Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (a destra) e il primo ministro Ahmet Davutoglu, ad Ankara il 18 febbraio 2016 (AP Photo/Burhan Ozbilici)
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  • giovedì 5 Maggio 2016

La crisi politica in Turchia, spiegata

Il primo ministro Davutoğlu ha annunciato oggi le sue dimissioni, si dice a causa dei molti contrasti con il potentissimo presidente Erdoğan

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (a destra) e il primo ministro Ahmet Davutoglu, ad Ankara il 18 febbraio 2016 (AP Photo/Burhan Ozbilici)

Giovedì il primo ministro turco, Ahmet Davutoğlu, ha detto che si dimetterà dal suo incarico. Le dimissioni di Davutoğlu erano nell’aria da ieri, quando i giornali turchi avevano cominciato a parlare sempre più insistentemente di una rottura nei rapporti tra Davutoğlu e Recep Tayyip Erdoğan, presidente e uomo più potente della Turchia. Questa mattina il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), il partito al governo a cui appartengono sia Erdoğan che Davutoğlu, ha anche convocato un congresso straordinario per il 22 maggio che servirà a eleggere un nuovo leader. L’attuale presidente dell’AKP è Davutoğlu, che però ha già detto che non intende ricandidarsi nemmeno per quell’incarico.

Da diverso tempo in Turchia la situazione politica è molto complicata e non sempre gli scontri e le divisioni interne al partito di governo sono facili da capire. Fino a poco tempo fa il rapporto tra Erdoğan e Davutoğlu sembrava piuttosto solido: il Wall Street Journal lo aveva definito «la partnership politica più importante in Turchia». Davutoğlu era stato l’importante ministro degli Esteri durante il governo di Erdoğan – quello della politica estera chiamata “zero problemi con i vicini” – senza che né prima né dopo ci fossero grosse avvisaglie pubbliche di disaccordi tra i due. Erdoğan ha sempre mantenuto una posizione predominante in questa partnership, anche quando è diventato presidente, un ruolo che in Turchia dovrebbe essere poco più che cerimoniale (in realtà oggi Erdoğan controlla senza troppi problemi sia il Parlamento che l’esercito, oltre che diversi giornali). Poi di recente le cose si sono complicate e Davutoğlu ed Erdoğan hanno cominciato a dividersi su parecchi temi.

Il punto di rottura nei rapporti tra Erdoğan e Davutoğlu è stato raggiunto la scorsa settimana, ha scritto il New York Times, quando a Davutoğlu è stato tolto il potere di scegliere i leader provinciali dell’AKP. In realtà i disaccordi andavano avanti da diverso tempo. Per esempio Davutoğlu si era opposto alle incarcerazioni preventive di giornalisti e accademici considerati oppositori di Erdoğan. Si era anche mostrato favorevole a riprendere i negoziati con i ribelli curdi che agiscono soprattutto nel sud della Turchia e che da decenni chiedono l’indipendenza dal governo di Ankara: anche qui era però prevalsa la linea imposta da Erdoğan, basata sui bombardamenti aerei dei curdi al di là della confine tra Turchia e Iraq, e sugli attacchi compiuti dall’esercito turco nelle città del sud del paese controllate dal PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan.

Erdoğan e Davutoğlu erano divisi anche sulle priorità in politica estera. Davutoğlu si è sempre mostrato molto interessato a mantenere dei rapporti cordiali e di collaborazione con l’Unione Europea: per esempio è stato lui a promuovere il recente accordo tra Turchia e Unione Europea sui migranti, che tra le altre cose ha stabilito un’accelerazione del processo di integrazione della Turchia nella UE. Erdoğan, al contrario, sembra essere rimasto molto più concentrato sulla sua sopravvivenza politica, messa in discussione negli ultimi anni da diversi scandali che hanno coinvolto persone a lui molto vicine. Il principale obiettivo di Erdoğan è stato quello di aumentare notevolmente i poteri del presidente (cioè i suoi), rendendo di fatto la Turchia un sistema presidenziale: stando a quanto riporta la stampa turca, Davutoğlu si è opposto al piano di Erdoğan, preferendo un sistema istituzionale più equilibrato tra presidente e primo ministro.

Nonostante i disaccordi, Davutoğlu ha mantenuto toni molto concilianti nei confronti di Erdoğan. In una conferenza stampa tenuta questa mattina ad Ankara, Davutoğlu ha detto che i suoi rapporti con Erdoğan «rimangono amichevoli» e che «non mi sentirete mai dire cose negative sul conto del presidente». Nel frattempo, in diversi pensano che Erdoğan possa guadagnare parecchio da questa situazione: può spingere per la nomina di un nuovo presidente di partito e primo ministro molto meno indipendente di Davutoğlu, per esempio. E può anche distanziare se stesso dalle politiche meno riuscite di questi ultimi anni di governo, dandone la responsabilità al primo ministro dimissionario.