Cosa sappiamo della nuova storia sulle mail di Hillary Clinton

Quasi niente, e questo per lei è un problema: l'FBI dice di aver trovato nuove mail pertinenti all'indagine, ma non ha detto cosa c'è dentro

(AP Photo/Andrew Harnik)

Da un paio di giorni l’argomento più discusso per quanto riguarda le elezioni presidenziali negli Stati Uniti – che si terranno martedì 8 novembre, tra nove giorni – è un nuovo sviluppo nella storia delle email di Hillary Clinton, candidata Democratica alle elezioni. Venerdì 28 ottobre James Comey, il direttore dell’FBI, ha detto di aver trovato nuove email “pertinenti” all’indagine – chiusa a luglio – sulle migliaia di email che Clinton mandò e ricevette da un indirizzo di posta elettronica privato, invece che da quello istituzionale, mentre era segretario di Stato, durante la prima amministrazione Obama. Le mail sono state trovate dall’FBI mentre indagava su un’altra vicenda, totalmente scollegata e piuttosto famosa nella politica americana recente: quella di Anthony Weiner, ex politico di successo che negli ultimi anni è stato coinvolto in moltissimi scandali sessuali.

A nove giorni alle elezioni, Clinton è data per favorita sull’avversario Repubblicano Donald Trump, ma quello di venerdì potrebbe essere un incidente grave per la campagna elettorale di Clinton. Il problema principale è che nessuno sa che cosa ci sia nelle nuove mail trovate dall’FBI: potrebbero essere totalmente irrilevanti, potrebbero essere mail in realtà già in possesso dell’FBI o potrebbero essere mail con contenuti tali da mandare all’aria la candidatura di Clinton.

Le premesse

La questione riguarda le email che Clinton mandò tra il 2009 e il 2012, quando era segretario di Stato, l’equivalente americano del ministro degli Esteri. Durante quei quattro anni Hillary Clinton ha usato il suo indirizzo privato di posta elettronica anche per le cose di lavoro. Usando un indirizzo privato Clinton non andò contro a nessuna legge. Fino all’estate 2014 la cosa non fu anzi mai notata – o perlomeno menzionata – dal dipartimento di Stato. Successe però che a un certo punto proprio il dipartimento di Stato dovesse consegnare al Congresso degli Stati Uniti le email spedite e ricevute da Clinton, scoprendo così che nell’indirizzo governativo di Clinton non c’era nemmeno una email.

Quasi due anni dopo che Clinton terminò il suo mandato da segretario di Stato, il dipartimento di Stato le chiese le email spedite negli anni in cui era stata segretario di Stato. Lei disse che circa metà delle email erano personali e le cancellò, facendo invece avere le altre (quelle professionali) a chi di dovere. Clinton consegnò 30.490 messaggi spediti o ricevuti dal suo indirizzo privato, e ne tenne per sé altre 31.830, ritenute personali. Delle email di Clinton si iniziò a parlare nel marzo 2015, grazie a un articolo del New York Times, che per primo raccontò la vicenda.

Di quelle email si parlò molto soprattutto dopo che l’FBI aprì un’indagine per capire se l’uso di una casella di posta privata avesse creato problemi per la sicurezza nazionale, e per verificare se fu fatto per nascondere qualcosa al governo. Clinton ha detto più volte che usare il suo indirizzo privato per le cose di lavoro è stato un errore, fatto per una questione di comodità e cioè per non portarsi sempre dietro due smartphone (cosa che secondo lei sarebbe stata necessaria perché il dipartimento di Stato non le permetteva di avere indirizzi email multipli sul BlackBerry fornito dal governo). Clinton inoltre aveva sempre detto di non aver inviato o ricevuto email contenenti informazioni riservate o “top secret” – il livello più alto di segretezza – dal suo indirizzo di posta, e aveva detto che il suo server era sicuro.

