(Joe Raedle/Getty Images)

Donald Trump ha vinto

Ha rovesciato pronostici e buon senso, e sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti

(Joe Raedle/Getty Images)

Donald Trump ha vinto le elezioni americane e a partire dal prossimo gennaio sarà per quattro anni il 45esimo presidente degli Stati Uniti. Donald Trump, che era candidato con il Partito Repubblicano, ha battuto la candidata del Partito Democratico, Hillary Clinton: non è ancora chiaro il vantaggio esatto di Trump in termini di “grandi elettori”, e Trump potrebbe anche aver preso complessivamente meno voti di Clinton su base nazionale, ma è ormai sicuro superare 270 “grandi elettori” richiesti dalla legge elettorale americana per diventare presidente. Donald Trump, che ha 70 anni, diventerà la persona più anziana e la prima senza nessuna esperienza politica o militare a essere eletta alla presidenza degli Stati Uniti. Alcune ore dopo la vittoria di Trump, Josh Earnest – il portavoce della Casa Bianca – ha detto che Obama ha chiamato Trump: i due si incontreranno alla Casa Bianca giovedì 10 novembre. Nel comunicato c’è scritto che «garantire una tranquilla transizione è una delle priorità che il presidente identificò a inizio anno, e che passo successivo sarà un incontro con il presidente eletto». Clinton dovrebbe parlare alle 16.30 ora italiana, dal New Yorker Hotel di Manhattan.

La vittoria di Trump a queste elezioni era stata considerata a lungo improbabile, se non addirittura impossibile: ma mentre quella delle primarie del Partito Repubblicano era stata prevista in parte, quella alle presidenziali è consistita nella più grande rimonta che si ricordi nella storia delle elezioni statunitensi. Il successo della candidatura di Trump era considerato improbabile sulla base di dati concreti che fin qui avevano spiegato efficacemente i meccanismi della politica americana: l’importanza dell’organizzazione sul territorio, degli spot televisivi, di andare bene ai dibattiti, di costruire delle convention ben funzionanti – e naturalmente anche l’efficacia dei sondaggi, che però nella politica americana avevano una tradizione di affidabilità. Tutte cose di cui si discuterà a lungo, compresa a questo punto l’evidente debolezza della candidatura di Hillary Clinton.

Un’altra ragione per cui la vittoria di Trump era considerata improbabile aveva a che fare con la vaghezza manifesta dei suoi programmi elettorali e il suo linguaggio volgare e aggressivo, nonché i moltissimi scandali in cui era stato coinvolto durante la campagna elettorale: dalle tasse federali non pagate per vent’anni al video in cui diceva di poter molestare le donne, dalle donazioni benefiche promesse e mai effettuate alle accuse di eccessiva vicinanza con Vladimir Putin, dalle molte cose razziste e sessiste che ha detto fino alle teorie del complotto sostenute sui vaccini o sul riscaldamento globale.

Oltre alla Casa Bianca, il Partito Repubblicano ha mantenuto la sua maggioranza alla Camera e l’ha recuperata al Senato: il presidente Trump potrà governare con un Congresso a maggioranza Repubblicano per almeno due anni, fino alle elezioni di metà mandato del 2018.