• Italia
  • venerdì 2 settembre 2016

Cosa diavolo succede a Roma?

Né il M5S né Virginia Raggi né Beppe Grillo hanno ancora spiegato le cinque dimissioni in un giorno al comune di Roma: questo è quello che ne hanno capito i giornali

(ANSA/ANGELO CARCONI)

Giovedì è stata una giornata molto complicata per la giunta di Virginia Raggi, la sindaca di Roma eletta a giugno con il Movimento 5 Stelle. Nel giro di poche ore si sono dimessi l’assessore al Bilancio Marcello Minenna e tre importanti dirigenti di ATAC e AMA, le due aziende municipalizzate che si occupano di trasporti e rifiuti; ed è stato revocato l’incarico del capo di gabinetto Carla Raineri. Le prime pagine dei giornali di oggi sono tutte dedicate a queste dimissioni, e alle conseguenze che hanno causato sulla già fragile giunta Raggi (descritte variamente come “tempesta”, “caos”, “guerra”). Né il Movimento 5 Stelle né Beppe Grillo né Virginia Raggi fin qui hanno spiegato cosa è successo (in un post su Facebook di giovedì mattina, Raggi ha commentato solo la revoca di Raineri). I principali quotidiani italiani hanno provato a ricostruirlo, basandosi su fonti anonime, confidenze, retroscena e pareri di “persone bene informate”: abbiamo messo insieme quello che ne è venuto fuori, che però per questi motivi è da prendere con qualche cautela.

L’inizio
Il filone principale di questa vicenda ruota intorno alle dimissioni di Raineri e Minenna. I personaggi principali di questa storia sono quattro, stando alle ricostruzioni dei giornali: da una parte ci sono appunto la capo di gabinetto Carla Raineri, 61enne magistrato in aspettativa, a lungo giudice della Corte d’appello di Milano, e Marcello Minenna, 44enne professore all’università Bocconi di Milano ed ex analista della CONSOB. Dall’altra ci sono Raffaele Marra, 44enne vice-capo di gabinetto (e quindi vice di Raineri), che in passato ha lavorato per Gianni Alemanno al ministero dell’Agricoltura e per Renata Polverini alla regione Lazio; e Salvatore Romeo, 51enne capo della segreteria di Raggi, ex funzionario del Comune con competenza sulle aziende partecipate.

I giornali scrivono che i quattro sono il simbolo di una forte contrapposizione intorno a Raggi. Secondo Jacopo Iacoboni della Stampa, Minenna e Raineri facevano parte di una lista di persone che il commissario provvisorio di Roma Francesco Paolo Tronca – entrato in carica a ottobre 2015 dopo la decadenza da sindaco di Ignazio Marino – aveva consegnato a Raggi, e descritte dallo stesso Tronca come «disponibili a dare una mano a Roma, non per il Movimento, ma per aiutare la capitale a non affondare». Sempre secondo Iacoboni, Raggi ha inizialmente respinto la nomina di Raineri mentre ha “accettato” quella di Minenna (secondo ANSA anche in seguito alle pressioni di Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e personaggio “istituzionale” del M5S). Prima di accettare, però, Minenna ha posto come “condizione irrinunciabile” – secondo quanto scritto da Sergio Rizzo sul Corriere della Sera – la nomina di Raineri a capo di gabinetto (entrambi hanno fatto parte dello staff di Tronca). Marra e Romeo, invece, sono descritti insieme al vicesindaco Daniele Frongia come vicinissimi a Raggi, che stando a diverse ricostruzioni li ha sempre difesi nonostante diverse polemiche: Frongia era stato nominato capo di gabinetto, poi si è pensato che la nomina fosse in contrasto con la legge Severino e quindi Raggi ha cambiato idea e l’ha nominato vicesindaco; Marra è stato criticato da diversi iscritti del M5S per le sue passate esperienze in politica.

L’intera vicenda delle dimissioni di giovedì sarebbe iniziata proprio a causa di questa contrapposizione. Su Repubblica, Annalisa Cuzzocrea spiega che «Raineri non si fidava del suo vice Raffaele Marra. E aveva cercato di contrastare lui e Romeo proprio con l’aiuto dell’assessore Marcello Minenna. I due volevano mettere becco sulle partecipate e il supertecnico [Raineri] non intendeva accettarlo». Sulla Stampa, Iacoboni ha elencato diverse altre polemiche fra Minenna e la stessa Raggi, che secondo Iacoboni «non sopportava più né lui né la Raineri»:

Raggi aveva promesso «azzeriamo i vertici Acea», Minenna trattava con Caltagirone per coinvolgere Acea nella gestione dei rifiuti, anche strategicamente. Minenna aveva scelto Alessandro Solidoro, persona competente, a capo della nuova Ama (Solidoro ha confidato: «Avevo accettato solo per Marcello, siamo amici da anni e me l’ha chiesto come un servizio, magari solo per quale mese»). […]  Raggi ha promesso soldi ai 15 municipi, Minenna voleva invece centralizzare tutta la gestione delle risorse sul Campidoglio. Minenna voleva tagliare gli stipendi (tetto a 76mila euro, Raineri a parte), ma i fedelissimi di Raggi (Marra in testa) non lo aiutavano. Minenna ritiene le Olimpiadi un volano, Olimpiadi che invece la giunta ha deciso di non fare. Minenna aveva un piano di ricucitura coi poteri, la Raggi non è ben chiaro.