Dall’inchiesta dell’FBI è venuto fuori che non c’è stata nessuna intenzione criminale da parte di Clinton, che non voleva nascondere niente al governo, e che non ci sono prove certe che questa condotta abbia messo a rischio la sicurezza nazionale. Lo scorso luglio l’FBI ha raccomandato quindi al Dipartimento di Giustizia di non aprire un’inchiesta su Hillary Clinton, che quindi non è stata indagata. Il direttore dell’FBI, James Comey, aveva fatto però anche una cosa inusuale: durante una conferenza stampa aveva smentito molte delle cose che Clinton aveva detto su questa storia, giudicando «estremamente superficiale» la sua condotta e aggiungendo che «qualunque persona ragionevole nella sua posizione o in quella di chi corrispondeva con lei avrebbe dovuto sapere che quell’indirizzo email non era adatto a inviare o ricevere quelle informazioni».

Cosa è successo venerdì

Una questione che sembrava ormai archiviata, perché l’FBI se ne era interessata senza però trovare elementi per continuare un’indagine, è stata riaperta, a dieci giorni dalle elezioni. Il problema è però che non si conosce praticamente nessun dettaglio sulla scoperta dell’FBI. Quello che si sa è solo che il 28 ottobre Comey, il direttore dell’FBI, ha fatto sapere al Congresso americano che la sua agenzia ha scoperto nuove email “pertinenti” all’indagine compiuta nei mesi scorsi su Clinton. In una lettera, Comey ha spiegato che le email sono emerse in un’indagine separata e che l’FBI deve ancora esaminarne il contenuto:

Nella mia precedente testimonianza al Congresso, ho detto che l’FBI ha completato l’inchiesta sulle email di Hillary Clinton. Alla luce di alcuni fatti recenti, vi scrivo per integrare la mia testimonianza. Durante un’indagine su un caso non collegato a questo, l’FBI ha appreso dell’esistenza di email che sembrano pertinenti a quell’indagine. Vi scrivo per informarvi che abbiamo intrapreso i passi necessari alla revisione di queste email, per capire se contengono informazioni riservate e se sono rilevanti ai fini dell’indagine. Per quanto non possiamo ancora dire se si tratti o no di materiale importante, né prevedere quanto tempo sarà necessario per esaminarlo, credo sia importante aggiornarvi alla luce della mia precedente testimonianza.

Poco dopo Comey ha anche inviato una lettera ai dipendenti dell’FBI per spiegare perché si è sentito in dovere di aggiornare il Congresso sull’indagine in corso (una cosa che l’FBI non è tenuta a fare e che di solito non fa). Comey ha scritto: «Credo che non farlo sarebbe stato scorretto nei confronti del popolo americano. Allo stesso modo, dato che non sappiamo ancora se questo materiale sia rilevante o no, non voglio dare impressioni sbagliate. Volevo che lo sapeste direttamente da me proprio per il rischio di essere fraintesi, dato che ci troviamo in mezzo a una campagna elettorale».

E quindi?

L’FBI non ha dato molti elementi per capire se e quanto la nuova indagine è una cosa grossa, che potrebbe rappresentare un problema serio per Clinton. Tutte le informazioni in più arrivano in modo non ufficiale, da fonti nell’FBI dei principali giornali statunitensi. Dicono che le nuove email sono state trovate nel corso dell’inchiesta dell’FBI su Anthony Weiner, ex politico di successo che negli ultimi anni è stato coinvolto in moltissimi scandali sessuali. Weiner è marito (anche se i due stanno divorziando) di Huma Abedin, storica assistente personale di Hillary Clinton.

