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L’ultimo dibattito tv fra Clinton e Trump

Comincia alle 3 di stanotte a Las Vegas, moderato da un giornalista di Fox News: come ci arrivano Clinton e Trump, e cosa bisogna aspettarsi

(Joe Raedle/Getty Images)

Fra poche ore, quando in Italia saranno le 3 di mattina di giovedì 20 ottobre, ci sarà il terzo e ultimo dibattito tv fra i due principali candidati presidenti alle elezioni americane, Donald Trump e Hillary Clinton. Il dibattito si terrà all’università del Nevada a Las Vegas, è organizzato come gli altri confronti da un’organizzazione indipendente e stasera sarà condotto da un giornalista della rete televisiva Fox News, tradizionalmente vicina al Partito Repubblicano. Il formato del dibattito di stanotte sarà lo stesso del primo: i due candidati saranno in piedi dietro a un podio, e per un’ora e mezza risponderanno alle domande di un giornalista con la possibilità di dialogare fra di loro. Quasi certamente sarà l’ultima occasione in cui i due candidati si troveranno faccia a faccia prima del giorno delle elezioni, l’8 novembre.

Sia secondo gli esperti di politica americana sia secondo la stragrande maggioranza dei sondaggi, i primi due dibattiti sono stati vinti da Hillary Clinton, che è sembrata molto più preparata e a suo agio in entrambe le occasioni. Per questi motivi Clinton parte da favorita anche in vista del dibattito di stasera. Trump inoltre è da settimane in grossa difficoltà sia nei sondaggi sia nella gestione delle polemiche intorno alla sua figura, e quella di stasera potrebbe essere una delle ultime occasioni per raddrizzare la sua campagna elettorale.

A che punto siamo
Per Trump, le ultime settimane sono state probabilmente le più complicate dall’inizio della campagna elettorale. Tutto è partito dalla diffusione di un video del 2005 in cui fa commenti sessisti e si vanta di molestare le donne. Da lì è franato tutto. Trump si è difeso dicendo che quelle del video erano solo “chiacchiere da spogliatoio”, e raccontando di non aver mai molestato una donna. Nel giro di pochi giorni, una decina di donne ha raccontato pubblicamente di essere state molestate da Trump. In seguito alle accuse e alla traballante difesa di Trump, molti Repubblicani hanno ritirato il loro appoggio, e altri ancora si sono rifiutati di difenderlo (fra cui il Repubblicano più alto in grado al Congresso, lo speaker Paul Ryan). A quel punto Trump ha iniziato a fare accuse a destra e sinistra, attaccando Ryan e il proprio partito e iniziando a insinuare che i Democratici e i media stiano tramando per truccare le elezioni. Negli ultimi giorni, scrive il New York Times, Trump «è sembrato più intento a cercare dei capri espiatori per un’eventuale sconfitta che a trovare un modo per vincere le elezioni».

Da alcune settimane la strategia di Clinton è quella di lasciare che Trump faccia tutto da solo, senza rischiare attacchi che potrebbero ritorcersi contro la sua stessa campagna elettorale. Per ora la strategia sta funzionando: Trump viene massacrato sia dai suoi compagni di partito sia dai principali media, col risultato che persino i consensi provenienti dalla base del suo partito sono praticamente gli stessi di un mese fa. È una cosa molto strana a così poca distanza dal voto, quando di solito molti elettori si convincono a votare il candidato del partito a cui sono più legati: e infatti il consenso di Clinton fra i Democratici è leggermente aumentato.

Il cattivo momento di Trump e il consenso in leggero aumento di Clinton si riflettono anche nei sondaggi sulle intenzioni di voto: tutti quelli realizzati negli ultimi giorni dagli istituti più affidabili danno avanti Clinton con un vantaggio che va da pochi punti a più di 10. I due modelli statistici più rispettati fra quelli che aggregano sondaggi, quello del New York Times e quello del sito di news FiveThirtyEight, assegnano a Trump rispettivamente l’8 e il 12,2 per cento di possibilità di vincere le elezioni.

