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  • lunedì 31 ottobre 2016

Per Cipro potrebbe essere la volta buona

Tra una settimana i presidenti delle due Cipro si vedranno in Svizzera per discutere sulla riunificazione dell'isola, e c'è un certo ottimismo

Il presidente greco-cipriota Nicos Anastasiades (a sinistra) e il presidente turco-cipriota Mustafa Akinci a Nicosia (IAKOVOS HATZISTAVROU/AFP/Getty Images)

Dal 7 all’11 novembre si terranno sul Mont Pèlerin – una montagna delle Prealpi svizzere vicino al lago di Ginevra – dei colloqui molto importanti sulla riunificazione dell’isola di Cipro. Il Financial Times ha scritto che saranno «i più dettagliati» da quando Cipro fu divisa in due, tra nord turco-cipriota e sud greco-cipriota, nel 1974. Si parlerà per esempio di come gestire le due comunità che abitano l’isola e quali proprietà riassegnare. I colloqui di pace tra i presidenti dei due paesi, il greco-cipriota Nicos Anastasiades e il turco-cipriota Mustafa Akinci, vengono considerati da diversi esperti a un punto avanzato ma delicato: entrambi vorrebbero arrivare a un accordo entro la fine dell’anno, sul quale tenere poi un referendum in tutta l’isola a inizio 2017.

I negoziati tra i due presidenti, Anastasiades e Akinci, vanno avanti da circa un anno e mezzo e negli ultimi mesi si sono tenuti a cadenza settimanale. I colloqui sono coordinati dall’ONU, che a Cipro mantiene ancora il controllo di alcuni territori, ma come ha scritto Politico «sono i due leader che decidono i toni, la velocità e la direzione» da dare ai negoziati. Gli incontri di novembre dovranno anche risolvere uno dei nodi cruciali dell’accordo, cioè stabilire quando e come i 30mila soldati turchi che ancora occupano il nord si ritireranno dall’isola. Non è scontato che il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan accetti un accordo che diminuisca l’influenza della Turchia sulla Cipro turca: il governo turco potrebbe opporsi a questa eventualità, per evitare di mostrarsi debole soprattutto dopo settimane di arresti e licenziamenti di soldati e ufficiali accusati di avere partecipato al tentato colpo di stato dello scorso luglio. Una soluzione che si proverà a percorrere, dicono diversi analisti, prevede un ritiro graduale delle forze turche dal nord di Cipro, un processo che potrebbe continuare anche dopo la riunificazione dell’isola. I soldati turchi potrebbero essere sostituiti da una forza multinazionale sotto un comando internazionale.

Un funzionario dell’Unione Europea sentito dal Financial Times ha detto che ci sono buone ragioni per pensare che le cose andranno per il verso giusto. Negli ultimi mesi – soprattutto dopo il tentato colpo di stato in Turchia, o se si vuole andare ancora più indietro dopo le dimissioni da primo ministro di Ahmet Davutoğlu, molto più europeista di Erdoğan – ci sono stati momenti di grande tensione tra Unione Europea e governo turco, ma i negoziati su Cipro non sono mai stati interrotti. La situazione attuale, inoltre, è diversa da quella di 12 anni fa, quando i greci ciprioti votarono contro la riunificazione. Nel 2004 l’allora presidente greco cipriota invitò a notare No al referendum, mentre la maggior parte dei turchi ciprioti votarono a favore. Questa volta i leader di entrambi i paesi si sono imbarcati in lunghi negoziati per cercare di risolvere la situazione e sono entrambi convinti sostenitori della riunificazione.

La situazione attuale di Cipro è il risultato di una serie di eventi iniziati nel 1974, anche se le cause sono ancora precedenti. Quell’anno la Guardia Nazionale cipriota e la giunta militare al governo in Grecia – più conosciuta come il “regime dei colonnelli” – organizzarono un colpo di stato a Cipro. Il presidente Makarios III – capo della Chiesa ortodossa di Cipro – fu deposto. Il potere fu affidato al nazionalista filo-greco Nikos Sampson e fu proclamata la Repubblica di Cipro. In risposta al colpo di stato, il 20 luglio 1974 la Turchia invase l’isola. Prese il controllo del nord e Cipro fu divisa in due parti dalla cosiddetta “Linea verde”, la stessa che divide Nicosia, la capitale. Sampson si dimise: la giunta militare greca che lo aveva nominato perse l’appoggio dell’esercito (da lì a poco sarebbe finito il regime dei colonnelli in Grecia) e Makarios ritornò al potere. I turchi ciprioti istituirono però un governo indipendente del nord: nel 1983 fu proclamata la Repubblica Turca di Cipro del Nord, non riconosciuta da alcuno stato del mondo a parte la Turchia, che contribuisce finanziariamente e militarmente alla gestione di quel territorio. La Repubblica Greca di Cipro, invece, è riconosciuta da tutti gli stati ad eccezione della Turchia e dal maggio 2004 fa parte dell’Unione Europea.