Le cause dirette
A metà agosto sui giornali era stato pubblicato lo stipendio annuale di Raineri, 193mila euro, e ci furono diverse polemiche anche a causa di una dichiarazione infelice della stessa Raineri («Non sono venuta a Roma per fare beneficenza»). Il Corriere della Sera ipotizza che lo stipendio di Raineri sia stato fatto trapelare ai giornali come “colpo basso” di una “guerra strisciante”. Qualche giorno dopo all’Autorità anticorruzione nazionale guidata da Raffaele Cantone era arrivata una lettera con la quale il comune di Roma chiedeva di verificare la regolarità dell’assunzione di Raineri. Sul Corriere della Sera, Rizzo scrive che «la lettera è firmata Virginia Raggi, ma l’ha scritta il vice di Carla Raineri: Marra. Chi l’ha letta giura che, per come il quesito è formulato, la risposta negativa di Cantone è scontata». Riassumendo: stando alla ricostruzione del Corriere – confermata anche da Repubblica – Raffaele Marra, il vice di Raineri, ha inoltrato una lettera all’Autorità anticorruzione facendola firmare a Virginia Raggi fondamentalmente per cercare di far fuori Raineri (che, sempre secondo il Corriere, «ci mette un minuto per capire che l’hanno voluta far fuori»).

La risposta dell’Autorità anticorruzione è arrivata il 31 agosto ed è stata pubblicata integralmente su Facebook dalla stessa Raggi: in sostanza l’Autorità anticorruzione spiega che la nomina e lo stipendio di Raineri debbano essere conformi all’articolo 90 del Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali (TUEL) e non all’articolo 110, come indicato dal comune. È un problema burocratico ma, come scrive Annalisa Cuzzocrea su Repubblica, Raggi «anziché riproporre la giudice [Raineri] sulla base di una procedura corretta, decide di mandarla via». Anche secondo Rizzo la richiesta all’Autorità anticorruzione è stata una specie di pretesa: «è impensabile che una della sua esperienza si esponga a un giudizio di incompatibilità, e prima di accettare l’incarico ha fatto ogni possibile verifica». Dopo aver ricevuto la risposta dell’Anticorruzione, Raggi alle cinque del mattino di giovedì ha annunciato su Facebook che avrebbe revocato la nomina di Raineri, che a quel punto si è dimessa. Poco dopo si è dimesso anche Minenna. In una breve intervista al Corriere della Sera, Raineri ha spiegato che le sue dimissioni e quelle di Minenna «sono collegate». Minenna su Facebook ha condiviso l’articolo di Rizzo scrivendo: «per chi chiedeva i motivi delle dimissioni: buona lettura».

La notizia delle altre tre dimissioni della giornata è arrivata nel pomeriggio: secondo i giornali, Solidoro di AMA si è dimesso perché si riteneva legato a Minenna. Le due dimissioni da ATAC – quelle del direttore generale Marco Rettighieri e dell’amministratore unico Armando Brandolese – sono arrivate per una questione diversa. Parlando col Corriere della Sera, Rettighieri – nominato a febbraio da Tronca – ha spiegato: «abbiamo dato l’anima per risollevare ATAC, ma l’intromissione negli affari della società dell’assessore ai Trasporti Linda Meleo è una palese violazione delle regole del buon senso, la goccia che ha fatto traboccare il vaso». Secondo diversi giornali nelle ultime settimane Meleo ha cercato di fare pressioni per controllare tutti i trasferimenti interni dei dirigenti ATAC.

Le dimissioni di Minenna e Raineri sono state viste come una “vittoria” dei più stretti collaboratori di Raggi: Marra, Romeo e Frongia. Repubblica spiega che anche diversi membri dello staff del comune sono rimasti stupiti dal modo in cui è stata trattata Raineri, e che secondo una fonte della Casaleggio Associati – la società di consulenza fondata da Gianroberto Casaleggio che di fatto controlla il Movimento 5 Stelle – «il problema vero sono Marra e Romeo». Sulla Stampa, Iacoboni spiega che parte del Movimento 5 Stelle vuole “scaricare” la responsabilità degli ultimi eventi su Raggi: «Il messaggio che ieri le hanno mandato è: hai voluto fare con le tue gambe (ossia: hai voluto tenere Raffaele Marra, il vicecapo di gabinetto vicario, e il capo della segreteria Salvatore Romeo, facendo la guerra a Raineri e Minenna), ora vediamo cosa sei in grado di fare».

Frongia ha negato che il Comune sia in difficoltà – «sinceramente non è una crisi, ma un’operazione di trasparenza» – mentre Luigi Di Maio ha spiegato al Corriere: «da domani saremo alla ricerca di un nuovo assessore e un nuovo capo di gabinetto, chi pensava che governare Roma sarebbe stata una passeggiata si sbagliava, questo è solo l’inizio, ci siamo fatti tanti nemici, dai rifiuti al no alle Olimpiadi». No alle Olimpiadi che non è stato ancora annunciato, comunque, ma solo trapelato sui giornali; così come la questione dei rifiuti non è ancora risolta, così come il progetto del nuovo stadio della Roma è stato trasmesso alla regione l’ultimo giorno disponibile ma senza un importante documento.