I giornali americani scrivono che l’FBI sta indagando Anthony Weiner perché sarebbe sospettato di aver mandato fotografie del suo pene a una quindicenne, con cui avrebbe avuto una specie di relazione online. Nel corso di quest’indagine è stato sequestrato un computer portatile che veniva utilizzato a casa sia da Weiner che da Abedin. Le email di cui si parla – che sarebbero migliaia, vecchie o nuove – sarebbero state trovate dentro questo portatile. Alcuni scrivono che sono email in cui Abedin parla di cose di lavoro ma non con Clinton, altri dicono che sono email in cui Abedin parla di cose di lavoro con Clinton, altri ancora dicono che sono email già esaminate. Non sono però fonti ufficiali, e non c’è quindi modo di sapere con certezza di quante mail si tratti e di cosa parlino quelle mail.

Perché l’FBI ha fatto quello che ha fatto?

Comey ha detto di aver deciso di far sapere dell’indagine per una questione di trasparenza. Il problema è che senza sapere nient’altro sull’indagine non c’è modo per gli elettori americani di farsene un’opinione fondata. Donald Trump ha subito attaccato Clinton, e Clinton ha subito attaccato Comey, che ha 55 anni ed è a capo dell’FBI dal 2013, quando fu scelto da Barack Obama. In precedenza era stato un funzionario governativo nominato da Geroge W. Bush al Dipartimento della Difesa. È quindi stato scelto sia da un Democratico che da un Repubblicano per ruoli importanti e nella sua storia personale non ci sono elementi per poterlo posizionare particolarmente vicino a Trump o Clinton. In molti ritengono sbagliata la sua decisione di parlare dell’indagine senza dirne granché, in pochissimi credono che dietro la sua indagine ci sia un chiaro scopo politico: se avesse voluto mettere in difficoltà Clinton avrebbe per esempio potuto non chiudere l’indagine di luglio, e invece decise di farlo.

Quando si saprà qualcosa in più?

Non si sa. Clinton ha chiesto all’FBI di diffondere tutte le mail relative all’indagine, perché «è nell’interesse del popolo americano conoscere tutti i fatti immediatamente». Trump – che in passato aveva molto criticato Comey per come aveva gestito l’indagine su Clinton – ha detto di avere «grande rispetto per l’FBI per avere avuto il coraggio di correggere il terribile errore che avevano fatto» e che quello delle mail di Clinton è il più grande scandalo della politica statunitense dai tempi del Watergate. È però indubbio che una situazione di questo tipo – con poche cose certe e tante ipotesi non confermabili – avvantaggi Trump, che fino a qualche giorno fa sembrava praticamente spacciato.

Che conseguenze avrà, nell’immediato?

Francesco Costa ha spiegato nella sua newsletter sulle elezioni americane:

Quel che è certo è che gli elettori indecisi in questi giorni sentiranno parlare soprattutto di una storia che rinforza gli oppositori di Clinton e chi pensa sia disonesta e inaffidabile. Che agli elettori di destra scontenti di Trump sarà ricordato quanto non gli piace Clinton, e alcuni potrebbero essere invogliati a turarsi il naso e votare Trump piuttosto che farla vincere. Che gli elettori di sinistra che avrebbero votato Clinton senza entusiasmo potrebbero essere ulteriormente scoraggiati: anche perché Clinton è ancora in grande vantaggio nei sondaggi, quindi potrebbero pensare che il loro voto non è nemmeno necessario per fermare Trump. Potrebbero dire: «A me non piace, la voterei solo per fermare Trump: a questo punto non la voto, tanto vincerà comunque». Tanto più che i sondaggi ci metteranno almeno tre o quattro giorni ad assorbire le conseguenze di questo colpo di scena, e tra dieci giorni si vota.

Dall’altro lato, è vero anche che dopo due anni di campagna elettorale la grandissima maggioranza degli elettori ha già deciso cosa pensare dei due candidati, ed è difficile che questa storia – peraltro non completamente nuova: da mesi si parla di queste benedette email – sposti un numero significativo di voti. Inoltre, anche nei suoi momenti migliori, anche quando Comey disse che Clinton era stata irresponsabile nella gestione delle email, Trump non è mai andato stabilmente in testa alla media dei sondaggi nazionali: e oggi è ancora piuttosto indietro.

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