Vilnius, Lituania (AP Photo/Mindaugas Kulbis)

Come regolarsi con l’informazione online

Margaret Sullivan del Washington Post ha messo insieme qualche consiglio per districarsi tra bugie e manipolazioni, in periodi affollati di notizie come questo

di Margaret Sullivan – The Washington Post
Vilnius, Lituania (AP Photo/Mindaugas Kulbis)

In una campagna elettorale che stava già sfrecciando sopra il limite di velocità da mesi, la notizia del nuovo guaio con le email di Hillary Clinton è stata esattamente quello di cui non avevamo bisogno: un improvviso rallentamento seguito da una fragorosa accelerazione. Alcuni consumatori di notizie si sono di sicuro limitati a tapparsi le orecchie e lanciare un urlo in stile Munch – «Basta!» – mentre altri forse stanno tenendo duro nella speranza che presto sarà tutto finito, dato che alle elezioni presidenziali americane mancano solo una manciata di giorni. «Queste ultime ore superano anche quelle dopo l’11 settembre in quanto a isterismo nel mondo dei media», ha scritto lunedì su Twitter Michael Dougherty, corrispondente del sito di news The Week.

Nel frattempo, le notizie-bomba continuano ad arrivare: alcune rimangono in piedi senza sgonfiarsi, e sono basate su fonti che sembrano affidabili. In altri casi, invece, non si può dire lo stesso. Da quando si è saputo che l’FBI avrebbe esaminato altre email legate a Hillary Clinton, ci è stato detto anche che:

• L’FBI sta indagando sui legami tra l’ex direttore della campagna elettorale di Donald Trump e il governo russo (sembra essere vero).

• Il direttore dell’FBI James Comey non ha rivelato pubblicamente l’esistenza di questa indagine per paura di influenzare l’elezione (vero, forse).

• Ci sono dei legami tra un server di Trump e una banca russa (ci sono dei ragionevoli dubbi a riguardo).

• Trump usò una “falla” nel sistema fiscale americano per non pagare tasse per decine di milioni di dollari (apparentemente vero).

Il giornalista del Washington Post Cal Borchers ha riassunto le presunte rivelazioni sulle diverse storie su Trump e Putin arrivando alla conclusione che, nonostante ciascuna di queste storie sembrasse una notizia esplosiva, «dopo tutto quello che è stato scritto, sarebbe difficile sostenere che ora sappiamo qualcosa di più certo su Trump e la Russia rispetto a prima».

Molte di queste notizie si basano su informazioni trapelate da fonti governative, o da fonti che in passato hanno lavorato per il governo americano e che, come succede di solito, decidono di farsi avanti spinti da qualche tipo di interesse di parte. Il notevole coraggio dimostrato da queste persone è molto agevolato dal fatto che i giornalisti ne celano l’identità o le motivazioni. Quella di passare informazioni ai giornalisti sembra essere diventata una tendenza diffusissima. «Probabilmente questo è il momento ideale per commettere un reato federale, dato che gli agenti dell’FBI sembrano essere impegnati a chiamare i loro giornalisti preferiti», ha scritto sarcasticamente su Twitter Bill Grueskin, un professore della scuola di giornalismo della Columbia University.

Anche le storie sostanzialmente vere, tuttavia, possono essere distorte quando vengono condivise sui social network. Nonostante la notizia sulle tasse di Trump citata prima sia basata su alcuni documenti rintracciati dal New York Times nell’ambito di un’indagine sulle istanze di fallimento presentate dai casinò di Trump, ho visto persone definire quei documenti come “trapelati”, cioè diffusi illegalmente. Io stessa ho fatto l’errore di retwittare questa informazione sbagliata (una cosa particolarmente imbarazzante dal momento che nella stessa giornata avevo promosso con entusiasmo l’idea di «controllare tre volte prima di condividere»).

Come deve comportarsi un consumatore di notizie, specialmente in un periodo storico che è stato descritto come “post-fattuale“, in cui la verità accertata è difficile da ottenere e spesso viene oscurata da teorie del complotto, mezze verità, esagerazioni e bugie belle e buone? Di seguito un paio di consigli:

— Non credete ad amici, follower, al vostro meccanico o estetista. Le storie che vedete circolare sui vostri account Facebook o Twitter, o che sentite o leggete “in giro”, potrebbero essere considerate la fonte più affidabile solo nel caso in cui si parli di nuove ricette a base di quinoa.

— Aspettate qualche ora. Il grande flusso iniziale di nuove informazioni – come anche la diffusione sovreccitata e le esagerazioni a corollario – è spesso seguito da un certo ridimensionamento. Potrebbero arrivare alcune correzioni che avvicinino molto di più quella storia al campo della verità (ma è improbabile che a farlo siano siti complottisti).

— Confrontate le notizie. Anche la fonte d’informazione più affidabile può sbagliare. Se vedete la stessa notizia pubblicata da diverse società di news generalmente affidabili, allora potrebbe essere ragionevole darle un certo credito.

Se nessuno di questi metodi dovesse funzionare – ed è probabile che non funzionino, non del tutto almeno – potete sempre scollegarvi da tutto e limitarvi ad aspettare. Tra una settimana, dopo le elezioni presidenziali, con un po’ di fortuna la posta in gioco sarà molto più bassa e entrerà in circolo un senso di sfinimento. Sapremo chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti, grazie al cielo, e forse avremo una rivoluzione. O perlomeno ci saranno delle voci piuttosto consistenti a riguardo.

© 2016 – The Washington Post

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.