato presidenziale all’Assemblea Nazionale. Se i partiti di governo e di opposizione mi informeranno del modo per minimizzare la confusione e il vuoto di potere negli affari di stato, e assicureranno un trasferimento di poteri stabile, mi dimetterò da presidente seguendo le loro scadenze e le procedure previste dalla legge».

Sembra che Park abbia deciso di fare l’annuncio per evitare che si arrivasse all’impeachment vero e proprio, il cui voto era stato programmato dalle opposizioni per venerdì: in pratica ha proposto una sua uscita “più onorevole”, come è stata definita anche da alcuni politici dei partiti di maggioranza. Park è accusata di avere concesso moltissimo potere e influenza a una donna, Choi Sono-sil, figlia di un personaggio noto e controverso il cui rapporto con Park era già stato oggetto di polemiche e allusioni.

Il Washington Post ha scritto che l’annuncio di Park potrebbe avere effettivamente scombinato i piani dell’opposizione e creato qualche divisione tra chi è a favore dell’impeachment. Martedì si è cominciato a parlare di un’altra ipotesi: il Parlamento potrebbe decidere di emendare la Costituzione, modificando i termini del mandato presidenziale, riducendone la durata da cinque a quattro anni e il suo numero massimo da uno a due. In questo modo Park uscirebbe dalla scena politica e istituzionale della Corea del Sud in maniera più dignitosa, visto che un ipotetico mandato quadriennale terminerebbe nel febbraio 2017.

Lo scandalo che ha coinvolto Park è una cosa da film. Park è accusata di avere lasciato enormi poteri decisionali a Choi, che è sospettata di avere usato la sua influenza su Park per estorcere a grosse aziende sudcoreane 69 milioni di dollari sotto forma di donazioni a favore di due fondazioni provate che dirige, e pur non facendo parte del suo staff e non avendo nessun incarico metteva mano ai suoi discorsi ufficiali. Ma la storia comincia più indietro di così: il padre di Choi, morto nel 1994 a 82 anni, si chiamava Choi Tae-min ed era il fondatore di una setta religiosa chiamata la “Chiesa della vita eterna”. Era un ex agente di polizia, sposato sei volte, monaco buddista e poi convertito al cattolicesimo. Choi-padre aveva conosciuto Park – che è figlia di un ex presidente della Corea del Sud, Park Chung-hee – dopo l’assassinio della madre di lei, nel 1974. Secondo un documento dell’intelligence sudcoreana risalente agli anni Settanta e pubblicato nel 2007, Choi-padre si avvicinò a Park dicendole che sua madre gli era apparsa in sogno, chiedendogli di aiutarla: divenne quindi il mentore di Park; la aiutò a inserirsi e arrivare al vertice di un gruppo filo-governativo chiamato “Movimento per una nuova mente”. Secondo alcuni documenti dell’intelligence di allora, Choi-padre usò il suo legame con Park per mettere in piedi un esteso sistema di corruzione (tutta la storia si può leggere qui). Dopo la morte di Choi-padre, sembra che il suo posto sia stato preso dalla figlia. Oggi Choi-figlia si trova in carcere: si è consegnata alla polizia dopo l’inizio dello scandalo.

La posizione di Park si è fatta sempre più difficile con il passare delle settimane. Moltissimi sudcoreani hanno organizzato grandi manifestazioni per chiedere le dimissioni della presidente, la cui popolarità è scesa anche al 5 per cento. Nel caso di dimissioni, il posto di Park sarebbe preso temporaneamente dal primo ministro, mentre la Corte Costituzionale avrebbe sei mesi di tempo per decidere se rattificare il voto di impeachment del Parlamento.