La rimonta di Trump è ancora possibile, soprattutto in questa campagna elettorale così particolare e volubile, e tenendo conto del fatto che Hillary Clinton è forse il candidato Democratico con più punti deboli nella storia della politica americana moderna. Man mano che si avvicina l’8 novembre, però, la rimonta di Trump diventa sempre più complicata, considerata la tendenza attuale dei sondaggi e il fatto che Trump non sembra intenzionato a voler cambiare i toni e lo stile della sua campagna.

Cosa aspettarsi dal dibattito
È lecito aspettarsi che Clinton cerchi di evitare qualsiasi controversia a così poche settimane dal voto, e che Trump faccia di tutto per recuperare qualche consenso e sperare che nelle ultime settimane di campagna elettorale capiti un guaio davvero grosso alla campagna di Clinton.

Il fatto è che apparentemente Trump ha già attaccato Clinton in tutti i modi possibili: ha detto che se lui fosse presidente lei sarebbe già in prigione, ha tenuto una conferenza stampa assieme alle donne che in passato hanno accusato Bill Clinton di molestie sessuali, l’ha definita disonesta, corrotta, malvagia, inadatta a governare e probabilmente drogata. USA Today ha messo insieme cinque consigli su come Trump dovrebbe comportarsi stasera per cercare di convincere gli elettori indecisi. Sono i soliti consigli che i Repubblicani danno a Trump da mesi – “cerca di mostrarti presidenziale”, “prova a parlare alle donne”, “evita un grosso casino” – e che finora Trump ha fondamentalmente ignorato. Ad oggi ci sono ancora meno motivi perché Trump li segua: escludendo chi è già convinto di votarlo e le persone che non voterebbero mai per Hillary Clinton, non ha alcun altro consenso da conservare e la sua campagna elettorale è alla disperata ricerca di qualcosa che distolga l’attenzione dei giornali e degli elettori dai suoi problemi con le donne. Considerando il modo in cui Trump ha gestito la campagna elettorale finora, potrebbe fare sostanzialmente due cose: attaccare ancora più duramente Clinton sugli stessi temi di cui parla da settimane, oppure inventarsi nuovi insulti e attacchi personali che la colgano impreparata.

Clinton potrebbe invece limitarsi a difendersi e contenere i danni – in fondo ha tutto da perdere, al contrario di Trump – oppure potrebbe iniziare a costruire un consenso più ampio, come quello che ogni presidente punta a raggiungere nei mesi successivi all’elezione. Fra i molti messaggi trasversali che potrebbe decidere di mandare, potrebbe far notare che da quando esiste il sistema corrente nessun candidato di un grosso partito ha mai messo in dubbio il processo elettorale – in cui sono coinvolti anche estesi pezzi del partito Repubblicano, oltre che di quello Democratico. O ancora potrebbe elencare le moltissime categorie di persone che Trump ha insultato nel corso della campagna elettorale, fra cui anche diversi gruppi cari ai Repubblicani come i veterani di guerra o la vecchia classe dirigente del partito.

Nello staff di Trump circola anche qualche preoccupazione sul giornalista che modererà il dibattito, Chris Wallace, noto per essere molto navigato e per aver già maltrattato Trump in passato. In un dibattito fra candidati Repubblicani trasmesso a marzo da Fox News, Wallace ha incalzato Trump per diversi minuti sulla sua proposta di tagliare alcuni costi del governo federale, smentendolo con un grafico che la redazione aveva preparato anticipando la probabile risposta di Trump. Una delle cose che Wallace disse a Trump in quell’occasione – «i tuoi numeri non tornano» – diventò una delle più discusse nelle analisi di quel dibattito.

Dove guardare il dibattito
Il confronto tv sarà trasmesso in Italia da SkyTg24  in chiaro, con traduzione simultanea in italiano. Se siete abbonati al pacchetto News di Sky potete seguirlo direttamente sulle tv americane, senza traduzione: lo trasmettono praticamente tutte, da CNN a FOX News, da ABC a MSNBC. Se non avete una tv a portata di mano, tenete conto che sia SkyTg24 che RaiNews24 si vedono gratuitamente in streaming, e che il dibattito sarà trasmesso in streaming in inglese anche su Facebook e su Twitter.