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  • martedì 12 maggio 2015

I nuovi colloqui di pace a Cipro

Inizieranno venerdì e secondo molti potrebbe essere la volta buona per ricomporre un paese diviso da cinquant'anni

Lunedì 11 maggio l’inviato speciale delle Nazioni Unite a Cipro, Espen Barth Eide, ha incontrato il leader greco-cipriota Nikos Anastasiadis e il nuovo leader turco-cipriota Mustafa Akinci, esponente della sinistra moderata che lo scorso 26 aprile ha vinto le elezioni. Eide ha annunciato che i negoziati per la riunificazione dell’isola riprenderanno il prossimo 15 maggio. Era la prima volta che il Presidente della Repubblica di Cipro e il nuovo presidente dell’autoproclamata Repubblica turca di Cipro del Nord si incontravano e diversi analisti politici pensano che questa sarà la volta buona.

I negoziati, finora
Quella della divisione di Cipro in due, tra nord turco-cipriota e sud greco-cipriota, è una delle più lunghe e complicate crisi degli ultimi cinquant’anni in Europa. I negoziati sono in corso da tempo senza che finora siano stati fatti grandi passi avanti, a causa di alcuni problemi mai risolti: entrambe le parti concordano sul fatto di trovare una soluzione federale che porti alla riunificazione del paese, ma nei fatti non è mai stato raggiunto un accordo sulle questioni concrete come i poteri del governo centrale, la gestione delle proprietà e i diritti degli sfollati. Il piano più importante elaborato finora è stato il Piano di Kofi Annan (2002-2004), che prevedeva la riformulazione della Repubblica di Cipro nella “Repubblica Unita di Cipro”, una federazione formata da due stati. Il piano fu votato in un referendum tenuto in tutta l’isola nel 2004: il 65 per cento dei votanti turchi ciprioti disse sì, ma tra i greci ciprioti i sì furono solo il 24 per cento. Il referendum non passò e il piano fu bocciato.

Nel settembre del 2014 arrivò a Cipro un nuovo inviato delle Nazioni Unite, Espen Barth Eide, ex ministro degli Esteri della Norvegia, per cercare di accelerare il raggiungimento di un accordo. Il piano di cui si era discusso in quell’occasione riguardava una federazione di due entità con “eguaglianza politica” e dunque una soluzione federale più “leggera”. Poi le cose si erano complicate a causa di una serie di licenze a varie aziende multinazionali concesse dal governo di Nicosia per la ricerca di idrocarburi nel sud dell’isola che la Turchia avrebbe cercato di boicottare. I negoziati erano quindi stati sospesi.

Perché i nuovi colloqui potrebbero andare a buon fine?
Dopo la vittoria di Mustafa Akinci lo scorso 26 aprile alle elezioni nella Repubblica Turca di Cipro, scrive l’Economist, sono in molti a sperare che il nuovo giro di colloqui porterà a una conclusione positiva. Akinci appartiene alla sinistra moderata, è sempre stato un sostenitore della riunificazione e ne ha anche fatto un tema della sua campagna elettorale. Ha vinto contro Dervis Eroglu che invece era favorevole all’indipendenza della Repubblica turca.

I leader greco-ciprioti hanno accolto con molto favore la sua elezione, mentre il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha criticato i discorsi di Akinci dicendo che «le sue orecchie avrebbero bisogno di sentire quello che esce dalla sua bocca». A giudicare dalla retorica di Erdogan, non si è più vicini rispetto a prima ad un accordo, ma i diplomatici occidentali concordano nel dire che l’ascesa di Akinci darà agli accordi la spinta necessaria. A tutto questo si aggiunge, precisa l’Economist riportando le parole di un analista esperto della crisi cipriota, che i cittadini turchi dell’isola sono stanchi «dell’isolamento» e della dipendenza dalla sola Turchia: «Vogliono la pace per godere i frutti che deriverebbero dall’adesione all’Unione europea insieme alla Grecia».

Cipro
Cipro è la terza isola più grande del Mar Mediterraneo e si trova in una posizione che molti analisti considerano di grande importanza strategica: in mezzo al Mediterraneo orientale, a sud della Turchia e a ovest del Libano e della Siria. La capitale di Cipro, Nicosia, è l’unica capitale del mondo ancora divisa in due zone (in maniera simile a Berlino durante gli anni del Muro).

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Cipro ottenne l’indipendenza dal Regno Unito nel 1960, ma quattro anni più tardi cominciarono dei violenti scontri tra i greci ciprioti (la maggioranza) e i turchi ciprioti. Gli scontri provocarono grosse tensioni tra Turchia e Grecia, risolte temporaneamente dalla mediazione dell’allora presidente statunitense Lyndon Johnson. Nel 1974 la Guardia Nazionale cipriota e la giunta militare al governo in Grecia (più conosciuta come il “regime dei colonnelli”) organizzarono un colpo di stato a Cipro: il presidente Makarios III – arcivescovo e capo della Chiesa ortodossa di Cipro – fu deposto. Il potere fu affidato al nazionalista filo-greco Nikos Sampson e fu proclamata la Repubblica Greca di Cipro.

In risposta al colpo di stato, il 20 luglio 1974 la Turchia invase Cipro. Il governo turco giustificò la sua azione militare sulla base del Trattato di Zurigo e Londra del 1960, che dava a Grecia, Regno Unito e Turchia il diritto di intervenire militarmente in caso di modifica della situazione di Cipro così come stabilita nel trattato. La Turchia prese il controllo del nord e l’isola fu divisa in due parti dalla cosiddetta “Linea verde” (che divide in due anche Nicosia). Sampson si dimise: la giunta militare greca che lo aveva nominato perse l’appoggio dell’esercito (da lì a poco sarebbe finito il regime dei colonnelli in Grecia) e Makarios ritornò al potere. I turchi ciprioti istituirono però un governo indipendente nel nord: nel 1983 fu proclamata la Repubblica Turca di Cipro del Nord, non riconosciuta da alcuno stato del mondo ad eccezione della Turchia che contribuisce finanziariamente e militarmente alla gestione di quel territorio.

Oggi il sud dell’isola – circa il 60 per cento dell’intero territorio – si trova sotto il controllo della Repubblica di Cipro, stato membro dell’Unione europea dal primo maggio 2004: è diviso dal nord da una “zona cuscinetto” sotto il controllo internazionale delle Nazioni Unite.

Foto: Nicos Anastasiades, Mustafa Akinci e l’inviato delle Nazioni Unite Espen Barth Eide (AP Photo/Petros Karadjias)